I piloti del porto di Genova ai tempi del Coronavirus: “Marittimi impauriti e comandanti a distanza. Ma il nostro lavoro continua”

I piloti del porto di Genova raccontano il loro lavoro in piena emergenza Covid-19. Dal momento in cui agguantano la biscaggina, fino al saluto al comandante prima di lasciare la plancia per sbarcare. Il loro lavoro non si ferma

18 Marzo 2020 | di Giuseppe Orrù
Una pilotina del porto di Genova
Una pilotina del porto di Genova

Nonostante non possa fermarsi, il porto di Genova ha cambiato il suo modo di lavorare riorganizzando i turni di tutti i servizi tecnici e adottando alcune precauzioni. Tra i protagonisti di questa piccola rivoluzione anche i piloti del porto che, per il loro tipo di attività, non possono fare a meno del contatto umano con comandanti ed equipaggi.

Il loro lavoro, infatti, non può avvenire a distanza o per via telematica. Inizia e finisce con uno sforzo fisico (il delicato salto dalla pilotina alla biscaggina e viceversa) e in plancia richiede un’estrema e immediata sintonia con il comandante della nave in manovra.

Le ultime due settimane – racconta il Corpo Piloti del Porto di Genova sul suo blog – hanno stravolto il mondo a cui eravamo abituati e cambiato, forse per sempre, le nostre abitudini. Passato il primo momento di scoramento, dovuto forse alla non completa coscienza di ciò che stava per succedere, ognuno di noi ha pensato che dovere comune fosse resistere e aiutare l’Italia ad uscire quanto prima da questa situazione“.

In un periodo in cui è facile sentire pronunciare la parola “eroe”, talvolta in maniera inadeguata e fuori luogo, i piloti del porto di Genova e dell’Italia intera, continuano a svolgere il loro lavoro al massimo delle proprie capacità e, se possibile, con maggior impegno.

Ciascun pilota – prosegue il racconto – avrà sicuramente notato com’è cambiato l’atteggiamento dei comandanti nei nostri confronti. Comprensibile è la paura umana, ma alle difficoltà quotidiane del nostro lavoro, si somma adesso una componente che ci obbliga a trovare in noi risorse adeguate a gestire situazioni completamente nuove“.

Un Pilota a bordo della Manhattan Bridge

Un Pilota a bordo della Manhattan Bridge

Ad esempio, essere accolti al punto di imbarco da marinai impauriti da un possibile contagio, entrare sul ponte di comando ed essere tenuti a distanza da tutti, sono situazioni che richiedono “fermezza e superiorità d’animo“.

Prima di essere piloti – sottolinea la corporazione di Genova – siamo stati uomini di mare e questo ha permesso di formare un carattere pronto a ogni avversità e sviluppare uno spirito di abnegazione con pochi eguali. L’uomo che va per mare è pronto a qualsiasi repentino cambiamento della sua quotidiana routine e con lo stesso coraggio affronta sia la bonaccia che la peggior tempesta”.

“L’efficienza e l’operatività del nostro sistema portuale è e sarà la base per permettere al nostro Paese di risollevarsi e lasciare alle spalle questa tragedia“.

Come sempre il pilota sarà il primo a salire a bordo e l’ultimo che saluterà il comandante alla partenza.

La corporazione di Genova e l’autorità marittima, per garantire la giusta protezione e salvaguardia della salute dei propri Piloti, oltre ad adeguarsi alle linee guida nazionali e mondiali, hanno elaborato un nuovo turno di servizio che, contenendo al minimo eventuali disagi per l’utenza, permetterà ai singoli piloti di limitare i contatti con un numero ristretto di persone. La prima fase durerà dal 15 al 30 marzo, “augurandoci che per quella data una nuova alba possa illuminare l’orizzonte di ognuno di noi“.

 

Giuseppe Orrù

La plancia di una nave ai tempi del Coronavirus

La plancia di una nave ai tempi del Coronavirus

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