“Il cacciatore di alisei” Carlo Venco a LN: “Non avevo idea di come si costruisse una barca ma sapevo che dovevo costruirla”

Intervista al navigatore oceanico Carlo Venco, autore del libro “Il cacciatore di alisei”, pubblicato da Edizioni Il Frangente: una miriade di aneddoti, con il filo rosso di una passione che fa superare ogni ostacolo

16 Luglio 2020 | di Giuseppe Orrù
Carlo Venco a bordo di Ipanema

Quella di Carlo Venco è una vita avventurosa, vissuta al di fuori delle consuetudini, una vita piena, appagante, ma soprattutto libera, trascorsa inseguendo gli alisei, gli occhi puntati verso il cielo a cercarne le tracce nelle nuvole. Iniziano addirittura prima degli Anni ’80 gli aneddoti raccontati dall’autore nel suo primo libro “Il cacciatore di Alisei” (304 pagine, 21 euro), pubblicato da Edizioni Il Frangente, ma vengono snocciolati con una dovizia di particolari e una freschezza che sembrano vissuti dall’autore soltanto il giorno prima.

Questo libro è un diario di bordo. Ma non si tratta di una raccolta di scritti, messi insieme e pubblicati. I racconti di Venco sono stati scritti di getto apposta per questo libro, facendo riaffiorare ogni ricordo e impregnando ogni pagina della necessità di riappropriarsi della propria esistenza, di svincolarsi dalla routine lavorativa e dall’ordinarietà del quotidiano per dare spazio ad una mai sopita sete di esperienze.

Proprio nel vento, infatti, l’autore si riconosce e si ritrova. Nel vento che gonfia le vele e in quello che sostiene le ali degli alianti, infine negli alisei che spingono la sua barca Ipanema sui mari e sugli oceani. Venco offre al lettore una serie di aneddoti gustosissimi e divertenti, che trasudano passione. Lo fa con un linguaggio semplice e mettendosi sempre in secondo piano rispetto alla sua barca e al momento che sta rivivendo. Non si autocelebra mai, ma lascia trasparire il suo carattere bonario. E’ per questo che fa venire voglia di imbarcarsi con lui per l’ennesima traversata oceanica.

L’AUTORE

Carlo Venco è nato a Vicenza nel 1949. Ha iniziato ad appassionarsi alla vela nei primi anni ’70, navigando nel piccolo Mar Adriatico. Nel 1978 ha costruito la sua prima barca, Ipanema, un Caipirinha di 9 metri, col quale, spinto da una grande passione, comincia la sua carriera di vagabondo dei mari.

Negli anni ’80 passa dalla giacca e cravatta alla cerata, dedicandosi a tempo pieno all’attività di charter e scuola di vela a bordo di Ipanema II, un ketch di 12,5 metri con cui attraversa “pendolarmente” l’Oceano Atlantico per ben 44 volte.

Negli anni ’90 si trasferisce per un breve periodo sulla terraferma per dedicarsi all’altra sua grande passione: il volo a vela, senza però abbandonare il mare. Ritorna quindi a solcare gli oceani a tempo pieno a bordo di Ipanema III, uno splendido sloop di 15,5 metri col quale compie un giro del mondo in solitario.

L’INTERVISTA

Carlo Venco, da Vicenza agli oceani del mondo. Sin dalle prime pagine del libro si capisce che lei è un autodidatta che, partito da uno scafo spoglio, ha costruito una barca con cui ha girato il mondo. Ma come ha fatto?

La passione fa fare tutto. Non avevo idea di come si costruisse una barca, ma sapevo che dovevo costruirla. Un po’ alla volta ho imparato, mettendoci più tempo di quello che ci avrei messo se fossi stato esperto. Mi sono dovuto improvvisare meccanico, elettricista, falegname e attrezzista. Ma, con lo stimolo di avere una barca e la voglia di navigare, tutto si è risolto. Non avevo alcuna esperienza manuale nella mia vita e non sapevo neanche se ne avessi avuto le capacità. Ma diciamo che me la sono cavata bene.

Lei aveva già tante passioni. Ma per “impallinarsi” così di barche e navigazione avrà avuto uno spunto. Com’è nata questa passione, diventata poi il suo lavoro?

