Con il vento fra le mani: l’ABC del windsurf – Le attrezzature

Questo incredibile sport rappresenta la supremazia dell'uomo sul vento

20 agosto 2019 | di Gaetano Tappino
windsurf - Max Rinaldi
Max Rinaldi

Il vento, come propulsore, probabilmente fu utilizzato per la prima volta agli inizi della civiltà, quando l’uomo, mettendo un oggetto galleggiante in acqua, capì di poter sfruttare a suo vantaggio questa fonte inesauribile di energia, che si sviluppa per lo più a seguito di cambiamenti di temperatura, creando una differente pressione fra le masse d’aria.

Il windsurf, che tutti conosciamo, rappresenta la supremazia dell’uomo su questa energia, governando la vela con la sola forza delle braccia e impugnando saldamente il boma con le mani. Tecnica, esperienza e capacità permettono anche di raggiungere velocità notevoli: l’atleta francese Antoine Albeau ha stabilito il record mondiale con ben 53,27 nodi, che equivalgono a 98,65 km/h.

Queste velocità sono generalmente raggiunte da imbarcazioni a motore particolarmente potenti e performanti. Pensare che una persona possa sfrecciare a quasi 100 km orari sopra una piccola tavola, a pochi centimetri dall’acqua, mossa solo dalla forza del vento, fa capire che occorre sia una grande preparazione che una prestanza fisica non indifferente per praticare questo sport.

Il governo del windsurf è in gran parte dovuto alla posizione dell’albero che, al contrario della barca a vela dove l’albero è fisso (solidale con la deriva), ha un collegamento mobile chiamato “piede d’albero“, che consente tutte le inclinazioni e rotazioni necessarie ai cambi di direzione. La tavola è dotata di una deriva centrale e di una pinna, che le consentono di mantenere la direzione.

Lo scorso aprile, nella Baia di Palma di Maiorca, si sono confrontati circa 350 atleti provenienti da tutto il mondo. Il più importante evento di questo sport (dopo il campionato mondiale), che ha portato sulle spiagge di Palma windsurfisti esperti e desiderosi di sfidarsi in una grande competizione, utilizzando le ultime tecnologie in fatto di materiali.

Abbiamo avuto modo di parlare con Max Rinaldi, windsurfista esperto e collaboratore del sito Waterwind, al quale vengono spesso affidati nuovi materiali da testare, come l’ultima vela della Severne, da lui definita “la Ferrari delle vele a 4 stecche”. La Severne S1 pro, infatti, è una vela realizzata con l’innovativa tecnologia Hyperspider, che consente di ottenere un’incredibile leggerezza, mantenendo allo stesso tempo un’eccezionale robustezza: una nuova vela performante e di modernissima concezione.

Durante la nostra “chiacchierata” abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti legati a questi nuovissimi materiali e all’evoluzione del windsurf, dagli albori ai giorni nostri. Un neofita può pensare che si tratti “semplicemente” di una tavola, un albero e una vela ma in realtà ogni singolo componente del windsurf viene studiato e calibrato a seconda della diversità di utilizzo.

Apprendiamo come si distinguono le tavole, misurandone le dimensioni in litri, le vele in mq e tutti gli altri componenti, assemblati dal conduttore per consentire all’atleta di raggiungere grandi velocità e di effettuare salti e capovolte aeree, elementi che rendono questo sport estremamente adrenalinico e appagante: lo si evince dai volti dei partecipanti, dai sorrisi e dagli “occhi brillanti”, uniti all’evidente stanchezza quando rientrano in spiaggia dopo ogni uscita.

Rinaldi, praticante da moltissimi anni, ci conferma che i materiali si sono evoluti al punto da diventare sempre più tecnologici, in una continua sfida tra prestazioni e robustezza. I principianti possono comunque contare su attrezzature meno costose e “raffinate” a livello di materiali ma studiate e messe a punto per essere estremamente semplici da usare, così da garantire i primi progressi in modo rapido e divertente.

Ma andiamo per gradi. Per iniziare a fare windsurf non occorre essere particolarmente “forzuti”, perché tutto si gioca sulla distribuzione dei pesi e dei bilanciamenti: bastano una buona acquaticità e tanta pazienza, visto che le cadute sono sempre all’ordine del giorno.

All’inizio potrebbe sembrare un po’ frustrante ma le soddisfazioni arriveranno presto, con i primi bordi, e successivamente con le prime strambate e virate. “Ho avuto anche la fortuna -ci ha raccontato Rinaldi- di poter insegnare ad un gruppo di ragazzini disabili e autistici e, dopo le paure e le difficoltà iniziali, ognuno è riuscito a fare qualche metro con la vela alzata. Vedere la felicità e la soddisfazione sui loro volti è stato il più bel regalo che potessero farmi”.

Le tavole da principianti sono chiaramente molto voluminose: per un neofita, in genere, si resta intorno ai 150/180 litri. Queste tavole sono dotate, oltre alla pinna, di una deriva centrale per consentire più stabilità e maggiore facilità nel mantenere la direzione, mentre il passo successivo consiste nell’utilizzare tavole con meno volume e senza deriva. Vela, albero e boma vengono chiamati con un unico termine, “RIG“, e non ci sono differenze sostanziali tra il rig di un principiante e quello di un surfista avanzato, a parte il fatto che il primo non avrà bisogno di materiali al top della performance e basterà un’unica misura di vela, di piccole dimensioni, per facilitarne la maneggevolezza.

I componenti del “RIG”

La vela

È il vero e proprio motore del windsurf. La superficie si misura in mq e varia a seconda dell’intensità del vento: poco vento/vele più grandi, tanto vento/vele più piccole. “Per esempio -ci ha spiegato Rinaldi- io uso questo set di 4 vele: 3,5-4,0-4,8-5,6. Le mie vele hanno tutte un taglio ‘wave‘, per essere maneggevoli nel surfare le onde ed essere stabili nei salti”. Nello slalom si arriva ad usare metrature molto più grandi, fino ad oltre 9,0 mq di superficie. Queste vele hanno caratteristiche totalmente diverse da quelle wave ma è meglio parlarne dopo per non fare confusione.

L’albero

Si misura in metri ed è l’ossatura della nostra attrezzatura. È possibile trovare ancora qualcosa in vetroresina ma ormai sono tutti costruiti in carbonio, con percentuali che variano dal 30% fino ad arrivare al 100% per gli alberi più performanti (e costosi). Gli alberi hanno diametri, lunghezze e rigidità diverse a seconda del loro utilizzo e delle vele sulle quali si armano: per fare un esempio, nel 4 mt per vele grandi, 3,70 mt per le due vele più piccole. È importante sapere che l’albero del windsurf è flessibile e, a seconda di quanto viene cazzato, si piega e agisce sulla forma della vela, permettendo una “regolazione personalizzata” e mirata a seconda dell’intensità del vento.

Il boma

Può essere in alluminio, Ergal o 100% carbonio. Chiaramente quelli in carbonio sono più rigidi e più performanti ma costano cari. Ogni boma può essere “allungato” di circa 40/50 cm: quindi, un windsurfista con un set di vele piuttosto ravvicinato può usare un unico boma per armare tutte le vele.

Queste sono informazioni di base per comprendere come è composto il windsurf ma un’altra cosa è praticarlo. Provare, provare e provare e non arrendersi alle probabili cadute: è come essere disarcionati da un cavallo da domare. Ma, appena domato, saprà rendere la vostra unione con il vento e il mare indissolubile. Liguria Nautica, nelle prossime uscite, vi accompagnerà alla scoperta di questo incredibile sport, grazie ai consigli dell’esperto Max Rinaldi.

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