Tragedia a Ventimiglia: cade dalla moto d’acqua, il figlio lo travolge con il motoscafo

Tragedia in Riviera di Ponente: il figlio ventenne, a bordo di un motoscafo a noleggio, ha travolto il padre di 56 anni caduto dall’acquascooter. Stavano facendo evoluzioni con le onde

26 agosto 2017 | di Giuseppe Orrù
I due natanti coinvolti nell'incidente
Ventimiglia: il motoscafo e l'acquascooter sequestrati dopo l'incidente

Il gioco tra padre e figlio, l’adrenalina e la voglia di saltare sulle onde prodotte dalla scia di un motoscafo. Una mattinata di svago al largo di Ventimiglia si è trasformata in tragedia per una famiglia di San Biagio della Cima (Imperia): una persona è morta e il figlio, anche solo come atto d’ufficio, potrebbe essere indagato.

Erano passate da poco le 12 quando davanti al circolo di pescatori “La Scogliera” di Ventimiglia, di fronte a corso Cavallotti, Sergio Di Giuliantonio, imprenditore di 56 anni, titolare di una ditta di serramenti, stava cavalcando le onde con una moto d’acqua di sua proprietà. Di Giuliantonio faceva le sue evoluzioni a pochi metri da un motoscafo a noleggio, con un motore fuoribordo da 40 cavalli, condotto dal figlio Andrea di 20 anni, con a bordo anche il secondo figlio, di 14 anni.

“Dalla prima ricostruzione, pare che i due stessero facendo evoluzioni sulle onde e che la moto d’acqua stesse cercando di sorpassare la piccola imbarcazione”, ha spiegato a La Stampa il tenente di vascello Vincenzo Fronte, comandante della Capitaneria di porto di Sanremo. Ma qualcosa è andato storto: l’uomo infatti è caduto in acqua ed è finito sotto al motoscafo. L’elica del fuoribordo non gli ha lasciato scampo. Il corpo è stato portato a riva da un gommone di passaggio, mentre i due figli sotto choc sono tornati in spiaggia senza sapere che per il padre non c’era più nulla da fare.

La Guardia Costiera di Ventimiglia e Sanremo ha sequestrato motoscafo e moto d’acqua e ha aperto un’inchiesta per accertare la dinamica dell’incidente, il rispetto di tutte le norme di sicurezza e la conformità di tutti i documenti necessari. Sul posto anche i carabinieri, la Croce rossa e il 118, che ha tentato invano di rianimare l’imprenditore. Non è escluso che la Procura della Repubblica apra un fascicolo a carico del figlio della vittima che, in quel momento, guidava il motoscafo.

Il natante preso a noleggio si poteva infatti condurre anche senza patente nautica, essendo motorizzato con un fuoribordo da 40 cavalli. Tuttavia è buona norma, per le imbarcazioni in generale ma soprattutto per le moto d’acqua, navigare ad una distanza opportuna dalle altre unità, evitando di incrociarne la rotta anche solo “per gioco” o per compiere evoluzioni sulle onde prodotte dalle scie delle altre barche. La manovrabilità di un acquascooter è molto più rapida e repentina di un motoscafo, ma risente di una fase, quella del salto sulle onde, in cui è difficile mantenere una certa rotta. Uno scafo, motorizzato anche “solo” con un 40 cavalli, riesce comunque ad acquisire una certa velocità, soprattutto con mare poco mosso.

Imprudenza o tragica fatalità: saranno la Capitaneria di Porto e la Procura ad accertarlo. Ma quello che è certo è che nel Ponente Ligure si è registrato uno dei più drammatici incidenti in mare dell’estate 2017. In questo caso i due natanti si trovavano al largo ma troppo spesso sulle coste italiane si vedono evoluzioni di acquascooter a pochi metri dai bagnanti o in specchi d’acqua affollati di imbarcazioni alla fonda.

 

Fonte: Il Secolo XIX, La Stampa; foto: Il Secolo XIX

Giuseppe Orrù

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4 commenti

  1. sandro ha detto:

    una follia tutta italiana poter condurre una barca con un 40 HP senza patente

  2. Alessandro Rossini ha detto:

    Sig. Orru le ultime 4 righe con giudizio e pregiudizio negativo sulle moto d’acqua poteva anche risparmiarsele.

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