Scontro in Corsica, falliti due tentativi di separare le navi. Il meteo peggiora

Sul luogo dell’incidente onde fino a 3 metri che rendono difficoltose le operazioni, coordinate da Tolone. Diffida della Guardia Costiera ai due comandanti e agli armatori. Greenpeace denuncia: “Inquinamento su 100 km quadrati”

11 ottobre 2018 | di Giuseppe Orrù
La collisione ripresa dall'ATR42 della Guardia Costiera
La collisione ripresa dall'ATR42 della Guardia Costiera

Il maltempo non aiuta le operazioni di soccorso e bonifica dopo la collisione tra il traghetto ro-ro Ulysse della Cotunav e la portacontainer Cls Virginia. Sul luogo dell’incidente, avvenuto in acque francesi tra la Corsica (14 miglia da Capo Corso) e l’isola di Capraia, il mare sta rinforzando come previsto, con onde tra i 2 e i 3 metri di altezza.

Condizioni meteorologiche che hanno già fatto fallire due tentativi di separare le navi. Prima di procedere al terzo tentativo di disincaglio, si provvederà a rinforzare le parti danneggiate dei rispettivi scafi. Intanto continuano sotto il coordinamento delle autorità francesi, secondo il piano internazionale d’intervento antinquinamento Ramogepol, le attività di monitoraggio dei mezzi aerei e navali della Guardia Costiera italiana e le attività di contenimento e bonifica dell’inquinamento svolta dai mezzi Castalia.

GREENPEACE: CARBURANTE SU 100 KM2

Nonostante le attuali condizioni meteomarine risultino essere in peggioramento, la macchia, al momento, non interessa le acque di responsabilità italiana ma si dirige verso la Corsica. Secondo Greenpeace, l’area interessata dalla contaminazione è passata dai circa 88 chilometri quadrati dell’8 ottobre ai 104 chilometri quadrati del 9 ottobre, così come dimostrano le immagini satellitari.

La Direzione Marittima di Genova, dando seguito alle indicazioni del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ha provveduto, in maniera preventiva, a emanare una diffida ai comandanti ed armatori delle navi “per adottare, senza ritardo, ogni misura atta a prevenire ogni rischio ambientale in un’area di particolare interesse -sottolinea la Guardia Costiera- dove risiede la zona di protezione ecologica ed il santuario dei cetacei, denominato Pelagos”. Analoghi provvedimenti preventivi verranno adottati dalle Direzioni Marittime di Livorno e Olbia, i comandi regionali più prossimi all’area attualmente interessata dall’inquinamento.

Lo sversamento di idrocarburi visto dal satellite Sentinel

Lo sversamento di idrocarburi visto dal satellite Sentinel

DIFFIDE A COMANDANTI E ARMATORI

La Guardia Costiera francese ha stimato la quantità di prodotto sversato in mare tra 100 e 300 metri cubi, che si sono frammentati in cinque diverse macchie che vanno alla deriva al largo (nord-ovest) della Corsica per una lunghezza di 25 chilometri. I mezzi antinquinamento italiani, che lavorano sotto il coordinamento della Francia, che gestisce le operazioni da Tolone, hanno già recuperato parte del combustibile fuoriuscito, circa 150 metri cubi di prodotto oleoso misto ad acqua.

“Ferma restando la competenza della Francia ad adottare le misure ritenute tecnicamente più idonee ad assicurare la risoluzione delle diverse problematiche scaturenti dal sinistro marittimo in questione-ha spiegato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ho espresso la mia preoccupazione perché vengano adottate tutte le necessarie precauzioni per il disincastro delle navi”.

“Farò inoltre pervenire -ha annunciato il ministro ai comandanti delle navi mercantili entrate in collisione, per il tramite degli organi consolari delle rispettive bandiere, un formale provvedimento che imponga loro di adottare sin d’ora ogni misura ritenuta utile per limitare al massimo i danni alle risorse naturali italiane. Ci troviamo all’interno del Santuario dei Cetacei Pelagos-ha ricordato Costa– in un’area particolarmente sensibile per la vita marina”.

Al momento la corsa contro il tempo è per cercare di contenere il più possibile il danno ambientale. Poi sarà la volta delle indagini per accertare le responsabilità dei due equipaggi in un incidente che sembra avere dell’incredibile. Occorre verificare chi c’era, e in quali condizioni, sui rispettivi ponti di comando, quale sia stata l’eventuale interazione tra le due navi e soprattutto con le strumentazioni elettroniche di bordo come i radar.

 

Foto: Guardia Costiera e Greenpeace

Giuseppe Orrù

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