Giovanni Soldini prova a battere il record Atlantico e quello della Manica: la nostra intervista al mito della vela

Il velista più famoso d'Italia si racconta a Liguria Nautica

21 Dicembre 2019 | di Maria Cristina Sabatini

Giovanni Soldini, più che un velista un mito della vela italiana e internazionale. Venticinque anni di regate oceaniche alle spalle, due giri del mondo in solitario, sei Quebec-Saint Malo, sei Ostar, tre Transat Jacques Vabre e più di quaranta transoceaniche.

Dal 2012 collabora con il brand modenese Maserati, con il quale ha ottenuto, prima a bordo di Maserati Vor70 e poi dal 2016 di Maserati Multi 70, numerose vittorie e importanti record, come nel 2012 il Cadice San Salvador, nel 2016 la New York San Francisco Gold Route o nel 2018 il record della Rotta del Tè, da Hong Kong a Londra.

Una collaborazione strategica che va oltre la semplice sponsorizzazione. Per la prima volta, infatti, gli ingegneri del Maserati Innovation Lab di Modena hanno trasmesso le proprie conoscenze di aereodinamica e utilizzato gli strumenti di analisi virtuali, solitamente applicati allo sviluppo delle automobili, sul Trimarano Maserati Multi 70.

I risultati degli studi, svelati recentemente, hanno visto un abbassamento del coefficiente di penetrazione aerodinamico dell’intera imbarcazione di circa il 5% e un aumento della forza propulsiva del 4%, a fronte di un incremento della forza sbandante al di sotto dell’1%. Questo si traduce in una velocità di crociera dell’imbarcazione che, in condizioni ideali, potrebbe superare i 43 nodi.

Da gennaio 2020 Giovanni Soldini è pronto, con il suo equipaggio, a salpare sul trimarano Maserati Multi 70 per un nuovo intenso programma di regate, che lo porterà a gareggiare prima nella Cape to Rio Race, poi a febbraio nella RORC Caribbean 600 Race, a marzo nella St Maarten Heineken Regatta, a settembre nella super 8 Race e ad ottobre nella Rolex Middle Sea Race.

Nel mezzo, come se non bastasse, tenterà di infrangere anche due record: ad aprile il record Atlantico (Bermuda – Plymouth) e a maggio il record della Manica. Abbiamo intervistato il velista più famoso d’Italia, che da 25 anni ha scelto la Liguria come sua terra di residenza.

Lei ha fatto due giri del mondo in solitario, ha conquistato numerosi record (e ne conquisterà ancora). Una passione per il mare nata da bambino, ma c’è stato un momento preciso in cui ha detto “io voglio fare questo nella vita”?

E’ stata una decisione graduale. Però sicuramente a 16 /17 anni è stato il momento in cui ho deciso, (sorride) definitivamente!

L’uomo e il mare. Lei ha detto che quando si va per mare ci sia accorge di essere nulla rispetto alle forza della natura, è anche naufragato due volte, non ha mai avuto paura?

La paura è una buona compagna diciamo (sorride), non è panico, è una paura giusta. In mare bisogna prepararsi molto bene, sicuramente non va preso sotto gamba perché non è il nostro ambiente, dopodiché si cerca di gestire i rischi il più possibile.

In un giro del mondo in solitaria del 1999  la ricordano tutti, oltre che per la sua grande prestazione, anche per il salvataggio di un’altra velista, Isabelle Autissier.  Secondo lei perché un gesto così umano, come quello di aiutare gli altri, ha suscitato così tanto clamore? Le ha fatto strano sul momento?

Un po’ si perché la legge del mare è molto chiara da questo punto di vista. Quando c’è qualcuno in difficoltà, è assolutamente normale che i marinai lo aiutino e cerchino di fare di tutto per salvarlo. E’ una legge che esiste da migliaia di anni ed è figlia del fatto che, semplicemente, una volta tocca a te e una volta può toccare a me.

L’impresa che le è ha dato maggiore soddisfazione?

