Come sono diventato un kiter evoluto in 5 giorni – Parte 2

Il resoconto del nostro collaboratore dall'Evolution Clinic Iko organizzato dalla NewKiteZone di Agostino Martino a Punta Pellaro (Rc): un'esperienza didattica e umana intensa e per certi versi sorprendente che allarga gli orizzonti del kitesurf a 360 gradi, permette di migliorare la propria tecnica e sperimentare nuove manovre con il giusto approccio.

4 Luglio 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Il mio resoconto del corso Evolution Clinic Iko dedicato a kiter esperti prosegue con la seconda puntata. Chi non avesse letto la prima parte può farlo al seguente link: https://www.ligurianautica.com/interviste-esclusive/come-sono-diventato-un-kiter-evoluto-in-5-giorni/42886/.

Giorno 2: imparare l’arte del pop

La giornata successiva viene impostata sulla base delle condizioni meteo: c’è sempre Scirocco, ma oggi si presenta rafficato con salti da 0 a oltre 25 nodi. In compenso l’acqua è super flat. Siccome la direzione è side off, serve il gommone per effettuare eventuali recuperi. Noi kiter ne approfittiamo per ripassare come si prepara: gonfiaggio, installazione del fuoribordo sullo specchio di poppa, verifica delle dotazioni di emergenza, collegamento del propulsore al serbatoio di carburante e accensione. Tutto pronto, si può iniziare.

Il programma della mattina prevede l’approfondimento delle tecniche di sicurezza, in particolare il self rescue che ciascuno di noi prova sia a terra che in acqua. E’ una manovra che già conoscevo, ma Agostino aggiunge degli elementi per me inediti ed efficaci, come la tecnica per riavvolgere i cavi in tensione utilizzando la barra come leva oppure la posizione da assumere con il corpo per navigare con la sola ala, dove tenere esattamente la briglia con la mano e come riuscire a navigare di bolina larga. Altre tecniche di emergenza che affrontiamo sono il recupero di una tavola alla deriva e quello di un altro rider in difficoltà utilizzando il body drag. Infine Agostino ci insegna un interessante metodo, detto S-Mart, che ha personalmente messo a punto per il corretto trim del depower in fase di decollo dell’ala.

Una volta asciugati e rifocillati, ripartiamo con una delle lezioni più attese: l’esecuzione del pop. Prima di entrare in acqua per provarla, Agostino ci fa tornare in aula e comincia a spiegarci il corretto assetto del corpo in navigazione e soprattutto come padroneggiare le rotazioni dello stesso per eseguire questo e la maggior parte degli altri trick. Dopodiché ci illustra la manovra con l’aiuto di video tutorial segmentandola nei vari momenti di esecuzione e concentrandosi sui fattori fondamentali e gli errori più comuni.

Eseguire, rivedersi, correggere gli errori

E’ ora di entrare in acqua. Il vento rafficato ci mette a dura prova e con l’occasione rivediamo come gestire il kite in questa che è una delle situazioni più pericolose per la pratica di questa disciplina sia in acqua che a terra. Come decollare l’ala, dove posizionarla nella finestra di volo, come mettersi in sicurezza, come assicurare il kite a terra anche in previsione di un repentino cambio di direzione di vento, Agostino non si risparmia su nulla.

Ognuno di noi entra in acqua uno alla volta ed esegue più volte la manovra mure a dritta mentre Agostino ci filma con una telecamera dotata di zoom registrando ogni dettaglio, dalla postura del corpo, all’assetto sulla barra, alla posizione del kite, alle scie lasciate sull’acqua dalla tavola. Proviamo e riproviamo finché c’è luce e alla fine siamo soddisfatti. Insomma ognuno ha dato il massimo.

Il giorno successivo dopo colazione l’aula del nostro Evolution Clinic si trasforma in una sala di proiezione. Agostino ha passato la sera precedente a visionare tutte le nostre riprese, tagliando, montando e prendendo appunti che con nostro grande interesse ci vengono snocciolati con l’aiuto di zoom, pause e slow motion. Ciascuno di noi viene “radiografato” su tutto il lavoro svolto in acqua e non mancano naturalmente le sorprese, in bene e in male.

