Una vita tra surf e fotografia: gli scatti di Andrea Bianchi in mostra alla Fondazione Ferragamo di Firenze – INTERVISTA ESCLUSIVA

Andre Bianchi, fotografo professionista e surfista, ci racconta la sua storia e i suoi progetti futuri, confessando una certa simpatia per i liguri

12 febbraio 2018 | di Manuela Facino
Andrea Bianchi foto mare surfer
Andrea Bianchi foto mare surfer

Andrea è cresciuto nella penisola del Sinis, sulla costa ovest della Sardegna, dove si formano le onde migliori del Mediterraneo. E nel Sinis si è formato quello che oggi è Andrea Bianchi, surfista e fotografo professionista. Da questa primavera e per circa un anno, i suoi scatti saranno esposti alla Fondazione Ferragamo di Firenze.

Bianchi si è avvicinato alla fotografia come autodidatta nei primi anni 2000 dedicandosi a ritratti e paesaggi. Nel 2007 la svolta e l’inizio della carriera professionale che lo ha portato ad esporre le sue opere in tutta Italia. Dal 2013 al 2017 è stato poi collaboratore e successivamente photo editor di 4Surf magazine, la rivista di surf più longeva d’Italia.

Al 2017 risalgono anche le sue ultime mostre, “Dal mare e sul mare”, realizzata in collaborazione con Francesco Cubeddu a Castello S. Michele (CA) e “Open Wall – Vivere dietro i giorni freddi” a Castiglione della Pescaia (GR). Il 2014, invece, è stato l’anno di pubblicazione del suo primo libro “1095 giorni a Capo Mannu”.

Da circa un anno Andrea ha iniziato anche a collaborare con la scrittrice Cristina Tedde. Con lei ha realizzato la mostra a Castiglione e sempre con lei stanno prendendo vita i prossimi progetti grafici ed editoriali, come la mostra di Firenze e “ Vivere dietro i giorni freddi”, titolo del nuovo libro per Giunti Editore che uscirà questa estate.

Al centro degli scatti di Bianchi, le onde, le tavole e le persone che vivono il mare. Liguria Nautica ha incontrato Andrea Bianchi e Cristina Tedde per questa intervista esclusiva.

LN. Andrea raccontaci del tuo ultimo progetto, la mostra alla Fondazione Ferragamo di Firenze.

A.B. È stato come un fulmine a ciel sereno. La proposta è stata fatta a me e Cristina dalla fondazione ed era incentrata su un tema, ‘sogni e visioni’, molto legato al nostro lavoro. Da lì abbiamo sviluppato il progetto con foto e testi.  La mostra non è ancora stata allestita e stiamo ancora lavorando insieme alla fondazione. Dovrebbe essere tutto pronto per il prossimo maggio. Inutile dire che sentiamo tutto il peso del progetto e del privilegio che ci è stato concesso. È la prima volta, nella storia del surf italiano, che un fotografo del mio ambito espone in un posto così importante. Anche per chi sta sull’oceano e fa il mio mestiere, esporre in ambiti del genere non è una cosa frequente. Questa mostra è un traguardo molto importante per me e la mia vita professionale, speriamo vada tutto per il meglio. Vale anche per Cristina, che ha iniziato con me la sua avventura come scrittrice in progetti impegnativi e quindi si trova ad avere una grossa responsabilità tra le mani: scrivere le emozioni, far parlare il mare, la natura e il tempo racchiuso nei miei scatti.

LN. Chi sono i tuoi soggetti e in base a cosa scegli le location dei tuoi scatti?

A.B. I miei soggetti sono surfisti, volti ambientati in paesaggi senza tempo, il mare e la natura. Le location le scelgo in base alla stagione e alle ispirazioni del periodo. Per decidere quando scattare aspetto i cambi d’umore del clima. Il mare è lo specchio del cielo. Le nuvole cambiano in base agli umori del clima e il mare riflette questi cambiamenti. Nelle mie foto, gli sfondi che si ripetono più frequentemente sono quelli con nuvole di ogni forma e dimensione.

LN. Qual è il luogo che un surfista/fotografo deve visitare almeno una volta nella vita?

A.B. Se parliamo del Mediterraneo, una volta nella vita, un surfista/fotografo (o un surfista e basta), deve visitare la costa ovest della Sardegna. Da nord a sud, ci sono tanti posti stupendi dove fare surf, ritrovare se stessi e perdersi in paesaggi mozzafiato e in onde perfette.

LN. Andrea Bianchi nasce surfista o fotografo?

A.B. È una domanda difficile a cui rispondere. Il mare lo porto dentro da sempre grazie alla mia famiglia. La fotografia è l’unica cosa che mi ha permesso di esprimere i miei stati d’animo e di conservare le cose nel tempo, intatte, come quando le avevo viste e vissute la prima volta. Nel mio caso, sono due facce della stessa medaglia.

LN. In Liguria il surf è piuttosto praticato, Bogliasco ad esempio è un piccolo borgo del levante dove si esce in mare quasi tutto l’anno. Hai dei legami con la Liguria?

A.B. La Liguria è la seconda meta italiana per il surf da onda (prima ovviamente la Sardegna). La secca di Varazze è uno degli spot più frequentati d’Italia. Rompono onde di qualità e frequenza difficili da trovare nel resto del Bel Paese. Bogliasco, poi, è la culla del surf italiano. I pionieri del surf made in Italy hanno mosso i primi passI lì. Nello stesso periodo (fine anni ’60) anche in Toscana entravano in acqua le prime tavole. Potremmo dire che tutti i surfisti italiani hanno un legame con questo piccolo borgo del levante. Io ho alcuni amici liguri, sono persone molto simpatiche e ospitali. Inoltre, sono pure dei bravi surfisti.

LN. Cristina come è nata questa avventura insieme?

C.T. Ho avuto un periodo di stop dalla scrittura e ho riniziato a scrivere proprio grazie al libro di Andrea (“1095 giorni a capo Mannu”). Guardavo le immagini del surf e dei luoghi (all’epoca vivevo a Firenze) e scrivevo. Poi sono tornata a casa. Io già lavoravo per una casa editrice come copy writer, così ho proposto ad Andrea una collaborazione e abbiamo iniziato a lavorare in simbiosi. Ma io e Andrea eravamo principalmente amici e solo successivamente siamo diventati colleghi.

MF

 

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