Ho fatto tante cose, per cui ce ne sono tante che mi hanno dato grandi soddisfazioni. A parte i giri del mondo in solitario, i tre giri del mondo con equipaggio, il mio record a San Francisco, quello a Hong Kong ultimamente con Maserati trimarano, non c’è una scala di preferenze.

E quella che vorrebbe ancora fare?

Quelle che sto facendo!! Questa Maserati multi 70 è una barca in evoluzione, che continua a migliorare e che continuiamo a sviluppare perché siamo stati comunque il primo trimarano a cercare di “volare negli oceani” e c’è tanto lavoro da fare ancora per cercare di risolvere tutti i problemi che ci sono utilizzando il foiling in oceano. Adesso a gennaio abbiamo una transoceanica che è la Cape to Rio e poi abbiamo un bel programma di regate tutto l’anno.

Anche il record della Manica…

Il record della Manica è un record molto difficile da battere, speriamo di riuscire a farlo ( sorride), dipenderà molto dalle condizioni meteo, perché ci vuole il vento giusto con l’angolo giusto e le condizioni giuste perché il record da battere è 30 nodi di media sulla rotta diretta. Ci vuole un vento che ti permetta di andare sulla rotta diretta perchè si tratta di una velocità molto alta.

Lei nasce a Milano ma sceglie di vivere  in provincia della Spezia, come mai, qual è il rapporto con questa terra, con questo mare?

Sono ormai 25 anni che sono qui. E’ stato abbastanza naturale venire a vivere in Liguria perché era il mare un più vicino e perché dal punto di vista logistico era molto adatto a preparare le barche. La Spezia è una città piena di gente che lavora, di aziende che hanno molto know how e quindi è un posto adatto per preparare una barca da corsa.

Com’è la situazione del nostro mare e degli oceani?

Purtroppo non è una bella situazione perché il mare è sicuramente molto sfruttato e anche molto inquinato. Basta andare su una spiaggia d’inverno per rendersi conto della quantità di roba che c’è in mare. Purtroppo il nostro stile di vita non è compatibile con la natura. Noi continuiamo a consumare cose che in realtà non hanno molto senso, imballaggi, plastica inutile.

Quello che deve accadere è un cambio culturale che deve partire dalle persone oltre che dai governi. Serve una presa di coscienza più seria su questi temi perché sicuramente, quello che sta accadendo negli ultimi decenni è un disastro, sia nel nostro mare che nei mari di tutto il mondo. Adesso con Maserati abbiamo appena fatto dalle Hawaii fino a Cape Town, quindi siamo passati dal Pacifico, dal Mar della Cina e dall’Oceano Indiano e purtroppo anche lì il mare è pieno di oggetti che galleggiano.

Da quando ha iniziato a navigare ad oggi  ha visto dei cambiamenti repentini oppure una situazione di inquinamento nei mari purtroppo l’ha sempre riscontrata?

Dal punto di vista della plastica in mare, c’è stato sicuramente un tracollo negli ultimi anni. Il problema è che la plastica si accumula e dura tanto tempo. L’uomo ha iniziato a produrre plastica in maniera industriale diciamo negli anni ’50/’60, quindi in realtà sono relativamente pochi anni, però purtroppo oggi ne produciamo 10 volte tanto o 100 volte tanto e il problema è che si accumula. Magari in mare puoi trovare una tanica prodotta 30 anni fa e quella sempre lì stà, però di fianco ha anche quella che è stata prodotta 10 anni fa e negli ultimi anni sicuramente questo fenomeno è aumentato moltissimo.

In navigazione che tecniche adottate per diminuire il consumo di plastiche?

Noi abbiamo in genere un desalinizzatore quindi l’acqua la beviamo direttamente dal mare desalinizzata e in genere a bordo di plastica ce n’è relativamente poca e sicuramente ce la teniamo a bordo e non la gettiamo in mare!

Prima di lasciarla un consiglio a tutti quei giovani marinai che iniziano ad andar per mare, la vedono e vogliono seguire le sue orme

Bisogna semplicemente seguire se stessi, le proprie passioni… e se la vela e il mare è una passione bisogna dedicarci del tempo e godersi la vita (sorride).

 

Foto:  Tom Walker                                                                                                                   

Maria Cristina Sabatini

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