Nautica in un ritratto | Barbara Amerio: “Navigare riducendo consumi ed emissioni è possibile. E il mercato ci sta dando ragione”

Concretezza dell’artigianato tradizionale unita a un forte spirito di sperimentazione. Sono queste le caratteristiche del cantiere Amer Yachts – Gruppo Permare, azienda sanremese guidata da Barbara Amerio, leader nella cantieristica per yacht a livello internazionale

Barbara Amerio è al vertice di Amer Yachts – Gruppo Permare, l’azienda sanremese leader, a livello internazionale, nel settore della cantieristica nautica e nella progettazione e realizzazione di yacht a basso impatto ambientale. Simbolo del “Made in Italy”, Barbara Amerio è stata chiamata nel 2017 a rappresentare il “Bello e ben fatto” italiano all’Italian Design Day Al Madinat, in Kuwait.

Un evento di portata mondiale, organizzato dal Ministero degli Esteri e dal Ministero dello Sviluppo ai primi di marzo, che ha sancito l’eccellenza di Amer Yachts e il suo saper fare italiano. Quel sapere consolidatosi in anni d’impegno, capacità imprenditoriali e nella prerogativa di unire la concretezza dell’artigianato tradizionale ad un forte spirito di sperimentazione.

Barbara Amerio, la sua si può definire “un’azienda di famiglia”, una famiglia che produce yacht di lusso con saperi e professionalità tramandate da generazioni. Quali sono i suoi ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza legati alla famiglia?

Lo siamo a tutti gli effetti. Io sono la punta dell’iceberg, quella che dialoga con la stampa, mentre i miei familiari sono più riservati. Mio fratello Dodo ha grandi competenze tecniche, mio padre Fernando, pioniere della nautica, è un’enciclopedia vivente. Era già conosciuto nel settore quando ancora i grandi cantieri italiani muovevano i primi passi. Nato meccanico, ha creato dal nulla la Permare nel 1973 e la segue ancora con rinnovato vigore. Ora anche Noemie, mia nipote, sta iniziando a collaborare in azienda, ritagliandosi i suoi spazi.

I primi ricordi d’infanzia sono legati al mare: quando con mio fratello e mia sorella accompagnavamo mio padre che partecipava alle riunioni del Cnis, durante la costruzione di Portosole e giocavamo sugli scogli, il risultato era scontato: finivamo irrimediabilmente in acqua vestiti da domenica. Anche le vacanze in famiglia erano divertenti, quando andavamo a Santa Teresa di Gallura a trovare  la combriccola degli amici corallari di papà, era bello ascoltare mille racconti di immersioni in un mondo sottomarino incantato. Mari puliti senza plastica, ricordi indimenticabili.

Mi ricordo anche le mitiche gare di pesca al bolentino dove mia madre vinceva sempre su tutti. Avevamo un bravissimo comandante di Favignana, a bordo del Cantieri di Pisa di famiglia, che cucinava in modo fantastico. A volte capitava di alzarsi all’alba prima degli altri e fare il bagno in rada nel silenzio. Un grande privilegio di chi vive il mare. Momenti felici, poi è arrivato il lavoro frenetico ed è sempre più difficile ritagliarsi spazi di tempo libero.

Ha mai incontrato difficoltà per il fatto di essere donna a capo di un’azienda che produce yacht, quindi di un settore ritenuto prettamente maschile?

Questa è una domanda che mi sento fare spesso e che mi stupisce sempre. Nella nautica sono in gioco altri fattori, l’integrità morale, la preparazione, la competenza e la qualità del tuo prodotto. Cosa importa se sei uomo o donna? Finché mi sentirò fare questa domanda ci sarà qualcosa di stonato nel mondo del lavoro. La società capofila Permare è composta in maggioranza da dipendenti donne, ho una figlia, tante nipoti femmine e mi impegnerò a fondo perché non debbano lavorare in una società di disuguaglianze.

Lei e la sua azienda vi siete dimostrati sempre molto attenti alle tematiche dell’ambiente. Anche con l’installazione a bordo dei vostri yacht di sistemi per la tutela dei cetacei. La nautica e la cantieristica stanno facendo abbastanza per proteggere il loro mare?

