Ambiente, una cannuccia di plastica in mare impiega 500 anni per distruggersi

Cannucce, cotton fioc, tappi di bottiglia o polistirolo: tutte le "microplastiche" che invadono litorali e acque permangono nei secoli

5 luglio 2018 | di Elisa Teja
Il mare coperto da rifiuti di plastica
Il mare coperto da rifiuti di plastica

Occorrono ben 500 anni perché una cannuccia di plastica dispersa in mare o nell’ambiente possa degradarsi completamente. In Italia, secondo i dati di Legambiente, ogni anno se ne consumano 2 miliardi e in tutta Europa 36 miliardi.

Nel nostro Paese le cannucce non sono classificate come imballaggi e pertanto non sono riciclabili, così come non lo sono le posate di plastica (in Italia, sempre secondo Legambiente, vengono consumate 115 milioni di tonnellate di stoviglie di plastica all’anno) e neppure i cotton fioc. Per selezionare oggetti così piccoli servirebbero, infatti, macchinari diversi e questo alle imprese di trasformazione costerebbe troppo.

Secondo alcuni studi del centro Enea, oltre l’80% dei rifiuti che invadono le spiagge italiane è rappresentato da plastiche, che in seguito finiscono irrimediabilmente in mare. Poi nel corso degli anni diventano “microplastiche“, frammenti inferiori ai due millimetri e quasi invisibili ad occhio nudo.

Ogni anno nel mondo ne vengono prodotte 300 milioni di tonnellate e di queste, stando ai dati resi noti dal Cnr, circa 12 milioni finiscono in acqua. Nel Mar Mediterraneo circola oltre un milione di tonnellate di microplastiche e, sempre secondo il Cnr, soltanto nel tratto di mare tra Toscana e Corsica, ne sono presenti circa 10 chili per chilometro quadrato. Queste particelle di microplastica sono ovviamente ingerite dai pesci e arrivano ogni giorno sulle nostre tavole.

Legambiente ha di recente pubblicato un dossier che riporta quali sono i rifiuti trovati con più frequenza sui litorali italiani: blister di medicine, lenti a contatto, cotton fioc e le solite cannucce. Il 31% della spazzatura in mare è infatti rappresentata da piccoli oggetti usa e getta. I tappi delle bottiglie sono l’8%, i pezzi di polistirolo rappresentano il 7% e per finire le bottiglie stesse, i sacchetti e le stoviglie.

Secondo gli studi Ocse, la produzione mondiale di plastica cresce del 4% ogni anno, ma soltanto il 15% del totale viene riciclato. Se si analizzano i numeri che riguardano la sola Europa, il tasso è migliore e raggiunge il 30%. Gli Stati Uniti invece sono fermi al 10%, anche se stanno aumentando le iniziative di sensibilizzazione contro l’utilizzo delle cannucce.

In Italia nel 2017 è stata presentata in Senato una proposta di legge per eliminare da bar e mense le stoviglie non biodegradabili, ma al momento la situazione è in stallo. Dal 1 gennaio 2019, per lo meno, entrerà in vigore la legge che consentirà di commercializzare soltanto bastoncini per le orecchie biodegradabili, oggetti che oggi costituiscono da soli quasi l’8% della spazzatura nei mari.

Elisa Teja

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