SPECIALE TECNICA – Dovete riverniciare l’albero? Fate così

Soprattutto per scafi di piccole e medie dimensioni, potrete eseguire la riverniciatura dell’albero da soli. Ma attenzione a seguire correttamente le procedure, altrimenti saranno dolori

1 Luglio 2013 | di Redazione Liguria Nautica

Nell’ambito dei controlli da effettuare prima di scendere in acqua, spesso l’attenzione è concentrata sullo stato dello scafo. Benissimo, ma anche l’albero vuole la sua parte. Assieme agli amici del Giornale della Vela, cerchiamo di capire cosa c’è da controllare e i passi da seguire per evitare pasticci.

 

Tralasciando gli armi in carbonio, la maggior parte di alberature è in alluminio anodizzato. Per capire se l’anodizzazione è in buono stato basta un’occhiata: i punti in cui lo strato protettivo di ossido di alluminio viene meno o comunque risulta indebolito, esponendo lo strato sottostante di metallo alla corrosione, sono caratterizzati da un colore più scuro, quasi brunito. Per riverniciare un albero, un lavoro che potrete affidare a un cantiere o, per barche di piccole dimensioni, realizzare voi stessi, dovrete innanzitutto smontare tutto il fitting (attacchi delle crocette, delle sartie, eventuali ponticelli e cavallotti).

 

Controllate attentamente le zone in cui sono state effettuate delle rivettature: di solito i rivetti sono in acciaio (che a contatto con l’alluminio crea un potenziale corrosivo) e i fori sono spesso realizzati dopo l’anodizzazione, quindi il metallo che circoscrive i buchi viene lasciato esposto. Anche se non fossero presenti segnali di corrosione, disarmate comunque tutti i componenti: se non li coprirete alla perfezione con il nastro adesivo durante la riverniciatura, la pittura tenderà a creare un ponte con essi dando luogo a piccole scrostature.

 

Una volta che il profilo dell’albero “nudo” è posto su due o più cavalletti, lavatelo con un detergente per metalli (come Bilge Cleaner, prodotto da Boat Life) e sciacquatelo, dopodiché carteggiatelo con una carta abrasiva da 220/240, in modo da creare una superficie sulla quale la vernice possa fare presa più facilmente e pulite a dovere. Dopodiché stendete una prima mano di primer epossidico: meglio utilizzare i prodotti con bicomponente, un po’ più macchinosi da utilizzare ma più performanti (ad esempio, l’Epoxy Primer di Nautilus, diluito con il 40% di C-Epoxy Thinner, presenta uno spessore di pochi micron, quindi copre superfici importanti e asciuga molto velocemente).

 

Basandovi sul tempo di asciugatura indicato sulla confezione e delle condizioni climatiche, stendete le successive mani di primer (in questo caso non diluito) e poi carteggiate con carta fine (360/400) per eliminare eventuali imperfezioni causate dal pennello. Ora che la superficie è liscia, procedete con l’applicazione di uno strato di smalto poliuretanico, a pennello o a spruzzo. Ora non vi resterà che rimontare tutte le componenti: approfittatene per stendere del sigillante plastico (un prodotto tipo Duralac andrà benissimo) nei punti sopraccitati di contatto tra metalli differenti, per prevenire la corrosione elettrolitica.

 

Eugenio Ruocco

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