America's Cup: trionfo Oracle, per Team New Zealand è un incubo FOTO e VIDEO

La regata finale va a Oracle Team USA che supera New Zealand in bolina e si tiene l'America's Cup a San Francisco

26 Settembre 2013 | di Redazione Liguria Nautica

Partiamo dalla scena finale. L’AC 72 di Oracle sfila sotto il waterfront di San Francisco, in un tripudio di bandiere a stelle e strisce. Poche centinaia di metri più indietro Emirates Team New Zealand taglia il traguardo, a bordo nessuno ha il coraggio di parlare: Ray Davies ha stampata sul viso una smorfia di dolore, Dean Barker sembra non riuscire a staccarsi dal timone, con lo sguardo perso nel vuoto, è finita. La rimonta più clamorosa mai vista è completa.

 

 

 

 

Oracle vira, torna lentamente sui suoi passi dirigendosi verso la barca dei rivali: l’equipaggio si schiera tutto sulla fiancata di destra e parte un applauso diretto agli uomini di Team New Zealand. Dean Barker sembra avere le braccia che pesano tonnellate; non si gira neanche per guardare la scena, ma si limita ad alzare un braccio in segno di mesto saluto prima di coprirsi il volto con le mani. E’ finita. L’America’s Cup più incredibile nella storia della vela finisce così.

 

 

 

 

Hanno vinto i più ricchi, anzi i molto più ricchi, su questo non c’è dubbio. Oracle Team USA è il team più danaroso che ci sia mai stato in questa manifestazione. Ma è anche il team forse con maggior talento che si sia mai visto su una barca a vela, e questo bisogna ammetterlo. James Spithill, Ben Ainslie, Tom Slingsby: difficilmente potrete trovare un trio più talentuoso del pozzetto americano, che poi nessuno di loro sia statunitense questa è un’altra storia. Già, perché va detto anche questo: nel sogno del multimilionario Larry Ellison di USA non c’è molto: come è normale che faccia uno degli uomini più ricchi al mondo, Ellison si è limitato a selezionare i migliori professionisti sulla faccia della terra per quest’ America’s Cup: dai progettisti, ai velisti, passando per i costruttori e lo shore team, i migliori erano con Oracle, ma di USA c’era ben poco, mentre dall’altra parte il marchio New Zealand era segnato col fuoco.

 

La conferenza stampa integrale del dopo match:

 

Ha vinto la barca più veloce, e in molti si chiedono come sia stato possibile che un catamarano che all’inizio della sfida appariva spacciato a fine contesa sia sembrato imprendibile. Qualcosa è successo nelle lunghe notti alla base di Oracle. Voci che arrivano da San Francisco la raccontano così: Russel Coutts, considerato in Nuova Zelanda non diversamente da un traditore, avrebbe fatto arrivare in tutta fretta dei tecnici specializzati per migliorare l’idro e l’aereodinamica di Oracle e trasformarla in poche notti di lavoro. La svolta sembra sia stata nel momento in cui USA ha giocato il jolly di rinviare una regata, carta di cui avevano diritto entrambi i team. Proprio in quei giorni sarebbero avvenuto le modifiche decisive alla barca, e da race 9 Oracle ha iniziato a volare a tutte le andature. Ormai è fatto appurato che alla base americana vengono usati software di progettazione e controllo dati di derivazione aereonautica. E’ stato decisivo? Indubbiamente un budget illimitato come quello di Oracle è molto più avvantaggiato in una sfida dove la tecnologia conta enormemente.

 

Dean Barker e i suoi uomini hanno fatto quello che dovevano fare nell’ultima regata. Hanno resistito sottovento in partenza, e girato le prime due boe avanti, ma di bolina contro Oracle c’era poco da fare. Nel giro di due incroci gli americani hanno ripreso la testa della regata e a poco sono valsi i tentativi dei kiwi di rientrare in gara. Devastante il full foiling di USA in bolina: pochi gradi alla poggia e la barca si alzava sui foil, volando sopra la fastidiosa onda di San Francisco. Team New Zealand verrà ricordato come l’equipaggio che perse la Coppa dopo avere dominato per 8-1, ma non possiamo dimenticare i meriti di questi ragazzi: con un budget nettamente inferiore sono stati i primi ad avere l’intuizione del foiling, nonostante avessero avuto molto meno tempo a disposizione per preparare la sfida. Hanno messo seriamente nell’angolo Oracle, e soltanto un miglio in quella maledetta regata ha separato Dean Barker da una Coppa che stava strameritando. Quel miglio che nessuno scorderà mai in Nuova Zelanda: quel miglio maledetto come le parole di Ian Murray che avvisa l’equipaggio kiwi della fine del tempo limite, dando di fatto l’inizio alla rimonta USA. Con i se non si fa la storia, ma sarebbero bastate un paio di raffiche in più quel giorno e staremmo qui a raccontare qualcosa di diverso. This is America’s Cup guys: non c’è secondo, ma solo vinti e vincitori.

 

Mauro Giuffrè

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