A Santa Margherita tutta la storia della marineria in pochi metri quadri: a raccontarla oltre 200 modelli navali

Liguria Nautica vi porta alla scoperta di un’arte affascinante che purtroppo si sta perdendo: quella dei costruttori di modelli navali. Per farlo ne ha incontrato uno di Santa Margherita Ligure ancora del vecchio stampo

20 febbraio 2019 | di Manuela D'Agostino
Uno dei modello navali di Mario Clementi
riproduzione di un Clipper

Il suo spazio è piccolo piccolo ma dentro racchiude un mondo fatto di tanti grandi e piccoli modelli navali. Stiamo parlando della bottega di Mario Clementi, ex geometra in pensione e appassionato costruttore di modellini storici della navigazione, che Liguria Nautica ha scovato a Santa Margherita Ligure, nel quartiere di Corte, a due passi dal mare e da Villa Durazzo. La sua passione per questa particolare attività è nata per caso, quando provò a riparare il modellino di un veliero rotto da suo figlio.

Da allora Clementi ha iniziato ad avvicinarsi a quel mondo, a documentarsi sulla storia delle imbarcazioni tanto da rimanerne del tutto affascinato. Finora ha ricostruito nei minimi particolari storici, fondamentali nel vero modellismo navale, ben 250 modelli, che ripercorrono la storia della navigazione. Attualmente sta lavorando alla riproduzione del Bounty, una piccola nave inglese che fa ancora parlare di sé per il famoso ammutinamento, e, con una certa umiltà, ci rivela anche che tra i suoi acquirenti c’è stato la il famoso architetto genovese Renzo Piano.

Purtroppo questa “arte sta scomparendo”, ci spiega, per il poco interesse delle nuove generazioni e per la presenza di un modellismo recente, anche internazionale, fruibile su internet e sicuramente dai costi più contenuti, che sta soppiantando il modellismo vero e proprio. Ma la differenza sta nei particolari e nella riproduzione delle componenti più piccole, che in questi modelli di ultima generazione sembrano non essere così fedeli all’originale. Perché il modellista non può prescindere dalla storia dell’imbarcazione che deve ricreare e deve conoscerne a fondo il motivo del suo utilizzo ed una sua eventuale evoluzione.

Tra i modelli navali che ha riprodotto, Clementi ci mostra un Leudo del 1600 “simbolo della Riviera”. Serviva per il trasporto di formaggio, vino, olio, ma anche di velluti e pizzi al tombolo tra la Liguria, l’Isola D’Elba e la Sardegna.  Il Leudo, probabilmente di origine araba, ha subito delle trasformazioni per diventare più veloce: un solo albero al posto di due e poi l’introduzione di un bompresso rientrante per renderlo ancora più agile nella navigazione.

Era dotato inoltre di due ganci laterali, come riporta la riproduzione di Clementi, attentissimo a questi dettagli, perché una volta approdato nei porti naturali veniva tirato sù a secco. Ma la cosa più curiosa sul Leudo è questa: l’origine della definizione divino navigato, cioè annacquato, che deriva appunto dal Leudo addetto al trasporto del vino vinacciera, “che -sottolinea- era già costruito con al suo interno botti fisse che dovevano essere sempre piene per rendere stabile l’imbarcazione”. Venivano riempite in un primo momento con l’acqua, che, una volta raggiunta la destinazione, veniva sostituita con il vino. E’ possibile che in uno di questi travasi, nel vino rimanesse dell’acqua e da qui il termine di vino “navigato”.

Tra le sue “creature” c’è anche una bellissima riproduzione di una Fusta Corallina del 1740 per la pesca dei coralli, un’attività risalente al 1200 a Santa Margherita Ligure, come attestano alcune tracce di donazioni dei corallari alla chiese locali per aiutare economicamente le famiglie dei corallari dispersi in mare.

Ma anche una lancia armata dell’800 non può non destare la nostra curiosità per la cura dei dettagli, come, ad esempio, i barili dipinti di rosso per indicare la presenza della polvere da sparo o gli scovoli a poppa per pulire i cannoni. Infine campeggia all’interno della bottega un suggestivo galeone inglese del XVI secolo, che, come voleva la marineria britannica molto pratica rispetto a quella spagnola, presenta una linea asciutta senza elementi pomposi.

Per realizzare modelli navali simili ci vogliono circa 8 mesi: è un paziente lavoro di assemblaggio dei vari pezzi, che vengono tenuti insieme con dei chiodini e poi incollati tra loro con determinati tempi di attesa prima che la colla faccia il suo effetto. “Poi ovviamente ci vuole tanta passione”, ricorda Clementi mostrandoci lo scheletro di legno in scala da cui parte il lavoro. “Senza questo -conclude l’ex geometra in pensione- non potrei fare nulla”.

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