Il guardiano del faro di Portofino si racconta: “La solitudine? Non mi pesa e se mi affaccio alla finestra dimentico tutto”

Il guardiano del faro di Portofino, Paolo Bassignani, è stato ospite di un appuntamento di "Incontri in blu. Uomini, donne e storie di mare", per raccontare la sua vita all'interno del faro

4 Dicembre 2020 | di Giuseppe Orrù

Paolo Bassignani fa il lavoro più romantico del mondo. La sua professione è quella di guardiano del faro. E non di un faro qualsiasi, ma quello di Portofino, il borgo più glamour del mondo che, però, è ben distante (2 chilometri da fare rigorosamente a piedi) dalla piazzetta in cui sfila il jet set internazionale, su cui si affacciano le boutique di alta moda e i ristoranti della dolce vita rivierasca.

Il guardiano del faro di Portofino è stato il protagonista di uno degli appuntamenti della seconda edizione di “Incontri nel blu. Uomini, donne e storie di mare”, promosso dal Galata – Museo del Mare di Genova. Intervistato dal giornalista Fabio Pozzo, curatore degli incontri, Paolo Bassignani ha raccontato com’è la vita di un custode della luce che dagli albori della storia garantisce la sicurezza della navigazione.

Originario di Villafranca Lunigiana, in provincia di Massa Carrara, diplomato perito elettronico-elettrotecnico, Paolo Bassignani è stato assunto come dipendente civile del Ministero della Difesa nel 1984, ricoprendo il ruolo di autista per la Marina Militare a La Spezia. “Dopo sette anni – racconta Bassignani – si è aperta la possibilità di entrare in Marifari. Ho fatto 25 anni facendo un po’ di tutto, tecnico, meccanico e altri lavori, poi mi hanno proposto di andare a vivere in un faro. C’erano tre possibilità: Isola d’Elba, Livorno e Portofino. E io scelsi Portofino“.

Bassignani si è occupato per un quarto di secolo della manutenzione tecnica dei fari e fanali dell’Alto Tirreno, da Ventimiglia all’Argentario. Il faro più ostico per gli interventi tecnici? Quello dello scoglio d’Africa, nell’Arcipelago Toscano, a ovest di Montecristo e a sud di Pianosa. Se c’è il mare piatto si può raggiungere con un’imbarcazione, diversamente ci si riesce solo con l’elicottero.

Fino all’arrivo a Portofino il 29 maggio 2018. Un giorno che entrerà nella storia di Portofino, dato che, dopo 14 anni, il faro del borgo è tornato ad avere un guardiano. L’ufficio di Bassignani è diventato così questo faro, costruito nel 1870: un edificio bianco su due piani e la torre alta 12 metri, la lanterna a 40 metri sul livello del mare accesa per la prima volta nel 1910, caratterizzato da un “periodo 5”, vale a dire che emette un lampo di luce bianca ogni cinque (uno di luce e 4 di eclisse), con una portata luminosa di 16 miglia nautiche. Il suo ultimo guardiano era stato Roberto Racalbuto, che vi ha abitato con la famiglia e vi ha cresciuto due figli.

PORTOFINO, “SEDE DISAGIATA”

E’ stata un’emozione forte – spiega il Bassignani – trovarsi in questa posizione privilegiata“. E anche se ormai fari e fanali sono gestiti principalmente da remoto, nessun automatismo potrà sostituire la figura del faro. “Il guardiano – sottolinea – fa delle cose che l’automatizzazione non fa. L’automatizzazione non si prende cura dell’edificio, non pulisce i vetri, non fa manutenzione, poi ci sono le emergenze e gli imprevisti. Quest’estate a Ferragosto si è spenta la lanterna e sono dovuto andare di notte a riaccenderla“.

Fa sorridere pensare che la sede di lavoro scelta da Bassignani, il faro di Portofino, sia classificata come “sede disagiata”: non di certo per il borgo più famoso del mondo, quanto per il fatto che il faro è raggiungibile soltanto a piedi, con circa 2 chilometri di cammino dalla piazzetta.

Il turno di lavoro del guardiano va dalle 8 alle 14, con manutenzioni da fare, pulizie e controlli. “Poi ci sono sempre piccoli lavori – ricorda Bassignani – ora sto scrostando l’interno della lanterna per verniciare di bianco, poi dovrò verniciare la ringhiera. Ma a volte continuo a lavorare anche al di fuori dell’orario, tanto sono lì, non devo andare da nessuna parte“. Paolo Bassignani è anche il farista dell’isola del Tino, di Camogli e Santa Margherita Ligure.

LA MAREGGIATA DEL 2018

Esattamente cinque mesi dopo il suo insediamento, il 29 ottobre 2018, il nuovo inquilino del faro di Portofino ha dovuto fare i conti con la tremenda mareggiata che ha distrutto l’alloggio di servizio, circa 100 metri quadri, e danneggiato parte della lanterna.

La mareggiata del 2018 – racconta Paolo Bassignani – ha distrutto parecchio. Il mare ha iniziato alle 18 a montare sulla scogliera. Alle 19 la mareggiata aveva già sfondato due finestre sul versante sud-est ed ha proseguito fino all’una di notte. Il mare è entrato in casa, sfondando finestre, porte, mi ha abbattuto la tramezza tra la cucina e il corridoio e mi ha demolito la cucina“. Una violenza inaudita, tanto che Bassignani racconta di aver trovato “un masso da 30 chili sul tetto del faro e un’ammaccatura sulla lanterna. Si tratta sicuramente di un sasso che solo il mare può aver scagliato fino a lì”.

Il faro è stato subito dichiarato inagibile ma, grazie al Comune di Portofino, Paolo Bassignani ha avuto un alloggio temporaneo in paese, dove è rimasto per circa un anno, il tempo che venisse aggiustato. “Ma la lanterna – dice orgoglioso Bassignani – non si è mai spenta. Neanche quella notte. In casa non avevo energia elettrica ma il faro ha continuato a fare il suo lavoro“.

LA SOLITUDINE

Parlando di professioni così particolari come quella del guardiano del faro, la prima cosa che viene in mente è la solitudine. E Portofino non è da meno, soprattutto d’inverno o alla sera, quando il passaggio di escursionisti sul sentiero finisce e cala il buio. “La solitudine non si vince – commenta Bassignani – si è abituati, fa parte del mio carattere. Io non sento la solitudine, non la avverto. Ho una vita tranquilla, normale, senza sofferenza. Ormai non si è mai soli in nessuna parte del mondo“.

Lo spettacolo della natura, invece, fa dimenticare ogni cosa. “Nel faro – confida il guardiano – si hanno anche belle sensazioni: quando si esce sulla torre e si sente solo il rumore del mare e dei gabbiani, è uno spettacolo bellissimo, che fa dimenticare ogni solitudine“. A proposito di gabbiani, come ogni storia di mare che si rispetti, Paolo Bassignani in questi anni di permanenza a Portofino ha trovato un nuovo amico: si chiama Franco ed è un gabbiano che ben volentieri gli fa visita in cerca di cibo.

 

Giuseppe Orrù

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