“La piccola carovana Gozzovigliante” che insegna ai giovani ad andar per mare riscoprendo le barche dei nonni

Vivere cinque giorni su barche in legno di 4 metri, proprio come facevano un tempo i pescatori. È ora di riscoprire la marineria tradizionale

18 Settembre 2020 | di Maria Cristina Sabatini

Vivere, mangiare e dormire in un gozzo per far comprendere alle giovani generazioni che con una barca da 4 metri, se hai spirito di adattamento, un po’ di fantasia e buona volontà, puoi divertirti e godere dei piaceri del mare anche “a basso costo”. E’ l’obiettivo di Fanja Raffellini e Luca Buffo, tra i soci fondatori dellA.S.D. Vela Tradizionale, che, nei giorni scorsi, ha promosso l’edizione zero della “piccola carovana Gozzovigliante”.

Un’allegra compagnia composta da 3 gozzi e una barca d’appoggio, una lancia a motore di nome Vernazza. Le imbarcazioni, tutte rigorosamente in legno,  hanno accolto per 4 notti e 5 giorni, 9 soci, ragazzi tra i 20 e i 25 anni, più un cane, Gancho, prode marinaio.

Valorizzare la marineria tradizionale

Un progetto nato con l’obiettivo di valorizzare la marineria tradizionale e la cultura nautica legata alla storia del cabotaggio a vela e alle imbarcazioni tipiche che pian piano stiamo perdendo. “Ora la nautica è orientata più su un approccio di status che di sostanza – spiegano Fanja e Luca a Liguria Nautica – ognuno aspira alla barca più grande alla quale può arrivare secondo le proprie possibilità e deve essere super nuova e super accessoriata.”

“La nostra idea, invece, è quella di dare vita ad un’attività nautica itinerantesottolineano i due soci fondatori dell’A.S.D. Vela Tradizionale – realizzata con barche di 4 metri che navighino e si muovano ripercorrendo le rotte seguite una volta da quelle stesse tipologie di imbarcazioni, cercando di condurre una vita molto simile a quella che facevano i pescatori o gli equipaggi delle barche di quel tipo che trasportavano merci. Con le barche piccole inoltre è possibile avvicinarsi molto di più a terra e vivere i posti che si visitano”.

Una sorta di “campeggio nautico” insomma, in cui i giovani soci hanno la possibilità di vivere, mangiare e dormire sulla propria imbarcazione, riscoprendo come si affrontava il mare un tempo, nella nostra tradizione. “Una volta il traffico costiero locale – ricordano Fanja Raffellini e Luca Buffo – era costituito prevalentemente da barche di piccole e medie dimensioni. I pescatori e coloro che trasportavano merce sulle imbarcazioni, per il tempo in cui le utilizzavano, ci vivevano proprio! La sera davanti ad una spiaggia potevano tirare la barca sulla riva e dormire lì. Ecco l’idea è di cercare uno spirito simile”.

Tutte le barche hanno una loro storia

Un lavoro a tutto tondo che parte dal recupero delle imbarcazioni, dalla loro cura, dal restauro reso possibile grazie al prezioso aiuto dei soci: “Ogni barca – raccontano – ha una sua fase: arriva, si fanno degli studi, anche con l’aiuto degli studenti dell’Università di design e di ingegneria navale della Spezia e poi parte il restauro sempre con i soci. A noi interessa che siano gli stessi ragazzi che mettono a posto le barche quelli che poi le utilizzeranno”.

Recupero delle imbarcazioni e attività didattica corrono di pari passo nell’associazione. Ad oggi, oltre all’ammiraglia, la goletta Pandora, sono 4 le imbarcazioni naviganti di piccole dimensioni già attive e altre 7 sono quelle “in attesa di coccole”, spiegano.

Ogni barca ha la sua storia. La prima, recuperata da Luca e Fanja, si chiama Barbara. Nata all’inizio degli anni 60, come barca a remi da pesca realizzata dal cantiere Sciallino, è stata trasformata in barca a motore e poi, nel corso del tempo, in barca da diporto con armo velico.

“In un capannone dove avevamo portato il tender di Pandora a riparare – rivelano i due soci della A.S.D. Vela Tradizionale – c’era questo gozzetto abbandonato in un lato. Il titolare ci ha detto che era una barca buona solo per il camino e così l’abbiamo presa noi. Era trascurata ma sembrava non essere messa malissimo”.

Olga, invece, è il nome dell’ultima arrivata in casa dell’associazione. Un gozzo degli anni 50 di proprietà di due fratelli spezzini di 76 e 83 anni. “Ce l’hanno portata navigante – raccontano Fanja e Luca –  l’ha fatta costruire il padre dei due proprietari, abbiamo delle foto che li raffigurano bambini sulla barca. Ci hanno prestato Olga e si sono resi anche disponibili per curarla e pitturarla. Quelli che decidono di affidare una barca ad un’associazione, lo fanno perché se ne prenda cura perché ci tengono alla loro barca, non perché se ne vogliono liberare”.

La rotta dell’ edizione “numero zero”

Questa prima edizione, a causa del Covid e delle condizioni meteo è stata più breve di quanto preventivato. Partenza da La Spezia, per poi toccare Corniglia, Manarola, Palmaria e le Grazie. “Ma l’idea iniziale – dichiarano Fanja Raffellini e Luca Buffo – era di partire da Sestri Levante e poi raggiungere tutti i punti di approdo specifici della nostra costa: Moneglia, Framura, Bonassola, Levanto, dormendo sulla banchina, sulla spiaggia e anche sulla barca”.

Un progetto, quello della “piccola carovana Gozzovigliante”, che ha suscitato l’interesse delle realtà locali e che ha spinto Fanja e Luca ad andare avanti, pensando già alla realizzazione di una nuova edizione, questa volta suddivisa in due fasi. Una prima fase dedicata alla promozione della tradizione nautica, destinata ai soci sopra i 18 anni e una seconda dedicata ai più piccoli.

“Il proposito – concludono – è quello di motivarli a chiedere al nonno di tirare fuori dalla cantina la sua vecchia barca per utilizzarla. E guarda che il nonno, che magari da 30 anni non va in barca, se lo metti su, sa ancora remare molto meglio di un ragazzo del palio!”.

 

Maria Cristina Sabatini

Foto: Associazione Vela Tradizionale

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2 commenti

  1. Tino ha detto:

    Bellissima iniziativa

  2. Lorena Ravanetti ha detto:

    Bellissima esperienza , io e mio marito abbiamo un Rio 450 Cross .Anni 80 piccolo ma bello e lo usiamo x andare a pescare .
    Chi ama il mare o il Lago non importa quanto è grande una barca .
    Saluti
    Lorena

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