11th Hour Racing Team svela il suo nuovo IMOCA 60: “Vogliamo vincere la Ocean Race”

Nel nuovo IMOCA 60 di 11th Hour Racing Team la performance sportiva incontra l'innovazione sostenibile

12 Agosto 2021 | di Manuela Sciandra

Dopo due anni di ricerca, sviluppo e costruzione, 11th Hour Racing Team ha svelato il suo nuovo IMOCA 60, la prima imbarcazione di una nuova generazione progettata allo scopo di competere in regate oceaniche con equipaggio completo, in doppio e in solitario. Realizzato dallo studio di progettazione di Guillaume Verdier e costruito da CDK Technologies, il nuovo IMOCA 60 unisce prestazioni sportive a pratiche di costruzione sostenibile e a tecnologie costruttive all’avanguardia.

Sabato 7 agosto lo scafo è uscito dal cantiere CDK Technologies a Port-la-Fôret, in Francia, per essere trasferito nella struttura di MerConcept a Concarneau per il montaggio dei foil e altri ritocchi finali. Il design colorato della barca, creato in collaborazione con i designer italiani Marco e Stefano Schiavon di Van Orton Design e con il designer francese Jean-Baptiste Epron, sarà invece svelato alla fine di agosto, quando la barca navigherà per la prima volta.

Gli IMOCA 60 sono tradizionalmente progettati per il tipico percorso dalle andature portanti del Vendée Globe (il giro del mondo in solitario) ma la nuova barca di 11th Hour Racing Team è stata ottimizzata per essere in grado di affrontare la più ampia gamma di condizioni previste nella Ocean Race (il giro del mondo in equipaggio), che nell’edizione 2022-23 attraverserà l’equatore ben quattro volte.

Caratterizzato da un design del pozzetto interamente chiuso, il nuovo IMOCA 60 consente ai velisti di vivere e lavorare a bordo in sicurezza quando si trovano in mare aperto. Inoltre, grazie alla sua forma innovativa, il pozzetto offre una visibilità a quasi 360 gradi, ulteriormente migliorata da un autopilota di ultima generazione, dal sistema di navigazione, dalle telecamere e dal duplice sistema di avvistamento e allerta dei mammiferi marini. Nelle prossime settimane verrà poi rivelato anche il risultato di due anni di lavoro di progettazione dei foil, testati sia con simulatore che sul primo IMOCA 60 del team, noto come 11.1.

Questa imbarcazione si pone quindi come un punto di riferimento dell’innovazione nella cantieristica, sia per l’utilizzo di materiali alternativi (come il lino) per i portelli, gli interni e i pannelli della coperta, sia per l’implemento di pratiche sostenibili. “Abbiamo progettato – afferma entusiasta lo skipper Charlie Enrightuna versione di IMOCA 60 che nessuno ha mai costruito prima. La nostra barca dovrebbe essere in grado di resistere alle condizioni più difficili nelle aree più remote del globo ma è anche in grado di competere in varie configurazioni in equipaggio ridotto”.

“Per costruire una barca all-around come questa – sottolinea Enright – abbiamo lavorato con i migliori talenti nel campo, Guillaume Verdier come architetto navale principale, gli esperti di tecnica e di performance di MerConcept e il team di costruzione di CDK Technologies. Gestire questo progetto durante una pandemia globale è stata sicuramente una sfida ma una costante non è mai cambiata, la sostenibilità al centro dell’intero processo”.

Damian Foxall, sustainability program manager di 11th Hour Racing Team, spiega meglio questo approccio incentrato sulla sostenibilità. “Non si può gestire – dichiara – ciò che non si può misurare e ciò che non si può misurare non può essere migliorato. Questo è il motivo per cui abbiamo eseguito una verifica completa del ciclo di vita durante la costruzione, al fine di determinare l’impatto ambientale dei diversi componenti e delle procedure“.

“Sulla base di questi test aggiunge Foxall – possiamo trovare modi diversi per ridurre il nostro impatto, come sostituire i materiali altamente inquinanti con nuove alternative, ridurre gli elementi monouso, ottimizzare la nostra catena di approvvigionamento e il lavoro e perfezionare la forma stessa della barca per renderla più efficiente dal punto di vista energetico”.

“Condividere quel che abbiamo scoperto con il resto dell’industria nautica, dai costruttori ai velisti, fino agli organizzatori di regate – sostiene Foxall – è una parte essenziale della nostra missione, per una maggiore informazione in futuro e per accelerare quel cambiamento di paradigma di cui abbiamo urgente bisogno. Ci restano solo 8 anni per soddisfare i requisiti dell’Accordo di Parigi per ridurre il nostro impatto del 50%. Il business as usual non è più un’opzione”.

La durata nel tempo è stata un fattore cruciale nel ridurre l’impatto ambientale complessivo della barca, senza però comprometterne le prestazioni e la sicurezza. Adattabile sia alle regate con equipaggio ridotto che a quelle con equipaggio completo, nella sua configurazione attuale l’imbarcazione può regatare con un massimo di 5 velisti. Il programma di regate comprende il prossimo Défi Azimut (in doppio con un onboard reporter non velista), la Transat Jacques Vabre (in doppio) e la Ocean Race 2022-23 (quattro velisti e un onboard reporter).

“Vincere la Ocean Race – afferma Mark Towill, CEO di 11th Hour Racing Team – è il nostro obiettivo ultimo. Questi ultimi mesi sono stati un enorme sforzo collettivo, che ha unito moltissimi e diversi stakeholder in tutto il mondo per costruire una barca che è completamente diversa da ciò che la classe ha conosciuto finora. Abbiamo sfidato lo status quo e puntato a farlo nel modo più sostenibile possibile, condividendo quanto abbiamo appreso con la comunità nautica in senso lato. Siamo tutti estremamente orgogliosi di vedere la barca lasciare il capannone e siamo incredibilmente grati a tutti per il loro duro lavoro”.

Sostenuto dallo sponsor 11th Hour Racing, il team sta cercando di ispirare all’azione altri team, organizzatori di regate e tutta l’industria nautica, dando vita a un proprio percorso di sostenibilità. “L’ambiente marino – spiega Jeremy Pochman, cofondatore e CEO di 11th Hour Racing – è più duro di qualsiasi altro, persino dello spazio. Il sale, il vento, il sole e l’incredibile forza dell’acqua lavorano per corrodere, rompere o fare a pezzi tutti i componenti di bordo”.

“Se i materiali sostenibili utilizzati nella costruzione del nostro nuovo IMOCA possono sopravvivere a queste condizioni – conclude Pochman – allora possiamo utilizzare questi materiali in barche sottoposte a minore stress e i progressi potrebbero essere condivisi con altri settori industriali, che lavorano in ambienti molto meno difficili. Questa è una pietra miliare nel nostro progetto di cambiamento della narrazione sulla sostenibilità nell’industria nautica e nella cantieristica, così come nella vita quotidiana”.

In vista della cerimonia di battesimo del nuovo IMOCA 60, prevista per il 13 settembre, 11th Hour Racing Team distribuirà una serie di contenuti, tra cui video e foto, per spiegare nel dettaglio il design unico della barca, il lavoro artistico e i processi di innovazione.

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