La “kite intervista” a Francesco Minutello: Il wave riding? Una battaglia tra amici – 1a Parte

L'atleta romano, reduce dal primo appuntamento del Campionato Nazionale Wave di kitesurf, si racconta in questa lunga intervista divisa in due parti: il suo approccio alle competizioni, gli allenamenti, il suo spirito da combattente, l'amore per il mare e la sua voglia di condividere la passione per il kitesurf e gli sport da tavola.

5 Maggio 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Una delle cose più belle e sorprendenti del kitesurf è che quando parli con chi li pratica a livello agonistico scopri sempre che in fondo è uno come te. Stessa felicità di stare in mare, stessa voglia di libertà, stesso spirito di vivere la natura e sfidare i propri limiti. Certo, loro sperimentano la dimensione sportiva della disciplina, si misurano con gli altri, devono rispettare allenamenti e regole di giudizio severe, insomma sono più seri, forse gli viene l’ansia da prestazione e quando perdono gli girano le scatole. Il motore di tutto però, il fuoco che gli arde dentro alla fine è simile a quello di noi semplici appassionati che viviamo le nostre uscite come momenti di estasi, che una mareggiata è una sfida epica, che ogni colpo di vento è un colpo al cuore, che ogni momento speso in acqua è sempre un bel momento. Spesso si sente dire di certi atleti: “è un grande perché è umile e alla mano”. Ecco nel kitesurf è sempre così, i rider “vip” non si montano mai la testa. E non è una questione di età. Vale per gli atleti giovani come per quelli più navigati. Questa vicinanza tra professionisti e appassionati c’è sicuramente anche in altri sport, quelli lontani dai budget milionari e fedeli a sé stessi anche ad alti livelli, però nel popolo del mare e del vento quest’affinità è tutta speciale. Forse proprio perché è il mare a insegnare a noi tutti l’umiltà, anche quando si diventa bravi e giustamente si cercano le vittorie.

Come accade a Francesco Minutello, 24 anni, ricciolo ribelle, sguardo deciso, grinta e cuore grande, come solo un giovane atleta romano può sfoderare. Lui le vittorie e la voglia di farsi strada nel kitesurf li ha messi nel mirino già da qualche anno e nel caricatore sembra avere buone cartucce. Francesco dopo qualche anno di competizioni nella scena del Freestyle italiano ha mollato acqua piatta e twintip e oggi è lì a giocarsela con il surfino strapless tra i più forti wave rider del nostro Paese. Qualche settimana fa ha partecipato alla prima tappa del Campionato Nazionale Wave a Puzzitteddu (Tp). Non è salito sul podio per ora, ma in acqua ha dato spettacolo e messo in mostra tutto il suo talento. Qualità che, siamo sicuri, non tarderanno a premiarlo facendolo salire su quei fatidici gradini, magari nei mesi a venire. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per conoscerlo meglio e farci raccontare il mondo del wave riding da uno che lo vive e lo osserva da vicino con gli occhi di un aspirante campione.

– Francesco sei appena tornato dal primo appuntamento del Campionato Italiano Wave 2016 che ti ha visto tra i protagonisti in acqua. Raccontaci la tua gara, le tue sensazioni e la tua progressione in tabellone. Sei contento di come è andata?
«È stata un’esperienza unica, molto costruttiva per me e indispensabile alla mia formazione come atleta. Confesso che quando ho visto il semaforo verde (conferma ufficiale per la chiamata della gara, nda) ho avvertito una sensazione di adrenalina mista a tensione perché gli iscritti sul tabellone erano in tanti e gran parte di questi molto bravi. Insomma, sapevo che avrei dovuto dare il meglio. Tensione a parte, poi è stata l’adrenalina a prendere il sopravvento e carico di gioia ho organizzato la mia partenza per la Sicilia. Anche se la gara era stata fissata per lunedì 25 aprile, le previsioni portavano vento già dalla domenica e così abbiamo deciso di imbarcarci sabato sera da Napoli per poter essere a Puzziteddu già dalla mattina successiva. Così è stato: domenica 24 aprile è stata una bellissima giornata di sole e vento, già dalle ore 9 della mattina una brezza da Nord Ovest accarezzava questa magnifica costa siciliana e dopo una ricca colazione ho deciso di entrare in acqua per prendere confidenza con lo spot (a me sconosciuto) e individuare il picco. Questo giorno di allenamento pre-gara mi è stato molto utile, ho studiato a fondo la line up e individuato le migliori zone surfabili fino al tramonto. Lunedì mattina alle ore 7.00 avevo la sveglia. Dopo una rapida colazione mi sono preparato e, sceso in spiaggia, ho armato i miei kite Slingshot Wave SST, misure 6, 8 e 10 metri. Ore 8.30 skipper meeting e alle 9.00 via con la partenza della competizione. Non ho iniziato al meglio la gara, infatti nella prima heat un po’ per la tensione, un po’ per la condizione del mare ho preso solamente tre onde. Nella seconda heat invece dopo essere totalmente cambiato il mio stato d’animo e il mio approccio alla surfata sono riuscito a fare la prestazione più bella di tutta la gara prendendo ben cinque onde in soli 8 minuti e ottenendo su un’onda uno tra i punteggi più alti dati dai giudici in tutta la competizione. Ho continuato ad avanzare fino alla quinta heat, dove a causa di un mio errore (ho scelto un kite troppo piccolo) ho pregiudicato la vittoria e quindi l’entrata nei quarti di finale».