Viviamo nel mezzo del Santuario dei Cetacei e abbiamo aderito al programma “Cetacei Fai attenzione!”, adottandolo attraverso le green pages presenti nella domotica a bordo per incentivare gli avvistamenti, poter trasmettere ai ricercatori il punto nave preciso dell’incontro in mare e istruirli nelle norme di condotta nelle fasi di approccio. Siamo stati tra i primi in Italia a sensibilizzare il settore, riducendo i consumi in modo drastico attraverso l’alleggerimento dello scafo, lavorando sulle carene, la distribuzione dei pesi e adottando la propulsione Ips Volvo Penta.

Abbiamo ben compreso quanto sia importante inserire elementi dell’economia circolare con l’utilizzo di materiali riciclati e riciclabili. Speriamo di essere seguiti ed ascoltati. Si può fare di più siamo solo all’inizio e ci stiamo orientando sull’ibrido mentre studiamo con attenzione soluzioni all’avanguardia come l’idrogeno. Siamo sponsor di un progetto pilota di studenti francesi, che parteciperanno a un evento dedicato alle energie rinnovabili, nel Principato di Monaco, a luglio.

Ne approfitto per ringraziare pubblicamente il ministro Costa che ha da poco varato il decreto ‘Salva-Mare’ che aiuterà la raccolta delle plastiche dal mare considerate rifiuti speciali e non smaltibili nella differenziata. È un tema di attualità e il Mediterraneo è un mare chiuso molto inquinato, anche se la soluzione sarebbe quella di convertirsi al plastic free al più presto. Bisogna adoperarsi di più per la formazione, ho contatti con molti studenti e le nuove generazioni sono molto sensibili ai problemi ambientali. È una nostra colpa quella di non ridurre abbastanza gli sprechi. Sta cambiando il senso del lusso e chi rimarrà indietro sarà criticato e perderà consenso ed appoggio finanziario.

La sostenibilità ambientale è passata da una moda ad una nuova normalità. Ha ancora senso sprecare risorse al giorno d’oggi? Il 25 aprile a Los Angeles abbiamo ricevuto un premio per la “94 Superleggera” per l’eco design nella categoria “Boat & Transport. La barca era già stata premiata ad Amsterdam al “Builders Award 2018”, nella categoria “Environmental initiative”. Il mercato ci sta dando ragione: i nostri clienti sono avanti, hanno una spiccata sensibilità green e condividono in pieno la nostra filosofia di riduzione di consumi ed emissioni.

Al di là del suo lavoro, oggi qual è il suo rapporto con il mare e che tipo di “frequentatrice” è?

Rispettosa. Ho sempre avuto rispetto del mare, esco solo in completa sicurezza e con persone di fiducia. Mi piace andare piano e godermi il paesaggio, stare in rada, nuotare e fare esplorazioni a riva tra gli scogli in baie difficilmente raggiungibili da terra. Mi piace pescare con gli amici e adoro cucinare in barca. Ho vissuto recentemente in barca a Portosole, durante un trasloco estivo, utilizzandola come casa. E sapete di cosa mi sono accorta quando sono tornata a casa? Mi mancava l’ossigeno, la vita all’aria aperta, poter vivere sul mare ti fa sentire meglio e poi non c’è nulla di più bello che dormire a bordo cullati dalle onde con l’osteriggio aperto sul cielo.

Da allora ho smesso di guardare la televisione, mi sono completamente disintossicata, preferisco sentire musica e coltivare la lettura, soprattutto racconti di mare. Sono diventata dal 2018 ambasciatrice italiana “Blue mind”, un libro dedicato alla scienza dell’acqua che consiglio di leggere. Ha dato vita ad un movimento che sostiene il benessere di vivere a contatto con l’acqua e spiega le innumerevoli proprietà terapeutiche del mare. Un libro prezioso, che potrebbe essere di supporto ai nostri politici che a volte ignorano il potenziale di quasi 8.000 km di sviluppo costiero.

 

Giuseppe Orrù

Foto di Claudio Colombo

 

NAUTICA IN UN RITRATTO. Un progetto di Liguria Nautica e Claudio Colombo che propone una galleria di personaggi liguri o comunque con un legame con la nostra regione, che hanno lasciato un segno nella nautica italiana o con profonde radici e sinergie con il nostro mare. Per ognuno di loro, vi presenteremo un ritratto fotografico realizzato da Claudio Colombo e un’intervista del nostro giornalista Giuseppe Orrù, per conoscere meglio ogni protagonista, anche con curiosità sulla loro vita privata.

 

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