Le 10 migliori immersioni in Europa secondo Liguria Nautica

Ecco la superpersonale classifica delle migliori immersioni fatte in Europa dal nostro collaboratore Paolo Ponga

13 Gennaio 2020 | di Liguria Nautica
migliori immersioni Europa - cernia
Cernia

Quando – ormai molti anni fa – divenni subacqueo, gli amici conosciuti durante le prime immersioni mi dicevano: “Ah, se non vai in Mar Rosso non vedi nulla”, oppure “per me ci sono solo le Maldive (o la Polinesia, Zanzibar, la Grande Barriera Australiana, le Bahamas)”. Invariabilmente si trattava di posti stupendi e magnificamente lontani, distanti anche dalle possibilità economiche che avevo allora. Mi “accontentavo” quindi di località, se vogliamo, di “ripiego”, magari meno note o nominate nell’ambiente subacqueo e costantemente più vicine.

Mi resi così conto che, al di là delle consuete smargiassate tipiche dei subacquei, come dei pescatori (“Il pesce era davvero enorme!”), anche il nostro vecchio continente poteva offrire siti sommersi di grande valore e meraviglia. Ne scoprii alcuni veramente spettacolari o quantomeno così mi sono apparsi allora e sono rimasti nel mio cuore. Negli anni a seguire ho imparato ad amare i mari tropicali ma anche a non dimenticare mai quanto sia bello il Mediterraneo e quanto siano affascinanti alcune località dell’Atlantico europeo. Perché allora non fare una classifica delle migliori immersioni?

Chiaro, stiamo giocando. Quello che per me ha rappresentato un’emozione meravigliosa magari non lo è stato per altri. Oppure, semplicemente, ho fatto o perso l’immersione della mia vita per qualche chilometro o qualche giorno di distanza. Però ogni subacqueo che si rispetti è come, dicevamo, un vecchio pescatore che ricorda le prede sempre un po’ più grandi della realtà e adora raccontare le sue avventure agli amici. Quindi, perché non farlo?

Perché, questa volta, non fare la classifica delle immersioni più belle che ho fatto in Europa, invece che descrivere le migliori secondo altri? Perché non sfidarvi a raccontarci le vostre o a invogliarvi a fare qualche nuovo tuffo? Oppure semplicemente sentirvi dire: “Naaaa, è molto meglio quest’altra”? È con questo spirito da pensionato che sfida gli amici al bar che vi offro la mia superpersonale classifica delle 10 migliori immersioni fatte in Europa.

Il relitto della superpetroliera Milford Haven, Arenzano, Liguria

Affondata nel 1991 a causa di un devastante incendio nelle stive di carico del greggio, che causò 5 vittime tra cui il capitano della nave, è chiamata anche la “secca del ferro”, la “madre”, il “bestione” per le sue eccezionali dimensioni. Situata su un fondale di circa 80 metri, è quasi impossibile visitarla tutta e offre, a volte, una visibilità incredibile e sempre una grande quantità di pesci. Con i brevetti adatti, allenamento e buone condizioni fisiche è possibile fare un giro poco oltre i limiti del ricreativo, facendo un po’ di decompressione. Si atterra sul castello di poppa a 33 metri, poi si scende fino ai 40, si risale la scala che porta alla plancia e da questa si esce attraversando le finestre per percorrere la sagola che porta al fumaiolo tagliato. Da qui si torna indietro e si risale lungo la cima. Sul gommone troverete subacquei di mezzo mondo, venuti appositamente in Italia per poterla visitare.

Isola di Mana, arcipelago delle Kornati, Croazia

Un’immersione fatta molti anni fa con grandi difficoltà ma rimane la mia parete mediterranea più bella. Ardua da raggiungere per le deficienze organizzative di quei tempi: il difficile reperimento di una barca in legno croata, un diving ungherese operante sull’isola di Dugi Otok, i permessi per l’ingresso nel Parco e il lungo percorso in mare. L’isola è una delle 150 Incoronate e si trova verso il mare aperto, esposta alle tempeste invernali che l’hanno spezzata in due. Immaginate, in pratica, un otto spezzato a metà. Parete a picco che arriva verticale ad oltre 90 metri di profondità, con gigantesche spugne e nuvole immense di pesci, che ti circondano per nulla spaventati. Qui ho visto scorfani enormi e granceole che facevano paura (loro a me) per le dimensioni. Visibilità pazzesca.

