SPECIALE TECNICA – Come proteggere la vostra barca dai fulmini

Spesso sono i fulmini a causare incendi in banchina: un fenomeno sottovalutato tutto sommato facile da contrastare, con alcuni utili accorgimenti. Ce ne parla Daniele Menegatti di Technautica

2 Settembre 2013 | di Redazione Liguria Nautica

Anche in estate, il temporale è sempre dietro l’angolo. Non sono infrequenti casi di incendi di barche ormeggiate che, se di primo acchito possono risultare “misteriosi”, si scoprono poi essere causati da fulmini. Abbiamo chiesto a Daniele Menegatti di Technautica, rinomata azienda specializzata in strumentazione elettronica di bordo, qualche consiglio su come evitare di ritrovarsi l’imbarcazione colpita da un fulmine, con tutte le nefaste conseguenze. Ecco che cosa ci ha raccontato.

 

«Vista la frequenza e intensità dei fenomeni meteorologici, è bene spendere due parole sui sistemi di protezione dell’imbarcazione dai fulmini, i cui danni spesso non vengono coperti dalle compagnie di assicurazioni.

 

Pochi cantieri sulle imbarcazioni da diporto prendono in considerazione il problema (sulle navi da diporto i sistemi di protezione sono resi obbligatori dalle normative, ma non sempre sono realizzati correttamente). Ci sono una serie di semplici accorgimenti che aumentano la sicurezza dell’imbarcazione per le persone a bordo e la protezione degli impianti.

 

I fulmini scaricano a terra energie enormi; sono in grado di provocare sovratensioni per induzione nelle linee elettriche a decine di metri dal loro epicentro. Potete approntare un efficace sistema di messa a terra ponendo il captatore nel punto più alto dello yacht (possibilmente al centro per avere un cono di copertura adeguato), collegato ad una piastra in rame pieno (non poroso) esterna allo scafo sotto il galleggiamento, con un cavo conduttore da 30 mm di sezione cablato il più verticale possibile. È consigliabile collegare alla suddetta piastra anche i pulpiti.

 

Nelle barche a vela (con albero in alluminio) il captatore dovrà essere messo in testa d’albero con tanto di collegamento elettrico al bulbo. Se l’albero è in carbonio è necessario cablare un conduttore interno all’albero dal captatore al bulbo a causa della non omogenea conduttività del carbonio.

 

Inoltre predisponete anche disgiuntori per sovratensione sulle linee elettriche (SPD) e fusibili di protezione sui banchi batterie.

 

Anche in presenza di protezioni adeguate, se il fulmine colpisce direttamente l’imbarcazione è difficile salvare gli apparati elettronici; in questo caso potrete estendere l’applicazione di un disgiuntore per sovratensione (con scarico a terra) in prossimità della connessione elettrica di alimentazione degli strumenti da proteggere. Esistono prodotti specifici anche per i coassiali delle antenne».

 

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2 commenti

  1. Vittorio ha detto:

    In effetti Alessandro, se pensiamo al mondo delle automobili, un’analogia la possiamo trovare con la “bandella di terra” … segmento di materiale conduttore, ricoperto di gomma che strusciando l’asfalto creava una continuità tra l’abitacolo ed il suolo.

    Oggi non se ne vedono più come una volta, anzi sono quasi spariti, non perchè non ci sia bisogno di disperdere correnti passive o possibili masse involontarie, ma perchè la causa principare è stata eliminata.

    Gli impianti sono molto più sicuri, le isolazioni delle auto altrettanto, ma il fenomeno rimane.

    Quindi che fare? L’impianto potrebbe essere superfluo, in alcuni casi, potrebbe essere anche la causa “attrattiva” per un eventuale fulmine, ma se c’è diciamo che male non fa, anzi, è come l’Airbag, si spera che non serva, ma sapere che c’è rassicura di più.

    Il tema sicurezza è molto vasto, potremo parlare anche di un sistema concreto di anti affondamento (che siano autogonfiabili pieni di schiuma degli estintori, piuttosto che un doppio scafo come le Etap) considerando quanti casi di reale pericolo di questo tipo si siano verificati, e ci accorgeremmo che è meno frequente di quanto si pensi….ma condurre una barca pronta ad questa sfiga, credo cambierebbe il morale del comandante e anche degli occupanti.

    Quindi penso che escludere a priori l’impianto di terra non sia saggio, come del resto renderlo obbligatorio, forse considerando il tipo di navigazione, il tipo di imbarcazione, e le possibili “sfighe” che possiamo incontrare, potremo decidere di adottarlo oppure no.

  2. alessandro ha detto:

    come si può dopo aver speso 20/30mila euro per un albero più leggero in carbonio metterci dentro 5/6 kg di cavo che corre dentro, in alto per raggiungere il dispersore? Avete mai pensato alle probabilità che un fulmine vi colpisca?
    Sicuramente molto minori a quelle di naufragare..
    Solo uno spunto per riflettere….

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