Come sono diventato un kiter “evoluto” in 5 giorni – Parte 1

Il resoconto del nostro collaboratore dall'Evolution Clinic Iko organizzato dalla NewKiteZone di Agostino Martino a Punta Pellaro (Rc): un'esperienza didattica e umana intensa e per certi versi sorprendente che allarga gli orizzonti del kitesurf a 360 gradi, permette di migliorare la propria tecnica e sperimentare nuove manovre con il giusto approccio.

29 Giugno 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Uno degli aspetti più interessanti del kitesurf è che si tratta di uno sport al tempo stesso facile da imparare, ma anche complesso e tecnico per chi vuole progredire e sfruttarne appieno tutte le potenzialità. In realtà dà grandi soddisfazioni ai kiter fin dai primi bordi, eppure non ci vuole molto a capire che si tratta di una disciplina dalle mille sfaccettature che consente di misurarsi con un’ampia gamma di attrezzature, stili, manovre e tecniche di riding.

Naturalmente per crescere come kiter serve il giusto approccio, ossia la voglia di migliorarsi, di alzare il livello a ogni uscita alimentando le proprie ambizioni e sfidando i propri limiti. Purtroppo non sempre tutto questo è possibile per mancanza di tempo libero che riduce le ore di pratica, condizioni meteo inadeguate nel proprio home spot, preparazione fisica approssimativa, e così via. Questo spiega come mai ci sono tantissimi kiter intermedi che magari si cimentano in salti e rotazioni ma che hanno pochi trick in repertorio oppure sono carenti per esempio sulle dinamiche di volo di un kite o sul corretto trim delle attrezzature.

Vado, miglioro e torno                                              

Io appartengo a quest’ultima categoria di kiter e oltre che un appassionato praticante sono anche un istruttore, nonché un giornalista che cerca di divulgare questa disciplina. Ecco perché quando Agostino Martino della NewKiteZone di Punta Pellaro mi ha chiamato per dirmi che organizzava l’Evolution Clinic Iko dal 15 al 19 giugno, mi si è accesa la lampadina e ho deciso di prendervi parte. Questo corso infatti prevede cinque giorni di training intenso con lezioni personalizzate sulla base dei propri obiettivi, metodi di insegnamento avanzati, approfondimenti su molti aspetti tecnici e soprattutto ore e ore di session in acqua con radio tutoring e video debriefing: “eccola, la mia opportunità di raggiungere un livello più alto nel kitesurf!”, mi sono detto. Quello che segue è il mio resoconto di questa esperienza.

Preparo il kitebag per la trasferta che include un’ala da 12 metri Excellence Ultimate Kiteboarding e una North Evo da 10 metri, la mia fedele tavola twintip Nobile 666, trapezio, leash, caschetto e impact vest, muta da 4 mm, lycra, occhiali da sole con cinghietto, crema solare ad alta protezione, barrette energetiche e integratori. Partendo da Roma potrei prendere un volo per Reggio Calabria, ma volendomi fermare qualche giorno in più nella zona dello Stretto e fare qualche giro turistico decido di scendere in macchina. A proposito, ma la Salerno-Reggio Calabria non doveva essere un incubo? In realtà è un’autostrada scorrevole, semi-vuota e nei tratti che si affacciano sul mare veramente suggestiva.

Stretto di Messina, vento a volontà e panorama mozzafiato

Arrivo a Punta Pellaro il giorno precedente all’inizio del corso per riposarmi dal lungo viaggio e ambientarmi. E’ passato più di un anno da quando ho visitato la NewKiteZone che nel frattempo è diventata un bel centro sportivo con una nuova sede, attrezzature Cabrinha e servizi migliori che comprendono spogliatoi, docce, bagni, un bar, rimessaggio per l’equipaggiamento, compressore e area tecnica per armare e lanciare i kite.

Il vento invece è sempre quello: forte, solido, costante, alimentato da quel meraviglioso “ventilatore” naturale che è lo Stretto Di Messina, una delle aree più ventose del Mediterraneo. Approfitto dei 20 nodi di Maestrale per entrare subito in acqua, risvegliare i miei muscoli intorpiditi e godere del panorama mozzafiato dominato dall’Etna con il suo “cappello” di nuvole bianche in testa. E’ bello vedere questo tratto di costa a un passo dalla città pieno di ali colorate.

Le ore scorrono via così tra un’uscita e l’altra, chiacchiere e risate con Agostino e la sua crew e piatti di frutta e snack a reintegrare le calorie dissipate nelle varie session. Non voglio stancarmi troppo perché so che i giorni a venire saranno molto intensi, quindi la sera mangio una pizza veloce e vado a letto presto in un comodo alloggio proprio di fronte la scuola.

Giorno 1: La sveglia suona alle 7 per il corso targato Iko

La sveglia l’indomani suona alle ore 7. Fatto il pieno di energie, arrivo alla NewKiteZone. Ci siamo: il mio Evolution Clinic Iko sta per cominciare e sono emozionato. Il sole picchia forte già di prima mattina e ci sistemiamo tutti sotto il “ragno” che sarà la nostra aula attrezzata con tavoli, sedie e lavagna. Agostino presenta ufficialmente il corso, racconta cos’è la Iko (International Kitesurf Organization) e spiega come saranno organizzate le nostre giornate. A ciascuno dei partecipanti consegna quindi il manuale dell’Evolution Clinic sia in lingua inglese che in italiano, la cui traduzione ha curato personalmente. Dopodiché invita ciascuno di noi a presentarsi, raccontando chi siamo, da quanto tempo pratichiamo il kite, qual è il nostro attuale livello e soprattutto perché siamo qui e quali sono i nostri obiettivi. Scopro così chi sono i miei compagni di corso.

