Old but Gold…Ship: la storia di Gometra tra guerre e regate in quasi 100 anni di navigazione

L'incredibile storia di Gometra: in quasi cent'anni la "Gold Ship" ha navigato dalla Norvegia al Sud America e non sembra intenzionata a fermarsi

4 dicembre 2017 | di Gregorio Ferrari
Una foto di Gometra in navigazione del Royal Vancouver Yacht Club
Una foto di Gometra in navigazione del Royal Vancouver Yacht Club

Nel porto di Rapallo c’è una barca a vela, al momento in secca. Si chiama Gometra e solo a vederla fa subito venire voglia di uscire in mare.  Le sue linee e la qualità con cui è stata costruita, nel lontano 1925, hanno fatto innamorare moltissimi velisti, tra cui Matteo Rossi, avvocato e presidente dell’Associazione Vele d’Epoca, che la trovò semi abbandonata a Nizza nel 2006 e decise di riportala, filologicamente, al suo aspetto autentico. Una barca unica con una storia unica, che l’ha vista navigare dalla Scozia al Sud America, passando per la Norvegia, durante una missione nella Seconda Guerra Mondiale.

Andando con ordine, Gometra iniziò la sua storia nel 1925 dall’incontro tra l’ammiraglio James Farie e l’allora notissimo progettista Alfred Mylne. La futura “Gold Ship” navigò per una decina d’anni tra Inghilterra, Galles e Scozia, cambiando proprietario diverse volte, fino al 1939, quando nel Vecchio Continente si accese il secondo conflitto mondiale.

Come Gometra divenne la Gold Ship

Quando scoppiò la II^ Guerra Mondiale, Gometra venne “arruolata” dalla Norvegia per una missione speciale: il trasporto in Canada dell’oro reale norvegese, 45 tonnellate circa, mentre il Paese scandinavo stava per soccombere all’invasione nazista.

Gometra venne stivata su un cargo, di nome Bra-Kar,  insieme all’oro che venne nascosto dentro casse legate con barili vuoti, in modo che potesse – l’oro- galleggiare in caso di affondamento del cargo. La buona sorte sorrise a Bra-Kar e a Gometra, che non vennero intercettate e non ebbero incidenti durante la traversata. Una volta giunto ad Halifax, l’oro fu immediatamente trasportato nelle banche canadesi, mentre la “Gold Ship” venne sbarcata nel porto. Il capo del Parlamento canadese in persona, C. Hambro, partecipò alla traversata.

Gometra dopo la guerra: da Halifax alla Liguria passando per il Messico

Finita la guerra Gometra rimase al Royal Yacht Squadron Nova Scotia in Canada per 40 anni ed il suo fascino stregò un gran numero di persone,  tra cui Charles Rawlings che ne ricostruì la storia insieme ad  uno degli skipper della barca, William J. Roué. Nel 1976 venne acquistata da David Millis che in quell’anno con Gometra partecipò alla regata transpacifica di 2300 miglia dal Canada alle Hawaii, Victoria-Maui. Nel 2003, dopo molti anni senza navigare, la “Gold Ship” tornò a solcare i mari con Molly Holt al timone lungo le coste del Messico, del Guatemala e di El Salvador, prima di tornare in Europa nel 2006 ed essere abbandonata.

In quell’anno le regate portarono l’avvocato Rossi con il figlio Andrea  a Cannes. Passando per il porto di Nizza, Matteo Rossi vide la prua di Gometra spuntare tra le altre e, da amatore e curioso di barche classiche, decise di fermarsi per saperne di più… neanche due settimane dopo i due Rossi erano a Nizza con un camion per portarla via.

Il restauro di Gometra ed il ritorno in acqua

Gometra a prima vista sembrava un relitto. Era stata tirata in secca perché non affondasse e solo ad un analisi più attenta si capì che sarebbe potuta tornare in acqua senza finire sul fondo. Infatti gran parte dello scafo era sano, così come la coperta e le sovrastrutture e venne fatto un piano di restauro, che però non contemplava cantieri specializzati o nomi altisonanti. A chi rivolgersi, dunque? Venne allestita una squadra di artigiani molto selezionata, guidata dal compianto maestro d’ascia Giovanni Ambrosetti, detto “mani d’oro”, soprannome che la dice lunga sulle sue capacità e competenze. Purtroppo Ambrosetti è mancato poco prima del varo, dopo un restauro durato otto anni, seguendo i piani originali del 1925.

Durante i lavori cominciò anche la ricostruzione di un’altra componente fondamentale: la storia di Gometra. Un tuffo nel passato attraverso vecchi ritagli di giornale, telefonate intercontinentali dall’Australia al Canada, ricerche di foto in archivi polverosi e racconti di eredi di vecchi armatori. Una ricerca che ogni giorno, ancora oggi, regala dettagli e curiosità emozionanti di una piccola grande barca.

Gometra e la propulsione elettrica: tra il passato e il futuro c’è il presente

La ricostruzione filologica del motore non è stata possibile perché l’originale era un “6 cavalli” a paraffina, che non viene più prodotto per ovvi motivi.

“L’unico esemplare ancora esistente –ha raccontato Andrea Rossi è in un museo scozzese ma chiaramente non ce lo lasciano. Quando a bordo abbiamo trovato un Yanmar da 30 cavalli, ci è sembrato molto poco poetico per una barca come Gometra e abbiamo deciso di passare all’elettrico. E’ stata una scelta coraggiosa, perché 10 anni fa nessuno lo aveva e abbiamo dovuto progettare tutto noi. Si tratta -ha sottolineato Rossi- di un motore a corrente da 13 kW di potenza a 72 volt, mentre le batterie sono al litio perché garantiscono migliori prestazioni e densità rispetto alle batterie tradizionali”. 

Con questo motore la Gold Ship ha un’autonomia di circa 30 miglia alla velocità minima e può raggiungere i 7,5 nodi di velocità massima. Il progetto è stato curato proprio da Andrea Rossi, ingegnere che con la propulsione elettrica lavora nella startup Hytem. “Oggi -ha spiegato Rossi- Gometra naviga a vela e a motore in silenzio e a zero emissioni. Un vero piacere!”.

 

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1 commento

  1. Adolfo MELLONE ha detto:

    Bellissima storia, tanta benevola invidia, ma…..tutte ‘ste barche in secca….. e che è, ‘n appuntamento alla Meloria ? a Vada ? a Ugento ?
    non sarà mica pericoloso ?

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