Incontrare balene e delfini in mare aperto con l’Istituto Tethys. Ecco come partecipare alle spedizioni di “citizen science”

Ripartono le spedizioni in mare di citizen science dell’Istituto Tethys, con l’aiuto dei partecipanti del pubblico. Quest’anno, subito dopo il lockdown, si potrebbero aprire inaspettate opportunità di conoscenza dei nostri mari

9 Luglio 2020 | di Giuseppe Orrù
Incontro con un capodoglio durante un'uscita con Tethys

Di sicuro il 2020 sarà ricordato come un anno particolare, non solo perché ha visto un virus tenere in scacco il mondo intero. E’ forse un anno diverso anche per le balene e i delfini che, complice la pandemia, sono sembrati tornare, per un breve periodo, a riappropriarsi del loro ambiente. La presenza umana, infatti, era diminuita e così probabilmente buona parte del disturbo per animali e ambiente.

Cosa hanno significato i mesi del lockdown per i mammiferi marini del Mediterraneo? E cosa comporta il ritorno alla normalità? Ce lo prova a spiegare l’Istituto Tethys, che torna sul campo con i suoi due progetti a lungo termine aperti ai partecipanti con la formula della citizen science.

Dal 29 giugno e dal 6 luglio sono riprese infatti le spedizioni in mare rispettivamente del Cetacean Sanctuary Research nel Santuario Pelagos, e dell’Ionian Dolphin Project, nella Grecia ionica. Entrambi questi storici progetti di Tethys si avvalgono infatti, da sempre, della partecipazione operativa e della sponsorizzazione di persone, anche senza esperienza né di mare né di biologia marina. Questa stagione, partita forzatamente in leggero ritardo a causa dell’emergenza da Covid-19, sarà particolarmente importante.

Il rapporto tra i cetacei e il loro habitat è il focus principale delle ricerche dell’Istituto Tethys, che vanta oggi un vero e proprio record: il Cetacean Sanctuary Research ha, infatti, appena festeggiato 30 anni di attività e la più cospicua mole di dati scientifici raccolti nel Santuario.

Percorrendo l’equivalente di oltre sei volte la circonferenza terrestre, i ricercatori hanno monitorato buona parte della grande area marina protetta che comprende Mar Ligure, Corsica e Tirreno e che ospita tutte e otto le specie di balene e delfini del Mediterraneo. Ne hanno ricavato non una semplice istantanea, ma la testimonianza dell’evoluzione di un ecosistema su un arco di tempo senza precedenti.

La continuità è infatti la chiave per comprendere l’essenza del Santuario, un ambiente in perenne trasformazione in cui l’impatto dell’uomo è cambiato e si fa sempre più intenso. Per la bellissima Grecia ionica, che ospita una delle comunità di delfini studiate più a lungo, vale lo stesso. In entrambi i casi lo scopo della ricerca scientifica è la tutela degli animali e dell’ambiente.

DALLA PANDEMIA ANCHE QUALCOSA DI BUONO

Nella storia di queste due aree-chiave del Mediterraneo, il 2020 ha portato un colpo di scena: il Covid-19 ha “congelato” per un attimo tutte le attività umane. Per un breve periodo il mare era tornato ad essere com’era forse molto tempo fa, quando ancora nessuno era lì a studiare balene e delfini. Per i ricercatori, sia nel Mar Ligure che in Grecia, potrebbe essere una finestra sul mondo marino da osservare prima che si richiuda per sempre, utile per capire come salvaguardare l’ambiente marino per il futuro.

I turni, sempre di 6 giorni, continueranno fino a settembre. In barca, da Portosole Sanremo, il Cetacean Sanctuary Research, nella base di Vonitsa, con uscite in gommone, lo Ionian Dolphin Project. I partecipanti affiancheranno i ricercatori, facendo sì che la pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero, porti anche qualcosa di buono: un aiuto per la tutela di un ambiente meraviglioso come quello del Mediterraneo.

Un’esperienza unica che può essere anche un modo diverso e intelligente per trascorrere qualche giorno di vacanza, in pieno contatto con il mare. Per scoprire come partecipare, clicca qui. Il progetto Cetacean Sanctuary Research è sostenuto da Fondazione MAVA, Comune di Sanremo, Portosole Sanremo, Canon, Amer Yachts, Olio Carli, Biolù.

 

Giuseppe Orrù

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