Il bombardiere sotto il mare: una delle più belle immersioni in Liguria

Al largo di Santo Stefano al Mare si trova il relitto dell’aereo italiano BR 20 abbattuto dall’asso francese Pierre Le Gloan durante la seconda guerra mondiale

Il relitto del bombardiere BR 20
Il relitto del bombardiere BR 20 sul fondale di Santo Stefano al Mare

La seconda guerra mondiale ha disseminato i fondali del Mediterraneo di relitti. Ognuno di loro ha una sua storia da raccontare. Storie di uomini e di mare. Storie che qualche volta arrivano dal cielo e che nella profondità del mare hanno trovato la loro conclusione. Una di queste storie è quella del bombardiere italiano BR 20, immatricolato MM 21503, i cui resti giacciono ad una profondità di circa 47 metri ad un miglio e mezzo dal porto di Santo Stefano al Mare, in provincia di Imperia. 

L’aereo realizzato dalla Fiat nel 1936 era un bombardiere leggero, 22 metri circa di apertura alare, 16 metri di lunghezza, armato con tre mitragliatrici e poteva trasportare un carico di mille e 600 chili di bombe da sgancio stivate, a differenza degli altri modelli di bombardieri, orizzontalmente e non verticalmente, così da privilegiare la precisione del lancio. Fu il primo bombardiere italiano realizzato completamente in metallo ed ebbe il suo battesimo di fuoco nella guerra civile di Spagna. 

Il bombardiere BR 20

Una immagine d’epoca del bombardiere Fiat BR 20

Alle 9,30 di mattina del 13 giugno del 1940, due giorni dopo la dichiarazione di guerra alla Francia fatta da Mussolini dal balcone di piazza Venezia, il BR 20 che faceva parte della terza squadriglia del 13° stormo d’assalto, si sollevò dall’aeroporto militare di Cascina Costa, vicino a Pavia, con i suoi cinque uomini di equipaggio, per far rotta verso la costa francese. L’obiettivo era bombardare la base navale di Tolone. Ma il comando fascista non aveva tenuto conto delle previsioni meteorologiche.

Le  avverse condizioni del tempo rallentarono gli aerei italiani che raggiunsero l’obiettivo a scaglioni. La decina di aerei che faceva parte della terza squadriglia riuscì a raggiungere i cieli di Tolosa solo dopo le 11, quando i caccia italiani, che avevano il compito di difendere i bombardieri, si erano già ritirati. Lo stormo rimase così in balia degli aerei francesi che erano comandati del mitico asso dell’aria Pierre Le Gloan.

A bordo del suo agile Dewoitine D520, il “Barone Rosso” francese abbatté subito il BR 20 immatricolato MM 21505 che cadde sull’isola di Porquerolles, quindi inseguì il nostro MM 21503 e lo colpì ripetutamente, ferendo tre membri dell’equipaggio, tra i quali  il comandante, il tenente pilota Simone Catalano. Le raffiche di Le Gloan danneggiarono il motore sinistro, misero fuori uso quello destro e bloccarono la torretta mitragliera. 

In completa avaria, con un solo motore che per di più funzionava a singhiozzo, il secondo pilota, maresciallo Ottavio Aliani, riuscì a volare sino alle coste italiane, quindi tentò un ammaraggio di fortuna davanti al paese di Santo Stefano. Lui e l’aviatore rimasto illeso nel combattimento furono i soli a salvarsi dal naufragio, grazie all’intervento di alcuni pescherecci che si precipitarono a portare soccorso. 

Tanti anni dopo quella tragica guerra, l’aereo è ancora là, sul fondale del mare. Lo scheletro è ben conservato, protetto ed impreziosito da numerose e coloratissime spugne. Grossi scorfani e lunghe murene lo hanno eletto a proprio rifugio. Con un po’ di attenzione, si possono scorgere le casse di munizioni che ora sono abitate da belle aragoste. Sbirciando dentro la carlinga, si possono ancora vedere i sedili dei due piloti. 

Al di là del valore storico del relitto, l’immersione al Br 20 è una delle più belle che si possano programmare nella costa ligure. La profondità non indifferente, la rende una esperienza riservata ai subacquei più esperti. Quel tratto di mare inoltre, è sempre battuto da forti correnti e spesso occorre aggrapparsi ad una cima. Ma ogni fatica è ripagata dalla straniante emozione di trovarsi davanti allo scheletro di quel bombardiere, perfettamente adagiato sul fondale del mare, come se fosse ancora in procinto di decollare verso il cielo. Proprio come quella mattina di un 13 giugno di tanti anni fa. 

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1 commento

  1. Agostino Giorgi ha detto:

    Bell’articolo e bellissima immersione ! Che consiglio

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