La Vogalonga di Venezia: la più grande manifestazione al mondo dedicata alle barche a remi

Si è svolta in laguna la 44esima edizione della regata riservata alle imbarcazioni a remi. Più di 2300 barche per 8300 partecipanti da tutto il mondo hanno sfilato nel Canal Grande

21 maggio 2018 | di Riccardo Bottazzo
Vogalonga 2018. L'entrata nel canal di Cannaregio
Vogalonga 2018. L'entrata a Venezia nel canal di Cannaregio

Colpo di cannone, remi puntati al cielo e un grande urlo collettivo: “Viva Venezia, viva San Marco!”. E si parte. Lo sfondo della Basilica e del Palazzo Ducale lascia presto spazio alle barene e alle verdi isole della laguna nord. Le barche sfiorano le Vignole e costeggiano tutto il lato interno di Sant’Erasmo, l’orto di Venezia. Poi raggiungono San Francesco del Deserto, dove il santo di Assisi fece tappa al suo ritorno dalla Terrasanta, placando con le sue preghiere una violenta tempesta.

Quindi la prua volge verso gli sgargianti colori delle case di Burano, l’isola del merletto, che già appaiono in lontananza. Lasciano a nord Torcello e, dopo Mazzorbo, si infilano nel Canal Bisatto, zigzagando tra le piccole isole di San Giacomo in Paludo e Madonna del Monte che, nel corso della loro millenaria storia, furono sia eremi monacali che depositi militari. Finalmente all’orizzonte ricompare Venezia, ma prima bisogna attraversare il canale di Murano, la cui gente attende festosa l’arrivo del corteo acqueo.

La porta da cui le barche entrano a Venezia è quella del canale di Cannaregio, il sestiere più popoloso della città lagunare. Ed è qui che ho scattato la galleria di foto che vi propongo in fondo all’articolo. Poi non rimane che la festosa passerella del Canal Grande sino all’arrivo alla Punta della Dogana, in quello stesso bacino di San Marco da cui il corteo era partito alle 9 della mattina.

Il percorso della Vogalonga

Il tradizionale percorso della Vogalonga lungo circa 30 chilometri

Questa è la Vogalonga di Venezia, la più grande “festa del remo” che esista al mondo. Una regata di circa 30 chilometri riservata alle barche a remi. Domenica 20 maggio si è svolta la sua 44esima edizione, che ha confermato i successi degli anni passati: più di 8.300 vogatori iscritti per 2.300 imbarcazioni di ogni tipo, dalle barche tipiche della laguna come le mascarete, i sandali, le gondole e i gondolini, le caorline e le sanpierote, alle barche da parata come le “dodesone”, sorta di gondole allungate in cui si voga in 12.

Ma anche canoe, lance, kayak e dragonboat indonesiani la cui vogata è ritmata dal tamburo (imbarcazioni gettonatissime dai ragazzi delle scuole superiori veneziane per motivi che io assolutamente ignoro). E ancora, barche attrezzate a voga inglese e olimpica, sino a tavole da surf spinte a pagaia. Non mancano improbabili barche a forma di automobile e spinte a pedali che ben difficilmente vedremo all’arrivo ma che, quanto meno, danno un senso alla presenza dei gruppi di volontari e della protezione civile che seguono il corteo pronti ad assistere chi finisce a mollo.

Anche l’edizione di quest’anno ha confermato la valenza internazionale della Vogalonga. Rematori inglesi, francesi, spagnoli, canadesi, americani, brasiliani, svizzeri, austriaci, australiani e neozelandesi, solo per citare alcuni dei Paesi di provenienza dei regatanti, hanno remato accanto all’intera flotta delle remiere veneziane ed alle storiche mascarete dei frati dell’isola del Redentore, presenti sin dalla prima edizione della manifestazione.

Di sicuro, quei giovanotti che la domenica di San Martino del 1974 misero in acqua gondolini, sandoli e mascarette ed organizzarono la prima Vogalonga per richiamare l’attenzione sulla voga alla veneta in una città in cui i barchini a motore, in plastica o in vetroresina, avevano sostituito le tradizionali imbarcazioni di legno, non potevano immaginare che negli anni successivi la manifestazione sarebbe cresciuta sino a diventare la più importante maratona remiera del mondo.

Toni, Lalo, Pino e Paolo – così si firmava il primo comitato organizzatore, stufi di sentire la gente che “ciacolava” in osteria sulla “Venezia che non c’era più”, decisero di organizzare un grande raduno dedicato alla voga e di chiamare i veneziani alle armi. O meglio, ai remi. Saranno in tanti, e non soltanto veneziani, a seguirli in quell’anno e negli anni successivi. Allora, come oggi, per Venezia e per San Marco.

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