H2boat, la prima barca a idrogeno al mondo: emissioni zero e autonomia illimitata. Ecco come funziona

Al Salone Nautico di Genova abbiamo scoperto come funziona H2boat, la prima barca a idrogeno al mondo, che si alimenta con il semplice ricircolo dell’acqua. Le uniche emissioni? Ossigeno e acqua distillata

8 Ottobre 2020 | di Giuseppe Orrù

Le uniche emissioni? Ossigeno e acqua distillata. L’autonomia? Illimitata. Parte da H2boat la sfida alla nautica veramente ecosostenibile. Al 60° Salone Nautico di Genova abbiamo scoperto il funzionamento della prima barca a idrogeno al mondo.

O meglio, del primo sistema di propulsione a idrogeno, installabile su più tipologie di barche. L’idrogeno viene infatti stoccato a bassa pressione nel bulbo sotto la chiglia, grazie all’idruro metallico, una sorta di “spugna” in grado di trattenere l’idrogeno. Il bulbo della barca esposta al Salone pesa circa 300 kg. All’interno della lama scorrono i tubi che trasportano l’idrogeno alla cella combustibile, che lo trasforma in energia elettrica, per alimentare le utenze di bordo e il motore.

Un elettrolizzatore, azionato dalla corrente elettrica prodotta da una fonte rinnovabile (idrogeneratore, pannello fotovoltaico o generatore eolico), scinde l’acqua in idrogeno e ossigeno. L’ossigeno è rilasciato nell’aria, mentre l’idrogeno è stoccato, a bassa pressione, all’interno di idruri metallici (MH), una specie di spugna per questo elemento chimico. Un modo per immagazzinare tutto l’idrogeno che serve. Così è sempre disponibile quando c’è bisogno di corrente elettrica per azionare il motore o i servizi di bordo.

La produzione, lo stoccaggio e l’uso dell’idrogeno per generare corrente avvengono nel più assoluto silenzio, senza nessuna vibrazione o emissione di sostanze maleodoranti o inquinanti. L’idrogeno è stoccato a bassa pressione e a temperatura ambiente. In caso di rotture o incidenti, l’idrogeno viene rilasciato a bassa pressione nell’ambiente e viene facilmente estratto dalla ventilazione d’emergenza, senza rischio di esplosioni o incendi.

Sono previste cinque tipologie di impianto, da 1 a 60 kW di potenza totale e componibili a moduli, per raggiungere la quantità di energia desiderata. Gli energy pack arrivano in cantiere, pronti da installare in sala macchine, proprio come qualsiasi accessorio di bordo. Gli energy pack di H2boat possono essere integrati in un sistema ibrido che prevede anche l’uso di energia prodotta da fonti fossili, oppure funzionare solo con fonti rinnovabili per non lasciare traccia del proprio passaggio, senza emissione di CO2 né di altri gas serra.

Il sistema completo si compone di tre parti: una cella a combustibile, capace di produrre energia elettrica consumando idrogeno, un accumulo a idruri metallici, in grado di stoccare grandi quantità d’idrogeno in modo sicuro a basse temperature e basse pressioni, e un elettrolizzatore, capace di produrre idrogeno dall’acqua utilizzando l’eccesso di energia prodotto da eventuali fonti rinnovabili installate a bordo in navigazione o dalla fornitura elettrica in banchina.

Quella del 2020 è stata la terza partecipazione di H2boat al Salone Nautico di Genova, dove quest’anno ha presentato ulteriori miglioramenti al bulbo.

 

Video di Claudio Colombo

Giuseppe Orrù

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3 commenti

  1. Giacomo Giulietti ha detto:

    Rispondo a hook. Grazie della battuta. Autonomia illimitata non vuol dire: a costo energetico 0. Il fatto che ci sia la (dichiarata) necessità di avere una fonte di energia per attivare l’elettrolizzatore che genera idrogeno dall’acqua demineralizzata già rende evidente che nessuno ha parlato di moto perpetuo.

  2. hook ha detto:

    Incredibile….. questi hanno inventato, sotto una forma e resa diversa, il moto perpetuo….. è una invenzione rivoluzionaria…. complimenti.

  3. Marco ha detto:

    Quali sono i contro?

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