Bajon del Rio, Fuerteventura, Isole Canarie, Spagna

Mi avevano sconsigliato addirittura di portare l’attrezzatura: acqua fredda, correnti, niente pesci. Sarà ma io ho imparato che dovunque ci sia abbastanza acqua per fare immersioni posso trovare liete sorprese. Corralejo, sulla costa settentrionale dell’isola di Fuerteventura, è uno di questi luoghi. Trovai un diving gestito da un tedesco, un belga e un italiano: più cosmopolita di così… Subacquei italiani, però, quasi nessuno, tutti nel Mediterraneo o nel Mar Rosso. Feci immersioni stupende con grande visibilità e corrente sopportabile. La migliore tra queste è chiamata Bajon del Rio (“giù per il fiume”), per la corrente che a volte si può incontrare, ed è situata nel canale tra Fuerteventura e l’isola di Los Lobos. L’ambiente è semitropicale su un fondale di sabbia con timide formazioni coralline a fungo, mentre la profondità la rende assolutamente facile e adatta a tutti. I pesci che incontri, per nulla intimoriti dall’uomo, sono straordinari perché in parte tropicali, in parte mediterranei o atlantici, creando così una commistione di specie che non sei abituato a vedere: cernie curiose che si alternano a grosse ricciole, merluzzi, jurrel, saraghi, balestra, pappagallo, razze, granchi freccia, torpedini e molto altro. L’ultimo incontro è stato con una razza, un “chucho negro” di dimensioni colossali: non pensavo ne esistessero delle dimensioni di un’utilitaria.

Relitto del Meuse, Douarnenez, Bretagna, Francia del Nord

Che emozione. Un’emozione in tutti i sensi. Mare grigio metallo sempre pieno di onde, con una temperatura esterna certo non tipica d’agosto e una sott’acqua da lago caldo. Gente semplice: bretoni, non francesi. Cibo di mare meraviglioso con vini e liquori che scaldano ed invogliano i contatti umani. Incontro un gruppo di subacquei locali, non di primo pelo, che ha acquistato un vecchio peschereccio dedito alla pesca delle sardine, La Reine de l’Arvor, poco prima che fosse smantellato, per riportarlo alla bellezza originale. Dopo aver faticato non poco per farmi accettare in mezzo a loro, faccio alcune meravigliose immersioni tra correnti, maree e scarsa visibilità, sempre sentendomi chiedere “scusa ma anche domani si esce su di un’épave, un relitto, è un problema?” Ma figurati… Un esempio fra tutti l’Avviso Meuse, affondato in situazioni non chiare all’inizio della seconda guerra mondiale. Quando me ne vado in direzione di St Malo è come se partisse un vecchio amico. Sono davvero dispiaciuti e non posso evitare pacche sulle spalle, fiumi di sidro e bicchieri infiniti di Calvados.

Relitto della Giannoula K, Plimmiri, Isola di Rodi, Grecia

Immersione semplicissima, poco pubblicizzata ma davvero molto bella. La Grecia è famosa per le sue meravigliose acque dai colori blu-turchesi di diverse tonalità, per le isole, le spiagge, i paesini, il cibo e la gente socievole ma certamente non per la subacquea. I fondali, infatti, di solito non sono particolarmente attraenti e soprattutto sono poveri di pesci, razziati all’inverosimile dai pescatori locali: quindi, ben poco da vedere sott’acqua. È in questo clima di sfiducia che mi accingo a fare questa doppia immersione sul relitto del Giannoula K, un mercantile affondato a 800 metri dal porto di Plimmiri, nel sud dell’isola. Sono poi fresco reduce da una brutta malattia e da due operazioni, che mi dovrebbero impedire la pur facilissima immersione a 21 metri di profondità. Per finire, prima dell’immersione si guasta pure la macchina fotografica subacquea. Decido comunque di farla e… rimango a bocca aperta. Visibilità oltre i 30 metri, il relitto si staglia dalla sabbia del fondo in mezzo a più pesci di quanti ne abbia visto in tutte le altre immersioni fatte in acqua ellenica messe insieme. Una meraviglia. La prima immersione viene fatta percorrendo il relitto all’esterno e poi sopra di esso, mentre la seconda è tutta di penetrazione, fino ad arrivare alla stupenda sala macchine. Uno spettacolo.

Scoglio del medico, Isola di Ustica

È la più famosa immersione dell’isola palermitana ma non è detto che sia la migliore. Arrivare ad Ustica dal nord Italia equivale ad un viaggio alle Maldive: auto per aeroporto, volo su Palermo, transfer al porto, attesa interminabile della barca veloce, due ore di viaggio in mare, di nuovo transfer verso destinazione alberghiera. Parti alle 8 di mattina per arrivare alle 11 di sera su di un’isola grossa come una noce. Poi scopri il mare, i profumi, la gente calorosa, il pesce, le granite di gelsi e di mandorle e hai solo due possibilità: innamorartene od odiarla per sempre. Se sei subacqueo sicuramente la prima: se ci sono una dozzina di diving e solo due o tre hotel un motivo ci deve essere. E sono le sue famose cernie, i costanti barracuda, i fondali meravigliosi, il Mediterraneo al top.

