Il relitto dell’Equa alle 5 Terre: un’immersione mozzafiato ma solo per subacquei esperti

A due miglia da Riomaggiore, si trova uno degli scafi sommersi meglio conservati del mar Ligure

La nave affondata Equa
Un sub si immerge nel cacciasommergibile affondato Equa

Strano destino, quello dell’Equa. Costruita per diventare una nave da trasporto merci, durante il secondo conflitto mondiale fu armata con cannoni e mitragliatrici e trasformata in fretta a furia in una motovedetta con funzioni antisommergibile. Ma il tragico 10 giugno del 1944  la nave, che stava uscendo dal porto di La Spezia per pattugliare il Mar Ligure, fu scambiata per un’unità nemica da un sommergibile dell’Asse che la speronò e la affondò senza pietà. Da allora l’Equa giace sul fondale, in perfetto assetto di navigazione, a due miglia marine da Riomaggiore con il cannone ancora minacciosamente puntato verso prua, in perenne attesa di un improbabile nemico.

Il relitto è uno dei meglio conservati in cui mi sia immerso. La profondità (dai 34 ai 42 metri) lo rende accessibile solo ai subacquei esperti. La zona è solitamente battuta da forti correnti, anche se, quando ci sono stato io era calma piatta. E’ comunque consigliabile raggiungere il relitto scendendo lungo la cima dell’ancora o seguendo il pedagno.

La visibilità è un altro punto dolente di questa bellissima immersione. Un mio amico che ci si è immerso perlomeno una dozzina di volta mi ha raccontato che l’Equa non conosce mezze misure: o non ti fa vedere un fico secco e ti tocca “tastare” le lamiere con le mani per capire di essere sopra il relitto, oppure si lascia ammirare in tutta la sua misteriosa e straniante bellezza dalla prua alla poppa, regalandoti una visibilità da mar Rosso. Nella mia unica immersione sull’Equa, posso dire di essere stato fortunato. Si vede che la nave mi aveva preso in simpatia. Come dite? No, non sono pazzo. Ogni relitto ha la sua personalità e – come sanno bene tutti coloro che li hanno scoperti – si lasciano trovare solo quando vogliono farsi trovare e da chi vogliono farsi trovare.

L’immersione, come abbiamo già detto, non è delle più facili. Occhio ai tempi, ai consumi, al compagno e, soprattutto, alle numerose retiche la nave ha strappato ai pescatori per ornarsene come bandiere e che sembrano fatte apposta per impigliarsi nella rubinetteria della bombola. Non sto a ricordarvi che dovete avere un ben affilato coltello subacqueo sempre con voi. Se lo avete usato nell’immersione precedente per “grattare” qualche vongola da far saltare in padella, potreste accorgervi nel momento del bisogno che il taglio non sarà più così affilato. Non trascurate di infilare la torcia tra le lamiere e vi scoprirete che sono state trasformate in tane da gronghi e aragoste.

Quando riemergerete, ne sono sicuro, porterete nel cuore il ricordo di quel grande cannone puntato contro il blu del mare infinito.

Riccardo Bottazzo

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