Ho scelto la barca come una cosa di testa. Ho visto la copertina di una rivista di nautica in un’edicola ed è scattata una molla. Ho capito che la barca sarebbe stata una cosa importante. Forse per il concetto di libertà che esprime. Non ho mai vissuto in mare e non avevo mai navigato. Avevo uno zio materno che aveva sposato nel dopoguerra una signora triestina che aveva una barca. Da lui avevo sentito parlare di navigazione, ma non c’erano state esperienze che mi avevano indotto a fare ciò che ho fatto. Quella copertina fu un’immagine folgorante.

Dalla copertina di quella rivista a oggi. Quel è il momento che ricorda con maggiore emozione?

E’ il momento in cui ho deciso di acquistare la mia prima barca, quella che poi ho dovuto costruire, dentro il cantiere, pezzo per pezzo. Per me era tutto nuovo e in quel momento avevo capito che avrei potuto coronare il mio sogno di avere una barca. Non sapevo in quanto tempo, ma quello era il momento in cui avrei iniziato questa avventura.

Lei ha imbarcato come ospiti tantissime persone. In alcuni casi l’equipaggio ha dato più problemi del mare o delle condizioni meteo. Quale consiglio darebbe a chi oggi volesse imbarcarsi come ospite di un charter?

Bisogna capire ognuno che carattere ha. Adesso è completamente diverso: una volta le persone erano molto più adattabili. Ora, per il fatto che uno paga una quota, pretende di realizzare dei sogni, senza sapere cos’è la realtà. Spesso, quindi, si formano delle aspettative che vanno al di là della realtà e, dato che non possono essere soddisfatte, si tramutano in delusioni.

Bisogna vedere se ci si vuole imbarcare perché c’è passione o per il solo fatto di fare una vacanza un po’ diversa. Bisogna essere molto logici nelle cose. Spesso mi sono chiesto perché certe persone venissero a fare crociere in barca: non vedevo passione. Era solo una vacanza diversa, spesso un po’ scomoda. Ma non avevano la passione per la barca.

A un certo punto della sua vita, lei decide di vendere la sua barca, abbandonare il mare e dedicarsi al volo a vela. Cos’è successo?

La causa fu la separazione da mia moglie. Reputavo che la barca avesse causato, e in parte è vero, la separazione da mia moglie e forse ho iniziato a rifiutare un po’ quell’ambiente. Ma avevo anche voglia di provare nuove esperienze. Fondamentalmente ho venduto la barca perché reputavo che la separazione da mia moglie fosse dipesa dal mio lavoro. Mia moglie gestiva la parte dei clienti e delle prenotazioni. Io ero sempre fuori: d’estate in Grecia e d’inverno ai Caraibi. A casa c’ero veramente poco. E ovviamente il mio rapporto famigliare ne ha risentito.

I suoi aneddoti sono raccontati con un’estrema dovizia di particolari, eppure parlano di episodi che risalgono anche a 30 anni fa. Non è che aveva degli appunti nascosti?

E’ stata anche per me una sorpresa capire che stavo ricordando aneddoti di 30 – 35 anni fa come se fossero successi ieri. Li ricordo così bene perché sono state cose che mi hanno segnato.

La copertina del libro

Adesso, a 71 anni, cosa vuole fare Carlo Venco nella sua vita?

Carlo Venco ha sempre voglia di navigare. Avendo smesso di lavorare con la barca, faccio sempre più fatica a starci dietro. Ho una barca da 15 metri, che richiede molte attenzioni.

Nella vita molti miei colleghi e non mi dicevano che avevo sempre avuto fortuna, perché mi è sempre andato tutto liscio in mare. Io dico che non mi è mai successo niente perché mantengo sempre bene la barca. Spesso le disgrazie avvengono per la scarsa manutenzione.

Se non fosse stato per il Coronavirus, sarei voluto ripartire per un altro mezzo giro del mondo: andare in Polinesia e fermarmi tra Polinesia e Nuova Zelanda.

Il Mediterraneo mi va stretto. Per navigarci bisogna essere ricchi e io non lo sono. Ci sono ancora dei paradisi che permettono di stare bene in barca spendendo poco. Adesso non so come e quando sarà possibile: sto aspettando l’evolversi delle cose. Ma l’idea è di ripartire e andare in Oceano Pacifico con un amico o con una fidanzata.

 

Il cacciatore di alisei

di Carlo Venco

Edizioni Il Frangente, Verona, 2020

Pagine: 304 + inserto fotografico a colori

21,00 euro

Disponibile anche in e-book

 

Giuseppe Orrù

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1 commento

  1. paolo bodoano ha detto:

    Nel 1790 la ne flotta di tre brigantini da 170 tonnellate teneva una linea semi annuale Manchester Shanghai.

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