Grotta Azzurra, Capo Palinuro, Campania

Palinuro era il nocchiero della flotta di Enea ed ora, invece, è una delle due capitali delle immersioni marine in grotta italiane. Ci andai appositamente per fare un corso con un grande subacqueo, colui che aveva mappato buona parte delle grotte del capo, Fabio Barbieri. Le grotte, si sa, possono piacere o meno ma sono sempre una mano che stringe la bocca dello stomaco: impossibile risalire direttamente alla superficie, ti danno la sensazione di violare la Madre Terra. Mai sottovalutarle, come avevo fatto anch’io in numerose occasioni prima di allora. Tra quelle bellissime di Palinuro, la più famosa è la grande Grotta Azzurra, immersione da non perdere.

Il Cenote, Otranto, Puglia

“Oggi facciamo un’immersione da riva! Non ve ne pentirete”. Sarà vero? Mah. Con un pick-up tipico dei diving raggiungiamo la splendida Otranto, per poi percorrere un sentiero lungo la costa rocciosa. Quando l’auto si ferma ben lontano dal mare, io e gli altri subacquei ci guardiamo in faccia: ma sono diventati scemi? “Ok ragazzi, oggi ci immergiamo qui, al Cenote”. Noi scrutiamo il panorama: solo roccia e mare lontano. La guida ride, poi ci svela un piccolo buco che sarà due metri per due: il nostro ingresso. Con un attentissimo passo del gigante ci buttiamo di sotto per ritrovarci in una grotta con una lontana apertura da cui finiremo direttamente in mare aperto, con tutti i colori e la vita del bellissimo mare salentino. Una vera scoperta.

Secca dell’Isuela, promontorio di Portofino, Liguria

Durante un viaggio conosco una coppia di Milano che mi dice di non fare più immersioni nel Mediterraneo perché si vedono pochi pesci: ma dove vivete, penso, su Marte? State a due ore da uno dei posti più belli al mondo dove fare immersioni e non ci siete mai stati? Mi guardano perplessi e mi danno ragione come si fa con un bambino che fa i capricci. Peggio per loro. Perché, con l’istituzione del Parco, i pesci a Portofino sono tornati eccome. Osteggiato all’inizio dai pescatori locali che non volevano rinunciare ai tradizionali punti di pesca, ora è amato e rispettato da tutti: arrivano subacquei da mezza Europa per visitarne i meravigliosi fondali e l’industria turistica ne ha risentito favorevolmente, dando lavoro a tutti. I pesci poi non sono racchiusi da reti di protezione, si sono moltiplicati ed escono dalle acque del Parco permettendo alle barche dei pescatori di tornare più cariche che in passato. Per dare un’idea di cosa si può vedere sott’acqua, una volta, nel mese di luglio, sono sceso “a palla” sul fondo e mi sono ritrovato una murena a poca distanza dalla faccia. Allontanatomi di poco, ho sollevato lo sguardo per vedere quattro grosse cernie girarmi intorno, per nulla spaventate, e dietro di loro cinque grandi dentici che giravano in senso opposto. La scena è continuata (ero io lo spettacolo, non il contrario) fino all’arrivo del gruppo di subacquei. A questo punto, pian piano, le due specie se ne sono andate serenamente ma la murena no: probabilmente si chiedeva perché le rompessi le scatole. Aggiungeteci nuvole di saraghi, pesci vari e una vera foresta di enormi gorgonie ed avrete una lontana immagine della secca dell’Isuela o di altre immersioni simili del Parco.

L’acqua dolce

Non sapevo se indicarla ma sono un subacqueo di lago e adoro l’acqua dolce. Lo ammetto, è buio, freddo, mette ansia e non tutti amano vestirsi da albero di Natale per le basse temperature e portarsi torce potenti come fari antiaerei. Però ci sono delle immersioni in acqua dolce adatte a tutti, facilissime e meravigliose. Un esempio? L’orrido di Sant’Anna, in Val Cannobina. Si trova a circa 3 km dal punto in cui il torrente Cannobino si getta nel Lago Maggiore, in provincia di Verbania, in un luogo dove il silenzio e la natura offrono una pace totale. Qui il torrente ha scavato una stretta gola, attraversata da un ponte medievale e da una strada più moderna, che portano alla chiesetta di Sant’Anna (1683) e ad un sentiero che scende verso il fiume. Qui c’è una piccola spiaggetta dove riposare e prendere il sole o vestirsi di tutto punto per un’immersione in acque limpidissime, fresche (16 gradi d’estate) e popolate da numerosissime trote fario. Entrati nella gola, la profondità scende alla terribile quota di 13/14 metri, per poi diminuire sempre più man mano che si procede all’interno, con una visibilità inusuale che permette di distinguere le due pareti subacquee ma anche i ponti e gli alberi fuori dall’acqua. Si termina arrivando alla cascata. Uno spettacolo.

E le vostre? Quali sono le vostre migliori immersioni in Europa? Qualcuna di queste o altre completamente diverse?

Paolo Ponga

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1 commento

  1. Sandro mattioli ha detto:

    Sei assolutamente straordinario
    Non sono un sub ma ugualmente riconosco queste meraviglie e ne resto affascinato
    Grazie Paolo continua a darmi queste emozioni che hanno tanto più valore considerando che sono pensionato da 12 anni
    Un abbraccio

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