Conoscete gli air-gun? La Sardegna ha finalmente detto no!

La zona nord-occidentale della Sardegna non verrà più devastata da questa tecnica così dannosa per l'ecosistema marino

3 Giugno 2017 | di Redazione Liguria Nautica
La Sardegna dice no agli air-gun
La Sardegna dice no agli air-gun

Non parliamo certo di chissà quale successo o di quale grande traguardo, bensì di una decisione sacrosanta presa con un minimo di cognizione. Per una volta, cosa più unica che rara, è stata anteposta la questione ambientale agli interessi delle grandi multinazionali del petrolio. Non siamo così stupidi da pensare che situazioni del genere diventino la regola, ma è sempre piacevole riportare news di questo tipo.

Il Ministero dell’Ambiente e il Presidente del Consiglio esecutivo della Corsica hanno detto no alla richiesta della società norvegese Tgs-Nopec di utilizzare air-gun nelle zone della costa nord-occidentale della Sardegna. La procedura è in corso dal 2015 e la società energetica aveva presentato nel luglio 2016 la documentazione tesa a supportare la propria istanza di ricerca petrolifera. Tutelare l’ecosistema marino dovrebbe essere una regola aurea anche se non sempre la si pensa in questa maniera.

Partendo dalla notizia del rifiuto di utilizzo degli air-gun nella zona nord-occidentale della Sardegna, cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questa tecnica di ricerca.

Niente air-gun in Sardegna ma cosa sono davvero? Quale danno comportano all’ambiente?

Il no della Sardegna agli air-gun è sacrosanto poichè sarebbe folle mettere a rischio il proprio patrimonio naturale per recuperare due gocce di petrolio in più. Spesso però non si fanno le cose giuste ma quelle che sul momento convengono di più, ragionando solo e soltanto in funzione del dio denaro. Andrea Boraschi, responsabile di Greenpeace, ha fatto sentire più e più volte la sua voce in merito alla richiesta di questa società norvegese: acconsentire sarebbe stato un vero e proprio harakiri.

Cerchiamo di capire meglio cosa sono questi air-gun: si tratta di una tecnica usata per ispezionare i fondali marini e capire cosa contiene il sottosuolo. In sostanza si verificano degli spari fortissimi e continui, ogni cinque o dieci minuti, di aria compressa che inviano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del fondale. Si tratta di una tecnica pericolosa per l’ambiente che può determinare problematiche e incidenti, inoltre questi spari sono estremamente dannosi per la fauna marina. Possono causare lesioni o addirittura la perdita dell’udito: cosa molto grave perché molte specie ittiche dipendono da queso senso per la loro sopravvivenza.

Una tecnica che dovrebbe essere universalmente proibita. Il no della Sardegna agli air-gun può essere tremendamente importante a patto che sia un punto di partenza e non di arrivo.

Paolo Bellosta

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