Il giro del mondo in 80 giorni: Giancarlo Pedote miglior italiano di sempre al traguardo del Vendée Globe

Giancarlo Pedote ha tagliato la linea d’arrivo della 9° edizione del Vendée Globe alle 13:02 di giovedì 28 gennaio, aggiudicandosi l’8° posto

29 Gennaio 2021 | di Giuseppe Orrù

Il velista fiorentino Giancarlo Pedote ha tagliato la linea d’arrivo della 9ª edizione del Vendée Globe, al largo di Les Sables d’Olonne, in Francia, alle 13:02 e 20 secondi di giovedì 28 gennaio. Il navigatore, unico italiano in regata, ha completato il suo giro del mondo senza scalo e senza assistenza sull’Imoca Prysmian Group in 80 giorni, 22 ore, 42 minuti e 20 secondi.

Giancarlo Pedote, 45 anni, al suo primo Vendee Globe, ha gestito al meglio tutte le difficoltà che ha incontrato nelle 24.365 miglia di regata, concludendo in 8ª posizione. In realtà Pedote era arrivato al 7° posto, ma la classifica definitiva è stata aggiornata dopo l’arrivo di Jean Le Cam, che aveva un bonus di 16 ore e 15 minuti per il salvataggio di Kévin Escoffier, naufragato al largo del Sud Africa nel novembre scorso.

In ogni caso, assicurandosi un posto nella Top 10, il navigatore italiano segna un’ottima performance alla sua prima circumnavigazione in solitario, diventando l’italiano che ha registrato il miglior risultato al Vendée Globe.

Vorrei dedicare questo giro del mondo – ha detto Giancarlo Pedote durante le sue ultime miglia – a tutte le persone che mi hanno seguito da casa. E’ arrivato tutto, tutti i vostri sentimenti sono arrivati a me. E poi vorrei dire tantissime grazie a mia moglie Stefania e vorrei dedicarle questo giro del mondo perché senza i suoi incoraggiamenti non sarebbe andato così“.

“MI E’ MANCATA LA MIA FAMIGLIA”

Ad attendere Pedote all’arrivo di Les Sables d’Olonne c’era tutta la sua famiglia. “Questo ritorno a terra dopo un giro del mondo e 80 giorni in mare – ha commentato il navigatore al traguardo – è veramente qualcosa di molto speciale. La mia gioia più grande è naturalmente ritrovare mia moglie Stefania e i miei figli Aurelio e Isabella. Durante questo Vendée Globe mi sono mancati i momenti di vita con loro. Quando ho tagliato il traguardo ho visto tante barche intorno a me ma non ho riconosciuto subito la mia famiglia, a causa delle mascherine. Il primo tra loro che ho visto è stato mio figlio Aurelio che agitava la mano ed è stato particolarmente emozionante“.

“GIRO DEL MONDO? A ME E’ SEMBRATA UNA REGATA DI QUARTIERE”

Alla sua prima esperienza al Vendée Globe, Giancarlo Pedote ha raccontato le sue sensazioni nella conferenza stampa al termine della regata. “Dal punto di vista della regata – ha spiegato – alla fine chiudo con una sensazione strana: quella di aver fatto una ‘regata di quartiere’. Non so perché. E’ come se all’improvviso avessi un vuoto di memoria, forse per dimenticare tutte le cose difficili degli ultimi due mesi e mezzo e mi ricordassi solo la fase finale“.

Questo Vendée Globe – ha aggiunto Pedote – è veramente incredibile. Un’avventura straordinaria. Un giro del mondo in solitario è un progetto molto complesso in cui serve anche un po’ di fortuna. Ho cercato di posizionare il cursore sempre nel posto giusto. Mi rendo conto che avrei potuto attaccare di più quando guardo il modo in cui Louis Burton o Yannick Bestaven hanno navigato, ma avevano già l’esperienza di un Vendée Globe alle spalle“.

Poche ore dopo aver messo piede a terra, Pedote ha potuto ritrovare i suoi affetti e ha riferito le sue sensazioni dovute dalla permanenza di tre mesi in mare. “Dopo un’avventura così apprezzo enormemente le cose che ho sempre – ha confessato il navigatore – quelle di tutti i giorni. Il fatto di privarsi di tutto questo per circa tre mesi, ti fa capire che le cose che hai sempre, nella quotidianità, sono le più belle della vita. Tre mesi non sono tre minuti. Hai tempo di pensare, comprendere, ripensare. Ora è fantastico ritrovarle. Sono contento di ritrovare la mia vita di terra, anche se stavo bene in mare e ho passato dei bei momenti, vivendo un’esperienza formidabile. Sono contento però di ritrovare mia moglie, i miei figli e la vita di ‘prima di partire’“.

 

Giuseppe Orrù

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