Vela, è ligure d’adozione il primo italiano ad aver vinto la Mini Transat: Ambrogio Beccaria si racconta a LN

Abbiamo raggiunto telefonicamente il giovane milanese entrato nella storia della vela italiana, per conoscere più da vicino i suoi segreti

3 dicembre 2019 | di Maria Cristina Sabatini
Ambrogio Beccaria
Ambrogio Beccaria

Ambrogio Beccaria, giovane velista milanese ma ligure d’adozione, dopo l’emozionante vittoria del 15 novembre scorso in Martinica nella Mini Transat, è entrato per sempre nella storia della vela italiana. Ambrogio, classe 1991, è infatti il primo italiano ad essersi aggiudicato la mitica transatlantica francese dedicata alle barche oceaniche più piccole del mondo.

Nominato a maggio “Velista dell’anno TAG Heuer 2019” per i successi ottenuti Oltralpe in classe mini 6.50, Beccaria è stato il quarto navigatore non francese in ben 42 anni ad aggiudicarsi la leggendaria competizione oceanica, tagliando il traguardo dopo 13 giorni, 1 ora e 58 minuti di regata, primo in classe Serie e terzo Overall.

Abbiamo raggiunto telefonicamente l’“intouchable italien” (l’italiano imprendibile), come lo hanno soprannominato i francesi, per conoscere meglio i segreti di questo giovane velista, consapevole della sua forza ma anche dei suoi limiti.

Nessun italiano prima di te era riuscito in questa impresa. Quando è nata la consapevolezza di poter dire “ce la posso fare”?

La consapevolezza, in un certo senso, c’è sempre stata e, allo stesso tempo, non c’è mai stata. Lo speravo fin dall’inizio. Da 5 anni. Anche prima di partire, sebbene io fossi il grande favorito. Ma si sa, spesso nello sport non sempre le cose vanno come hai programmato e quindi è difficile sapere quando ho iniziato a crederci veramente. Diciamo che da quando, un anno e mezzo fa, ho firmato con il mio sponsor “Geomag”, ho iniziato a crederci seriamente, perché avevo già una bella barca e mi mancava solo uno sponsor che ci credesse.

Quando è nato il sogno di competere nella Mini Transat?

Fin da piccolo. Avevo 12 anni. Ho iniziato un po’ al contrario, perché di solito si inizia dalle derive e poi si finisce sulle barche più grandi. Io, a Milano, non avevo in famiglia la cultura dello sport in mare e quindi non ho fatto nulla di tutto ciò e d’estate, grazie all’amministratore di una scuola di vela in Sardegna, ho iniziato a fare un po’ di regate, le classiche d’altura in giro per l’Italia. Mi sono appassionato moltissimo e ho iniziato a sognare in grande. Ero un ragazzino e volevo vincere tutto. Volevo vincere il giro del mondo (sorride). Poi ti rendi conto, piano piano, che devi fare un passo alla volta e mi sono lanciato sulla Mini Transat.

Quali sono gli ingredienti per raggiungere i propri obiettivi?

Enorme passione per questo sport come base. Nella classe Mini ci finisci, in un certo senso, se non sei già arrivato e se vuoi provare a fare questo mestiere gustando per la prima volta la competizione oceanica. Non hai un grande budget e di sicuro hai tantissimo da imparare, quindi hai bisogno di una passione sfrenata, perché la passione ti sostiene nei momenti di difficoltà e ce ne saranno tanti. Poi tantissimo lavoro, sacrifici e la giusta dose di metodo, che forse è stato il mio tallone d’Achille, perché mi faccio prendere da tante cose e faccio fatica a farne una alla volta.

C’è stato un momento, durante la regata, in cui ti sei sentito in difficoltà?

Hai voglia!! Già 3/4 ore dopo la partenza sono stato in enorme difficoltà. Ho fatto una strapoggia violentissima e non è facile uscirne senza rompere qualche cosa a bordo. Ho avuto mezz’ora di attività molto intensa, quasi vicino al panico, ma poi alla fine è andato tutto bene. I primi giorni sono stati molto difficili perché c’era molto vento e quindi sono stati intensi fisicamente, anche perché sei ancora sul ritmo terrestre e il tempo sembra molto lungo e non è così semplice entrare nel ritmo della regata. All’inizio conti i giorni ed è un po’ difficile prendere il ritmo. Inizi a pensare “ho fatto 3 giorni… ne devo fare altri 10… non ce la farò mai!!”

Come sei riuscito a venir fuori da quei momenti? C’è un segreto?

Un misto di cose. Intanto non bisogna mai nascondersi niente. Se i primi tre giorni uno sta male e ha paura deve affrontare le proprie paure, perché queste regate così lunghe non perdonano psicologicamente e queste cose qua prima o poi vengono fuori. E quando escono ti distruggono e non riesci più a riprenderti fino a che non sei arrivato. Quindi bisogna avere un discorso molto libero e aperto con se stessi e riconoscere i propri limiti. Non bisogna fare l’errore di sentirsi dei superuomini. È normale avere dei limiti. Bisogna avere il coraggio di affrontarli in mare, anche se si è da soli e si è stanchi, cosa che sicuramente non aiuta. Però poi in realtà è anche un misto di allenamento e lavoro fatto a terra. La tecnica aiuta molto anche l’aspetto psicologico.

Ambrogio, tu sei milanese ma hai un forte legame anche con La Spezia. Non a caso tra i tuoi sponsor c’è la società Tarros, che ha sede proprio nella città spezzina.

A La Spezia ho fatto l’università (ingegneria nautica) e ho iniziato a lavorare come comandante di un catamarano. La mia prima regata Mini è partita da Fezzano. Era la Fezzano-Talamone. Cerco di tornare nel Golfo il più possibile e l’estate, in vacanza, sempre almeno due settimane, anche se ora vivo in Bretagna. Con la Tarros ci lega questa passione per le regate d’altura. Ci siamo incontrati alla Route du Rhum, che parte da Saint Malò e vede più di 3 milioni di visitatori in 10 giorni, quindi un evento enorme. Mauro Solinas, brand manager Tarros, è molto appassionato e così, quando sono partito sul progetto Mini, l’ho contattato. Mi sarebbe piaciuto mantenere un legame con il Golfo della Spezia, perché mi ha dato tanto, e con Mauro ci siamo trovati subito d’accordo a lavorare insieme.

Sei consapevole di aver scritto una pagina della storia della vela italiana?

Eh… no… queste cose ci vuole del tempo per comprenderle. Devo dire che non mi aspettavo l’interesse di così tante persone e questo mi fa molto piacere.

Prossimi programmi?

Sto cercando il budget per fare l’Ag2R, una regata in doppio sul Figaro 3 che parte ad aprile assieme ad Amelie Grassi, che ha fatto la Mini Transat, e subito dopo costruire un Class 40, probabilmente in Italia, per partecipare alla regata Transat Jacques Vabre, alla Route du Rum e al Giro del mondo del 2023 e quindi lì sto cercando un bello “sponsorone” per poter firmare un contratto di più anni e fare un progetto a lungo termine.

Progetti in grande come è giusto che sia…

Sì ma senza saltare troppe tappe.

Posso scrivere che sei un po’ ligure d’adozione?

Certo (sorride). Figurati, ho vissuto 6 anni alla Spezia!!!

Maria Cristina Sabatini

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