LN intervista Lucia Pozzo, la prima skipper donna

La skipper torinese, dopo una vita al comando di barche a vela, ha trovato la pace in una baita in montagna

2 novembre 2018 | di Elisa Teja
Lucia Pozzo
Lucia Pozzo

Lucia Pozzo è molto conosciuta nell’ambiente della nautica italiana e francese. Fino a pochi anni fa era l’unico comandante donna in un ambito ancora dominato dagli uomini. LN ha incontrato la navigatrice torinese, classe 1961: donna decisamente sportiva, da anni promotrice di associazioni e cooperative per la tutela e il riconoscimento della figura professionale dello skipper e del marinaio da diporto.

La sua storia in realtà comincia tra le montagne del Piemonte. “Sono alpinista -ha spiegato- figlia di appassionati di viaggi e di montagna. Sono partita con sci alpinismo, arrampicata, trekking, equitazione e scherma. Poi un giorno da piccola ho visto una pubblicità del Carosello con una barca a vela che navigava a vele spiegate, ho pensato­­ che fosse un’attività avventurosa e ho iniziato a sognare!”

Così si è avvicinata agli sport acquatici, “partendo dall’alto -ha ricordato Lucia- cioè scendendo torrenti in kayak e irrobustendo la muscolatura con il windsurf negli anni in cui, in Italia, questo attrezzo era ancora sconosciuto”. La vela per Lucia Pozzo è arrivata nel 1978, quando aveva diciassette anni: “Facevo competizioni -ha sottolineato- con barchette monotipo come il Laser e il 470. Ho ottenuto soddisfacenti risultati, ero una velista autodidatta. Poi, di tanto in tanto, scuffiavo nelle gelide acque dei laghi del nord d’Italia. Quei bagni involontari mi hanno temprata. Allora ho capito che sarei diventata un marinaio e non una guida alpina”.

Nel 1981 ha iniziato la carriera professionale, tenendo corsi teorici e pratici per il conseguimento della patente nautica presso le sedi della Lega Navale Italiana e apprendendo i segreti delle manovre a vela. Si è laureata a pieni voti in Architettura presso il Politecnico di Torino con una tesi sperimentale di indirizzo navale.“Progettazione di una barca a vela realizzata in ferro cemento molto sottile, alleggerito con degli inerti speciali -ha raccontato la skipper- in una città senza il mare non si poteva fare di più”.

In seguito si è specializzata nella sua grande passione, la ricostruzione statica di imbarcazioni d’epoca a vela, preferibilmente con armo aurico e costruite in legno. Barche di cui prenderà il comando dopo averne seguito il restauro in cantiere. Più marinaio che architetto, nel 1985 si è fatta sponsorizzare una serie di regate importanti, anche se negli ambienti nautici non era ancora conosciuta. Ha radunato il primo equipaggio italiano composto da tutte donne, alcune senza specifiche competenze nautiche, e le ha allenate su una barca battezzata con il nome “Invicta Delfino Rosa”.

La skipper e timoniere della barca ha ottenuto immediatamente numerose vittorie, aggiudicandosi la regata “Cinquecento per due”, la “Giraglia”, la “Coppa Italia”, conquistando un secondo posto alla “Rimini Corfù Rimini” e ottimi piazzamenti in altre regate internazionali e campionati italiani.“Essere uno skipper donna negli anni Ottanta -ha spiegato Lucia- voleva dire avere qualche difficoltà nel trovare lavoro o essere accettata a bordo in qualità di comandante. Poi con i successi e la notorietà-ha ricordato- la mia carriera è avanzata a gonfie vele, con comandi prestigiosi di barche d’epoca, sempre più complicate e sempre più lunghe”.

Nei periodi non dedicati a regate o allenamenti, Lucia ha trasferito barche su e giù per l’Oceano Atlantico e ad oggi ha all’attivo oltre quindici traversate: “Qualcuna compiuta da est a ovest, sul filo dei venti caldi denominati Alisei, altre da occidente a oriente, impegnata in combattimenti di bolina contro le tempeste delle latitudini più a nord”.

Il lavoro che però ha affascinato sempre di più Lucia Pozzo è stato scovare, per facoltosi armatori, imbarcazioni di pregio abbandonate, consigliarne l’acquisto e­­ seguirne il restauro. “Questa attività -ha affermato- mi ha permesso di far navigare di nuovo alcune splendide signore dei mari dei primi del Novecento e, in qualità di comandante, di condurle in crociera e in regata”.

Ha poi collaborato con un’equipe subacquea di ricerche archeologiche nelle acque francesi, facendo immersioni mozzafiato e scrivendo articoli tecnici su riviste nautiche. Nel 1992 una delle più belle barche d’epoca del Mediterraneo in fase di restauro aveva bisogno di un comandante: era il ketch aurico di 19 metri “Tirrenia II“, del 1914, di proprietà del presidente dell’AIVE, l’Associazione Italiana Vele d’Epoca. Lucia è stata comandante di questa barca fino al maggio del 1995, quando è passata a fare lo skipper, durante i raduni, sullo Zaca, goletta aurica di 36 metri, varata nel 1928.

Nel 1995 è stata selezionata dall’associazione francese “Challenge Oceanes” per correre regate atlantiche d’altura su barche classe Open. “Whirlpool”, con l’equipaggio femminile di Lucia, è stato il primo classificato tra i catamarani al Giro d’Europa 1995. Poi nella Québec-Saint Malo del 1996 le veliste sono arrivate al primo posto di categoria con il 60 piedi Open “Whirlpool-Femme-Europe 2”. Nel 1998 è stata alcomando della goletta d’epoca di 21 metri “Emilia”, varata nel 1930 per la Coppa America e presente ai più prestigiosi raduni di veterane del mare italiani e francesi. Nello stesso anno è stata al timone dell’imbarcazione italiana alla “Chiraa 98 First Women Regatta Around Tunisia”.

Per approfondire le sua conoscenze di meteorologia, Lucia ha anche trascorso una stagione a seguire le imbarcazioni da diporto nel Centro Meteo Mursia di Portofino, dove si occupava di elaborazione e diffusione di bollettini nautici ai naviganti. Dal 2001 la navigatrice è quasi completamente sparita dai campi di regata e dai raduni delle vele d’epoca, ma dopo un periodo di pausa ha compiuto due giri del mondo su barche differenti, nel circuito dei World Rallies inglesi e francesi. Nel 2010 si è cimentata con una regata d’altura in equipaggio di due persone, con una prodiera donna e ha condotto il 14 metri Fieramosca alla vittoria.

“Adesso -ha rivelato a Liguria Nautica- quando non navigo, vivo con la famiglia e i miei animali in cima ad una montagna nella provincia di Torino, in una baita ristrutturata che risale all’Ottocento. Disegno, faccio sculture e scrivo (è suo il libro “Naufragio in alta quota” ndr). Dopo trentacinque anni di mare, vita libera e avventure, non avrei sopportato -ha concluso- di vivere in città e in un condominio”.

 

Elisa Teja

 

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2 commenti

  1. giovanni ha detto:

    Grande la mia istruttrice! Ciao Lucia, buon vento in quota!!

  2. Marco V. ha detto:

    Grande Lucia, ho preso la patente nautica con lei !! (1982)

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