Referendum abrogativo: stop alle trivellazioni in mare?

Il 17 aprile gli italiani sono chiamati a votare il referendum abrogativo che decidera' in materia di trivellazioni in acque territoriali.

3 Marzo 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Il prossimo 17 aprile tutti gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere, tramite referendum abrogativo, se cancellare o conservare la parte del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’Ambiente che prevede la prosecuzione delle trivellazioni fino a quando il giacimento lo consente.

La domanda sottoposta agli elettori con questo referendum e’: «Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?». Ad interessare questa votazione e’ dunque l’aspetto della durata delle trivellazioni gia’ in atto entro le 12 miglia dalla costa ma viene tralasciato tutto l’aspetto della questione che riguarda le attivita’ petrolifere sulla terra ferma o quelle al di la’ delle 12 miglia dalla costa.

Gli elettori dovranno andare in cabina elettorale e mettere una croce sul si’ o sul no. Votare a favore del SI’ significa manifestare la propria volonta’ a far terminare le trivellazioni in mare alla scadenza delle concessioni, mentre votando NO si dichiara di essere a favore della continuazione degli scavi in acque territoriali.

La votazione per essere valida deve raggiungere il quorum del 50% dei votanti. Hanno diritto di voto tutti i cittadini che hanno raggiunto la maggiore eta’.

Questo referendum e’ stato promosso da nove consigli regionali e sostenuto da diversi movimenti e associzioni ambientaliste che sperano nella vincinta del si’, per bloccare le concessioni alle trivellazioni e far diminuire cosi’ il rischio di incidenti che, se si verificassero, potrebbero avere effetti devastanti sull’ambiente marino. Ad opporsi a questa visione eco-solidale ci sono i sostenitori del no che vedono nel blocco delle trivellazioni una grossa ripercussione sul mercato con conseguente fuga di investimenti e perdita di posti di lavoro in caso di chiusura delle imprese.

Il fatto che questo referendum sia stato proposto da ben nove consigli regionali fa capire l’importanza che le regioni attribuiscono a questa problematica. Infatti, normalmente per poter indire un referendum abrogativo bastano 500 mila firma di elettori o le proposte di “solo” cinque consigli regionali. In questo caso Basilicata, Campania, Calabria, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Puglia e Veneto si sono trovate alleate e hanno fatto fronte comune affinche’ si agisse il piu’ in fretta possibile in merito a questa spinosa e urgente questione.

Chiara Biffoni

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