Lo scenario: liberi!

Il campione di vela Andrea Henriquet accompagna i nostri lettori in un appassionante ed istruttivo viaggio alla scoperta dei marinai 4.0

L’ultima cima lanciata a terra a poppa, l’ultima trappa filata in mare a prua e la voce “liberi!”: la barca non è più vincolata a terra. Dopo i mille discorsi in banchina, dopo mille opinioni, ora la barca è consegnata ai gesti di una mano che tiene il timone e di un’altra che tiene la leva dell’invertitore, consegnata ad una persona sola, libera di muoversi.

“Liberi” significa che tutta la responsabilità della barca, dell’equipaggio e della navigazione è catapultata e concentrata in una singola testa. Non può e non deve essere diversamente. Lo stabilisce il codice della navigazione ma ancora prima la “legge del mare”.

Oltre alla patente, oltre a certificati, attestati, corsi e diplomi, per chi ama il mare il gesto di mollare gli ormeggi ha un suo carico emozionale: è condivisione di momenti felici ma anche presa in carico di una grande responsabilità. La testa, in quei momenti, deve essere prima di tutto del “marinaio”, con la sua visione, con la sua esperienza, con il suo buon senso. Avere chiaro “lo scenario” vuol dire prendere in considerazione tutti i fattori che delimitano il nostro programma e di conseguenza il grado di difficoltà.

Il meteo

Da valutare non solo con app e modelli matematici (tema da approfondire con attenzione se non si vogliono prendere cantonate) ma anche con strumenti tradizionali come il barometro, meglio ancora il barografo, senza disdegnare consigli e pareri dei “locali”, ovvero di chi magari in quei posti c’è nato e cresciuto, e soprattutto declinandoli su quella costa particolare, probabili ridossi, rade, approdi, porti, zone pericolose, ecc.

La barca

Ovviamente deve essere idonea a quel tipo di programma, a quella giornata, a quel tipo di navigazione, senza necessariamente esagerare in termini di prevenzione: in una domenica d’agosto, con alta pressione nel Tigullio, magari non serve avere in barca l’officina e la sala operatoria…

L’equipaggio

Troppo spesso sottovalutato in quanto a importanza, può diventare un plus incredibile o essere l’anello debole della spedizione. È fondamentale, quindi, essere consapevoli di chi si ha in barca, considerando che una persona che soffre tanto il mal di mare può diventare un grande problema per tutti. Al contrario, un amico o un componente senza competenze specifiche ma appassionato, può e deve essere coinvolto nelle manovre base: è infatti sbagliato pensare che l’uomo al comando deve essere il padre padrone di tutti i singoli gesti tecnici e di tutti i comportamenti.

Il piano di navigazione

Punti di partenza e arrivo, velocità medie, autonomie, distanze e tempi, possibili approdi o soste intermedie sono valutazioni fondamentali per capire in che condizioni sia corretto “mollare gli ormeggi”, se possiamo prenderci la libertà di sottovalutare o dare per scontato che tutto funzioni come da programma o dobbiamo prenderci qualche margine in più di sicurezza.

Le valutazioni oggettive sullo scenario servono a fare obiettive considerazioni da marinaio, diventano un metodo, un modo di andare per mare che con l’allenamento si affina e si declina in modo specifico in tutte le fasi della navigazione. Ci permettono, in particolare, di non sottovalutare niente, di trovare l’anello debole della spedizione ma anche di andare a divertirci e a godere di quelle emozioni che solo il mare sa dare, senza aspettare di essere capaci a far “tutto” ma anzi con la consapevolezza che in mare non si saprà mai “tutto”.

Sono infiniti i modi di andare per mare, da marinaio, da comandante, da autodidatta o da padre di famiglia. Ci sono giornate facili, divertenti e giornate più impegnative, traversate corte e traversate oceaniche, crociere, trasferimenti e regate. Ogni marinaio deve quindi crearsi il proprio percorso mettendo insieme singoli moduli di “verità” anche divergenti tra loro.

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