Trieste e la Bora: la Barcolana 2021 e quel calabrone che non poteva volare

La Barcolana è la festa di una città che dà tantissimo alla cultura nautica, in cui si respira la vera passione del navigare a vela

12 Ottobre 2021 | di Andrea Henriquet

Nel panorama mondiale delle regate d’altura esistono centinaia di format diversi, da quelli più tecnici a quelli più goliardici. Le regate non sono solo gare in acqua” e sempre più spesso hanno l’esigenza di collegare la parte tecnica con momenti di comunicazione e divertimento a terra.

In questo scenario internazionale sono pochissimi gli eventi che si sono creati un’identità così forte da non poter essere valutati soltanto come regate veliche: l’America’s Cup, la Cowes Week, alcune regate oceaniche e sicuramente la Barcolana di Trieste, la regata che ha il record mondiale di partecipanti (in alcune edizioni più di 2 mila).

La Barcolana è Trieste, premessa necessaria per provare a dare un parere sull’edizione 2021 appena conclusa. Tante, forse troppe le polemiche per un ritornello che abbiamo già sentito molte volte, quando con previsioni meteorologiche allarmanti c’è chi sostiene che il comitato debba annullare la regata e chi, invece, si rifà al senso di responsabilità che deve avere ogni skipper, principio messo ben in chiaro nei primissimi articoli del regolamento di regata internazionale.

Ma la Barcolana è una semplice regata? Con centinaia di barche di tutti i tipi, dai super maxi con fior di professionisti a bordo ai semplici appassionati su barchette d’epoca, una settimana di eventi a terra e collaterali in mare, tanti sponsor e una campagna di comunicazione seconda solo all’America’s Cup, è davvero solo una regata? Sicuramente è la festa di una città che dà tantissimo alla cultura nautica, forse la città italiana dove si respira di più la vera passione del navigare a vela.

Trieste ha dato all’Italia grandissimi campioni e solo chi ha visitato la città nel periodo della Barcolana può rendersi conto di quanti giovani entusiasti e indomabili anziani si incrocino in banchina e in acqua. Forse solo nel Solent, dove modernissime e costosissime barche da regata che navigano con mure a sinistra devono dare acqua ad una lenta e antica barca d’epoca, con un barbuto signore al timone con la pipa accesa che però ha le mure a dritta!

A questo binomio (Trieste/Barcolana) indissolubile e identitario manca, però, un elemento della natura potente e legatissimo alla città: la Bora. Trieste, Barcolana e Bora sono andate in scena la settimana scorsa e naturalmente per una parte dell’evento è stato il caos. Viviamo in una società dove si cerca di evitare assicurazioni e responsabilità da scrivania, che invece chi è al timone di una barca è costretto a prendersi in prima persona, senza se e senza ma. Alla prima raffica di Bora che ti sdraia, che ti strappa una vela, che ti rompe l’albero, che ti fa volare un membro dell’equipaggio in mare: tutti eventi accaduti domenica e che, per fortuna, hanno causato solo tanti danni materiali.

50-60 nodi di vento sono tanti, troppi, per commentare solo una regata, per capire se è stato corretto dare il via, se è stato giusto accorciare il percorso, se è stato sensato interrompere la gara per alcune categorie che comunque erano già in mare. Chi scrive non vuole commentare perché, dopo essersi trovato nei panni di giudice, di regatante, di skipper, di istruttore e di accompagnatore di equipaggi diversi, sa bene che bisogna trovarcisi, avendo tutti gli elementi in mano, e sono decisioni sempre molto difficili, che inevitabilmente scontentano qualcuno.

Un problema simile si è appena verificato con la Mini Transat (regata oceanica in solitaria su imbarcazioni di 6.5 metri), dove, da un’indicazione di avviso di tempesta con conseguente consiglio (non obbligo) ai concorrenti di fermarsi, hanno tutti seguito il consiglio tranne uno spavaldo e bravissimo ragazzino di 19 anni, che, non capendo cosa stavano dicendo alla radio, ha stravinto la prima tappa: con tutto il resto della flotta che lo accusa di aver tradito lo spirito della competizione! Già nel 2020 la regata era stata annullata per cattivo tempo e allora si era sottolineato come l’importanza dell’evento in termini di comunicazione fosse talmente grande da far passare l’annullamento quasi in secondo piano.

Quest’anno ha vinto Arca Sgr (una gran barca!), con a bordo Furio Benussi, mentre il secondo posto è andato a Way of Life, ma poco importa alle centinaia di partecipanti, che racconteranno di una memorabile giornata di Bora a Trieste durante la Barcolana 2021: chi arrabbiato per l’annullamento mentre era in mare, chi deluso perché poteva farcela, chi soddisfatto di essere comunque arrivato al traguardo in quelle condizioni.

Senza voler commentare mi viene però da dire che la Barcolana è dei triestini e, a tal proposito, i grandi triestini c’erano, a cominciare da Furio Benussi che ha vinto. Quindi, bisognerebbe chiedere a loro, magari facendosi un giro tra i tavolini dello Yacht Club Adriaco o alla Società Velica di Barcola e Grignano, cosa sarebbe stato giusto fare, ma chiediamo soltanto e poi lasciamo decidere ai triestini, all’Accademia Barcolana, con la consulenza dell’amata e temuta Bora di Trieste.

Quanto al tedesco che forse vincerà la Mini Transat perché non ha sentito che era prudente fermarsi, mi viene in mente la storiella del calabrone, che tutti gli studiosi di ingegneria aerodinamica sostengono sia impossibile che voli… ma lui non ha studiato e, non sapendolo, vola!

 

Fonte foto: Studio Borlenghi

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1 commento

  1. Mion ha detto:

    Sarebbe bastato prendere gli arrivi delle barche sotto la seconda categoria in seconda boa e fare classifica separata. Troppo facile e tutti contenti.

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