Con me ci sono Paolo, un medico di Firenze che è arrivato al kite da qualche anno dopo avere praticato per molto tempo motociclismo su pista e fuoristrada e Cristiano, un rider di Roma che ha cominciato nel 2010 e che è venuto qui a Punta Pellaro con il camper portando la moglie e i suoi tre figli. Due di loro, Mirco e Lele, sono poco più che principianti e seguiranno solo una parte del Clinic con noi. A parte i ragazzi, noi adulti siamo pressappoco allo stesso livello e abbiamo obiettivi molto simili: riding più solido ed efficace in tutte le condizioni, cambi di direzione avanzati, padronanza del pop, salti e rotazioni su entrambe le mure e primi approcci allo stile unhooked.

Agostino ci spiega la formula di questo corso che pur avendo un programma preciso è in realtà una sorta di “contenitore” pronto a plasmarsi sulle singole esigenze dei kiter partecipanti e il fatto che i nostri obiettivi siano più o meno simili è un grande vantaggio per noi in termini di lavoro di squadra, progressione e materie da approfondire. Sono contento: migliorare assieme agli altri è molto più efficace, in parte ci si aiuta, in parte si crea quel sano spirito competitivo e un po’ goliardico essenziale per sbloccarsi, superare i propri limiti e “tirarsi” a vicenda.

I capisaldi per crescere: sicurezza dello spot e meteorologia

In questo primo giorno il vento è girato in Scirocco ed è moderato. L’Evolution Clinic Iko prevede anche una serie di attività collaterali in caso di no-wind che nel nostro caso vanno da sessioni di wake con la barca all’utilizzo dell’hydrofoil. In accordo con Agostino decidiamo però di concentrare in giornata la maggior parte delle lezioni teoriche in modo da essere freschi e avere più spazio per le sessioni in acqua in programma nei prossimi giorni.

Affrontiamo così per prima cosa lo studio dello spot, il corridoio di lancio, le zone di sicurezza e i segnali di delimitazione delle stesse. Individuiamo gli ostacoli, le zone di turbolenza e i riferimenti da tenere durante la navigazione. Poi Agostino ci illustra come si svolgeranno le session in acqua rispettando un circuito per agevolare il lavoro di radio tutoring e di riprese video.

Passiamo quindi allo studio dei venti e alla meteorologia di questo tratto di costa. Lo Stretto di Messina da questo punto di vista con l’incrocio di due mari, lo Ionio e il Tirreno, e la vicinanza tra il continente e la Sicilia, è una palestra naturale formidabile per approfondire questi argomenti: le formazioni nuvolose, la loro altezza, il colore e lo sviluppo, la presenza di fronti, le correnti, le maree, i venti principali, le raffiche, i regimi di brezze sotto costa e il vento termico. Sono nozioni spesso sottovalutate dai kiter ma che in realtà sono fondamentali non solo per sfruttare al meglio i fenomeni atmosferici di un determinato spot, ma anche per prevederne l’evoluzione e navigare sempre con coscienza e in sicurezza, trasformandoci da semplici rider in veri marinai.

Conoscere e trimmare le attrezzature

Dopo una breve pausa passiamo il pomeriggio a studiare il corretto trim delle attrezzature. Per farlo Agostino ci chiede di armare ciascuno il nostro set di ali e barre. Paolo utilizza kite North Dice nelle misure 7, 9 e 13 e tavola twintip North Hadlow, mentre Cristiano ha un set di Switch nei modelli Method (7), Element IV (9) e Combat II (11) e tavola twintip Nobile Nhp. Agostino tira fuori la sua attrezzatura Cabrinha. Passiamo al setaccio ogni ala esaminandone materiali, cuciture, valvole, forma, tips e Agostino ci illustra in dettaglio le differenze e come trimmare al meglio ogni modello in base alle condizioni e alle personali esigenze. Poi ci occupiamo delle barre confrontandole e verificando la lunghezza delle linee, i sistemi di sicurezza, le misure e il depower. Anche in questo caso osserviamo i materiali, le rifiniture, gli snodi, le impalmature dei cavi, il diametro, i trefoli e i terminali. Agostino ci spiega i vari tipi di settaggio della barra, da quello oldschool a quello freeride a quello wake style.

Quindi passiamo alle tavole concentrandoci su shape, materiali e misure. Agostino risponde alle nostre mille domande soffermandosi sulla corretta nomenclatura delle varie parti e chiarendoci ogni dubbio su angolazione e larghezza dei footstrap, così come sulla forma e la lunghezza delle pinne, l’uso dei boots, le differenze tra i vari tipi di stance e come influenzano il nostro riding e le manovre.

Arriviamo a fine giornata stanchi ma con una valanga di conoscenze in più sulle nostre attrezzature e la coscienza di poterle da oggi in poi padroneggiare e adattare alle nostre esigenze di kiter. Ma anche con la consapevolezza di avere spazzato via molti pregiudizi sulle attrezzature frutto del classico passaparola e il desiderio di sperimentare nuovi materiali alla ricerca del perfetto feeling.

David Ingiosi

Fine prima parte

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