Indiana Jones dei fondali scopre il relitto di un aereo a 130 metri

Un aereo bimotore, probabilmente risalente alla Seconda Guerra Mondiale, è stato scoperto a 130 metri di profondità da Andrea Bada, un subacqueo senza paura che scandaglia i fondali più profondi alla ricerca di relitti ma con un fine benefico

21 Agosto 2013 | di Redazione Liguria Nautica

Il mar Ligure ha restituito ai posteri un altro pezzo di storia che rischiava di rimanere leggenda, se non fosse stato per la coraggiosa impresa di un singolo uomo e subacqueo per passione, Andrea Bada.

A 130 metri di profondità, a poche a miglia di distanza dalla costa di Santa Margherita Ligure, Andrea ha scoperto una meraviglia che rischiava di andare dimenticata: munito solamente di maschera e bombole e completamente in solitaria, è sceso in profondità con l’aiuto di una fune fino a quando si è trovato faccia a faccia con il relitto di un aeroplano bimotore, probabilmente risalente alla Seconda Guerra Mondiale, con un’ala, con la cabina intera, la coda e un pezzo del muso.

 

«Arrivato a cento metri ho visto una macchia sempre più scura, con una parte bianca che era l’ala. A quel punto il cuore ha iniziato a battermi decisamente forte: il relitto esisteva davvero ed ero stato fortunato ad averlo trovato subito» commenta l’autore della scoperta.

Dietro le esplorazioni di Andrea dei fondali marini, alla ricerca dei relitti dimenticati, c’è però  il grande lavoro di ricerca storica di Marianna Ghiggino, sua compagna anche nella vita, perché per individuare qualcosa in fondo al mare servono soprattutto tempo, pazienza e testimonianze dei pescatori e conoscitori del posto.

 

Le immersioni di Andrea hanno una finalità benefica: «Chiaramente accetto gli sponsor che vogliono aiutarmi ma tutte le mie spedizioni nascono per fare pubblicità ad Anffas Onlus – spiega Andrea – l’associazione nazionale che si occupa di famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale. Vorrei, tramite le mie imprese, sensibilizzare le persone ad interessarsi dei problemi che devono affrontare tutti i giorni i parenti e gli amici di chi soffre di disabilità. Quando riesco a vendere le fotografie che scatto sott’acqua, con apparecchiature ad alta definizione, il ricavato va interamente alla Onlus».

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