Il velista oceanico Xabi Fernàndez e Helly Hansen: dalla vela estrema gli spunti per capi sempre più performanti

Il due volte campione olimpico spagnolo ha raccontato al Salone Nautico di Genova come la vela estrema sia l’occasione per far migliorare sempre di più l’abbigliamento destinato alla nautica. Anche quello per i diportisti

21 settembre 2019 | di Giuseppe Orrù
Il velista Xabi Fernàndez e Marco Perazzo di HH
Il velista Xabi Fernàndez e Marco Perazzo di HH

La storia di Helly Hansen, azienda di abbigliamento nautico norvegese, inizia 140 anni fa, quando il suo fondatore spalmava dell’olio sui maglioni dei pescatori per proteggerli dalle intemperie dei gelidi mari del Nord Europa.

Oggi ogni capo di abbigliamento è frutto di anni di ricerca e di studi e, soprattutto, di “consigli” dati da chi il mare lo vive davvero, in modo estremo, come il velista oceanico spagnolo Xabi Fernàndez. Al suo attivo ha due medaglie olimpiche, nel 2008 e nel 2004, cinque Volvo Ocean Race e due America’s Cup. L’ambassador di Helly Hansen ha raccontato al Salone Nautico di Genova come avviene il continuo confronto tra i professionisti più estremi del mare e la casa di abbigliamento.

Helly Hansen ha tre linee di prodotto: quella sportiva, quella da lavoro e quella professionale. “Ogni prodotto sviluppato commercialmente -spiega Marco Perazzo, responsabile commerciale di Helly Hansen Italia- ha assorbito tutte le indicazioni che ci sono giunte dai velisti come Xabi“.

Ogni gara -sottolinea Xabi Fernàndez- richiede un’importante pianificazione anche per l’abbigliamento. Ovviamente gli spazi a bordo sono limitati, ma occorre portare tuto quello che serve e i diversi tipi di cerata in base alle zone del mondo in cui navighiamo“.

Tra le indicazioni che abbiamo dato a Helly Hansen –prosegue il velista- ci sono stati alcuni dettagli sulla tasca anteriore della cerata, che per noi è importantissima. Poi gli attacchi in veltro per la chiusura sul collo: non sono mai abbastanza. Il punto più critico di una cerata? I polsini: quando sei al timone rischia di entrare acqua“.

Professionisti come Fernàndez hanno delle cerate “personalizzate”, secondo il loro ruolo in barca (molto dipende anche dal punto in cui si trovano fisicamente a bordo) ma i miglioramenti introdotti negli anni, hanno portato beneficio anche ai prodotti destinati ai “comuni mortali”, ovvero i diportisti. “In tutta la nostra produzione -conclude Perazzo- abbiamo tenuto conto del fit, ovvero la vestibilità: non seguiamo quella commerciale, ma il nostro fit punta tutto sull’ergonomia e sulla comodità dei movimenti a bordo“.

 

Giuseppe Orrù

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