Giorno 3: agili e resistenti: il segreto è il warm up

La mattinata prosegue con un approfondimento su aerodinamica e finestra di volo, vento reale, relativo e apparente, dopodiché Agostino ci illustra come verificare la tensione delle linee di una barra e come intervenire in caso di asimmetrie.

Dopo la pausa pranzo arriva il momento di sfruttare il Libeccio che soffia già da qualche ora sui 20 nodi. Il programma prevede di lavorare ancora sul pop alla luce del video debriefing, modificando per alcuni di noi il set up di ali e tavola e inserendo nella session anche andature in toeside e cambi di direzione con power jibe. Prima di entrare in acqua tuttavia procediamo con la fase di warm up: il team dell’Evolution Clinic ha messo a punto una serie di esercizi specifici per i rider e saranno preziosi viste le oltre tre ore che passiamo in acqua a provare manovre con un chop piuttosto vigoroso. Il livello di stanchezza a fine giornata è pari solo alla fame accumulata che saziamo con una bella cena a base di pesce, commenti su quanto vissuto e buoni propositi sui restanti giorni di corso.

Giorno 4: istruiti in acqua via radio

Il quarto giorno ci vede affrontare nella prima mattina le regole di precedenza e la segnaletica internazionale, quindi l’esecuzione delle manovre di auto decollo e atterraggio del kite. Il Libeccio soffia sempre forte, troppo per la mia Evo di 10 metri, quindi in accordo con Agostino decido di utilizzare la sua Best Taboo di 8 metri. Gli obiettivi di oggi sono eseguire il pop con richiamo dell’ala su entrambe le mure, quindi provare backroll e frontroll, con e senza grab. Come al solito Agostino illustra le basi della manovra, guardiamo video tutorial e riprese dei clinic precedenti per fissare punti critici e possibili errori. Poi entriamo in acqua a provare: il radio tutoring è fondamentale per ottimizzare il lavoro e sfruttare appieno l’esperienza di Agostino. Paolo e Cristiano sono due compagni eccezionali, motivati ed entusiasti.

La giornata prosegue con un downwind di qualche miglio attraverso lo Stretto: un’esperienza davvero suggestiva che permette di saggiare le condizioni impegnative di questo tratto di costa quanto a vento e correnti, nonché districarsi con l’intenso traffico marittimo di barche a vela, traghetti, navi da crociera e portacontainer. Alla fine siamo tutti un po’ provati: Agostino ne approfitta per illustrarci una serie di esercizi di streching specifici per i kiter, da eseguire prima di andare a letto.

Giorno 5: il lavoro di gruppo aiuta a superare i propri limiti

Siamo arrivati al quinto e ultimo giorno del corso. Ormai il gruppo è affiatato: si lavora insieme, si ride e si scherza come vecchi amici. Il Libeccio nelle prime ore della mattina è moderato, quindi ci occupiamo della cura e manutenzione delle attrezzature. Agostino ci spiega come preservare i nostri kite e barre dopo ogni session, quindi ci mostra come riparare eventuali danni al ripstop o eventuali fori nei bladder. Un suo cliente ha portato un’ala con una valvola rotta: la ripara di fronte a noi con un metodo super collaudato.

Il pomeriggio invece è solo azione in acqua: down loop sui cambi di direzione e primo approccio allo stile unhooked con una serie di esercizi propedeutici per abituarsi e contrastare al meglio il tiro dell’ala. Quando usciamo dall’acqua siamo tutti esausti, ma elettrizzati e sorpresi dai nostri progressi. Alcuni di noi hanno raggiunto i propri obiettivi, gli altri hanno ricevuto le nozioni necessarie e tutti gli strumenti per lavorare nei prossimi mesi in autonomia e sicurezza, secondo i propri tempi.

Tutti andiamo via contenti di avere allargato i nostri orizzonti di questo meraviglioso sport che è il kitesurf, sperimentato nuove manovre e stretto belle amicizie. Soprattutto abbiamo scoperto il giusto approccio che serve a migliorarsi. Insomma ora siamo kiter evoluti, parola di Iko.

David Ingiosi

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