America’s Cup: tutti giù per terra, ma questi catamarani non stanno in piedi?

Non è sicuramente un problema di bravura o meno dei velisti dell' America's Cup, che restano tutt'oggi alcuni dei migliori al mondo, semmai c'è da capire se è giusto che uno dei trofei più antichi al mondo sia stato trasformato in un mero show da consumo per il grande pubblico

24 Giugno 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Se era lo spettacolo l’obiettivo del defender il risultato è stato raggiunto: scuffie a volontà, anche in condizioni per nulla proibitive. L’ultime tappa delle America’s Cup World Series svoltasi a Chicago ci riporta la dimensione di una Coppa che ancora non sfonda nel grande pubblico ma regala intanto molta azione, forse poca vela almeno quella intesa nel senso tradizionale.

Sia Emirates Team New Zealand che Oracle sono finiti ” a mollo” nelle acque americane, senza che il vento fosse particolarmente intenso ma più o meno nelle condizioni in cui si regaterà alle Bermuda. Non è sicuramente un problema di bravura o meno dei velisti dell’ America’s Cup, che restano tutt’oggi alcuni dei migliori al mondo, semmai c’è da capire se è giusto che uno dei trofei più antichi al mondo sia stato trasformato in un mero show da consumo per il grande pubblico.

L’ultima generazione di AC45 è velocissima, in pratica ha performance simili ai ’72 che venivano impiegati nell’ultima Coppa a San Francisco, ma i team dimostrano di avere ancora qualche difficoltà di controllo. Fermo restando che la tecnologia foils a nostro avviso rappresenta concretamente il futuro della vela, l’impressione è però che l’America’s Cup si sia un po’ scollata dalla realtà dei velisti che la seguono, per parlare a un pubblico di non velisti che vuole vedere lo show, le scuffie, le barche volanti, senza capire nulla o poco più di vela.

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