– Lo spot siciliano di Puzziteddu si conferma un’ottima location per la disciplina wave. Tu personalmente come ti sei trovato?
«Lo spot mi è piaciuto molto, soprattutto il giorno prima della gara nel tardo pomeriggio sono cominciate a entrare delle belle onde lunghe anche se non troppo alte: arrivavano a un massimo di 1,5-2 metri, chiudevano perfettamente, non erano cattive e davano la possibilità di fare molte manovre; il lip dell’onda era perfetto e permetteva di rientrare senza l’utilizzo del kite. Il giorno dopo, durante la gara, la condizione era cambiata completamente, con vento che soffiava fino a 35 nodi e picchi d’onda di 3 metri. I frangenti erano lunghi ma difficili da interpretare, il picco si muoveva continuamente, infatti nelle prime heat le onde migliori erano un po’ sottovento rispetto al palco giuria e di conseguenza anche rispetto al campo gara. Dovevamo sceglierle bene, altrimenti si rischiava di fare una surfata fuori campo gara. Nel pomeriggio invece i set arrivavano di fronte al palco giuria e molto al largo, l’onda era alta, ma non ripidissima, quindi durante la manovra se si entrava sull’onda troppo “aggressive” si rischiava di oltrepassarla e perderla. Anche a detta dei local lo spot non ha lavorato come è solito fare. Comunque, nonostante le condizioni non perfette, Puzziteddu è stato un ottimo “campo di battaglia”, d’altronde la bravura si vede anche in queste condizioni. Inoltre ero al corrente che la condizione del vento sarebbe stata mure a dritta e che essendo io goofy (destro avanti) avrei surfato per tutta la gara in back side. C’è un piccolo limite in questo e noi tutti lo sappiamo: è molto più facile esprimersi in una surfata in front-side piuttosto che in back-side, ma con molto allenamento e un tocco di stile si è competitivi anche surfando in back. Tutto questo fa parte del gioco e noi atleti arriviamo preparati. Per quanto mi riguarda durante l’anno di allenamento sono alla continua ricerca di spot che “lavorano” con mure differenti. Personalmente a Puzziteddu mi son trovato benissimo: onde destre che mi surfavo in back-side e adrenalina a mille! Mi sono ripromesso di tornarci in futuro per fare qualche giornata di allenamento».

– Pensi di partecipare alle altre tappe del Campionato e cosa ti aspetti, quali sono le tue ambizioni?
«Assolutamente sì, parteciperò anche alle prossime due tappe, quella di Torvaianica (Roma) e quella in Sardegna. Soprattutto non vedo l’ora che arrivi la tappa di Torvaianica perché è il mio home spot durante le grosse perturbazioni di Scirocco. Le mie ambizioni sono alte, punto a raggiungere il podio quanto prima, magari chi lo sa, anche nella prossime tappe del 2016».

– Il wave è una disciplina del kitesurf in grande evoluzione e sempre più popolare non solo a livello di competizioni, ma anche come numero di praticanti. Sei d’accordo?
«È vero che il wave è sempre più popolare, ma va fatta una precisazione. Il wave da gara è molto diverso rispetto a quello che vediamo quotidianamente nei vari spot italiani. Il wave praticato durante le competizioni è una disciplina regolata da severi criteri di giudizio. Inoltre non è più il wave riding di una volta in cui era il kite il protagonista della surfata. Negli ultimi anni la disciplina wave nel kite tende a somigliare sempre più al surf da onda, surfando cioè il più possibile senza l’utilizzo del kite, infatti quasi tutti i criteri di giudizio sono ormai paragonabili agli stessi utilizzati nelle competizioni di surf».

– Tu come ci sei arrivato al wave riding e perché ti piace così tanto?
«Sono arrivato a praticarlo per diversi motivi. Nel 2012, dopo anni di allenamenti e competizioni nella disciplina del freestyle mi hanno diagnosticato un problema alla spalla che non mi ha consentito di proseguire a pieno ritmo con questo tipo di gare. Mano a mano che il problema persisteva ho cominciato a frequentare sempre di più spot wave. È un anno e mezzo ormai che ho deciso di allenarmi seriamente in questa disciplina per ottenere buoni risultati nel prossimo futuro. Un’altra motivazione che mi ha spinto verso il wave è il fatto che pratico surf da diversi anni e questo mi consente di sfruttare la mia confidenza con le onde».

– Puoi spiegarci l’ambiente agonistico da dentro? Quali sono le difficoltà per un giovane atleta come te?
«L’ambiente agonistico è molto particolare, abbiamo creato un gruppo di rider affiatati l’uno con l’altro. C’è competizione durante la gara e questo è normale, ma siamo tutti super amici, ci aiutiamo a vicenda durante le heat, ci diamo consigli, ridiamo e scherziamo. Nelle giornate pre e post gara organizziamo sempre qualcosa insieme, allenamenti con il kite, uscite in surf o con il sup, mangiate e bevute. Siamo una grande famiglia dove le parole d’ordine sono rispetto e amicizia, l’invidia non sappiamo neanche cosa significhi! Le difficoltà per un giovane atleta come me in realtà non sono molte. Per quanto mi riguarda l’unica è quella di ottimizzare il tempo da dedicare al kite, essendo molto impegnato con il lavoro e gli studi universitari».

Insomma Francesco Minutello sembra essere un giovane atleta con le idee molto chiare sui propri obiettivi a livello agonistico. Le prossime tappe del Campionato Nazionale Wave saranno un’ennesima opportunità per mettersi ancora in mostra e scalare la classifica. Termina qui questa prima parte dell’intervista. Nella seconda parte Francesco parlerà dell’ambiente sportivo, i suoi spot preferiti, l’attrezzatura che utilizza e tanto altro.

Leggi la seconda parte dell’intervista

David Ingiosi

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