Regate offshore, quali sono le vele giuste? Parla il nostro esperto

Materiali, forme e tipi di vele: come deve essere il corredo ideale per le regate offshore? Ne abbiamo parlato con Roberto Westermann della WSail

29 Marzo 2016 | di Redazione Liguria Nautica

La stagione delle regate offshore è ormai alle porte, anche quest’anno il Campionato Italiano Offshore porterà la flotta dell’altura a rating italiana a coprire tantissime miglia su e giù per lo stivale. Nel caso di queste particolari sfide, la barca deve essere preparata in un certo modo e le vele devono avere certe caratteristiche. Le regate offshore possono essere molto impegnative e la preparazione del mezzo e della sua attrezzatura diventa fondamentale,

Abbiamo sentito uno che di vele e regate se ne intende, Roberto Westermann della veleria WSail, che ci fornisce alcuni consigli molto utili per approcciare il mondo delle regate offshore in maniera ragionata e consapevole.

LN – Quali sono le caratteristiche di un corredo di vele dedicato alle regate offshore?
RW  – Ovviamente è necessario conoscere il tipo di regata che si andrà ad affrontare, Mediterraneo o Oceano.
In tutti i casi comunque le prime caratteristiche da ricercare sono la durata e l’affidabilità, poi in base al tipo di navigazione prevista, al tipo di regolamento ed al … budget si possono effettuare le singole scelte. Essendo abituati da tempo ad invelare barche oceaniche come i Class40 o i Mini 650, oltre che sui materiali ed i particolari costruttivi ci siamo concentrati molto sulla versatilità, infatti in queste classi ci sono delle limitazioni sul numero di vele e l’unico modo di creare un set di vele completo è appunto puntare sulla versatilità. Il discorso funziona bene anche sulle barche che non hanno tali limiti perchè sarebbe impensabile di imbarcare una vela per ogni condizione metereologica.

LN – Quali i materiali più adatti?

RW – Spesso i materiali vanno scelti in base ai regolamenti e purtroppo non sempre hanno una logica, comunque regolamento permettendo si cercherà di progettare e costruire vele pensando che non saranno utilizzate sempre nel loro range ottimale come nelle regate inshore infatti sia i range di vento che di angolo saranno molto più “elastici” quindi saranno da evitare progetti troppo radicali. Per i materiali seguendo gli stessi concetti espressi per la progettazione si cercheranno tipi di costruzione che resistano sia alla fatica che all’uso “improprio”. Da parte nostra abbiamo sviluppato delle membrane completamente diverse da quelle usate comunemente per le regate sulle boe ed i risultati ci hanno dato ragione, la percentuale di rotture è stata quasi azzerata e le percorrenze in miglia aumentate a dismisura, abbiamo vele che hanno fatto più di 50.000 miglia in regata.
Queste membrane hanno strutture e tafetà studiati appositamente per resistere anche se utilizzate al limite, ovviamente il costo da pagare in termini di peso e di prezzo c’è ma alla fine ne vale la pena. Chi affronta regate offshore con vele inshore alla fine le massacra e si ritrova a perdere la regata ed allo stesso tempo ad aver buttato via  i suoi soldi.

LN – Ci sono delle vele obbligatorie per ragioni di sicurezza in base al coefficiente di difficoltà della regata?
RW – Le vele obbligatorie sono la tormentina e la randa di cappa che vanno realizzate secondo specifiche ben precise di dimenssioni e materiali. Un consiglio: non prendete sottogamba queste vele, non servono praticamente mai ma quando dovessero servire o sono efficienti o sono problemi! Spesso ho visto ai controlli di stazza vele da burrasca “finte” fatte cioè solo per superare i controlli ma che in pratica non sarebbero potute essee utilizzate.

LN – In un gioco ideale per partecipare alle regate d’altura, quale vela non dovrebbe mai mancare?

RW – Fermo restando che le vele principali devono essere presenti ed in buona forma, per l’offshore mediterraneo una vela che non deve mai mancare è un code che può fare la differenza nelle andature ibride quando la bolina non è una bolina ma non è ancora abbastanza larga da usare gennaker o spinnaker, ovviamente anche in questo caso il code deve essere scelto pensato e costruito per riempire i buchi del set di vele base che si ha a bordo, è una scelta delicata che va fatta con il proprio velaio ragionando sulle varie situazioni che si dovranno affrontare.

LN – Quali consigli potremmo dare, a proposito della preparazione della barca, a un armatore che si affaccia per la prima volta al mondo dell’altura?

RW – Nell’altura la parola chiave è affidabilità, quindi il consiglio che mi sento di dare è di badare sopratutto all’integrità delle manovre e delle vele ma non solo, impianto elettrico, motore e batterie devono essere efficienti e ben manutenzionati. Quando si è in altomare bisogna essere strasicuri del mezzo in modo da concentrarsi sulla conduzione e non pensare ad altro. L’altura è bella, se affrontata con lo spirito giusto fa crescere gli equipaggi e le barche.
 

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