Dopo il varo tecnico il nuovo traghetto RFI “Iginia” è in viaggio: sarà ultimato a Genova

Il nuovo traghetto “Iginia” di RFI è in viaggio verso Genova dove, nei prossimi mesi, verrà ultimata la sua costruzione. Poi prenderà servizio nello Stretto di Messina

4 Settembre 2020 | di Giuseppe Orrù
Il trasferimento dello scafo a bordo della chiatta oceanica AMT Commander

Dal Friuli Venezia Giulia alla Liguria, via fiume e via mare, a bordo di una chiatta. A San Giorgio di Nogaro, località in provincia di Udine, c’è stato il varo tecnico dello scafo del nuovo traghetto di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) “Iginia”.

Le operazioni di load out e float off, ovvero il sollevamento dello scafo dall’area di cantiere ed il varo tecnico, sono state svolte nei cantieri Cimar di San Giorgio di Nogaro dai tecnici dell’ATI T. Mariotti – San Giorgio del Porto. Lo scafo della futura “Iginia”, dopo aver lasciato San Giorgio di Nogaro attraverso il fiume Corno e poi la laguna di Marano, sta adesso facendo rotta verso Genova, rimorchiato da Gianemilio C., dove nei prossimi mesi verrà ultimata la sua costruzione. Durante il percorso verso il capoluogo ligure la nave attraverserà per la prima volta lo stretto di Messina per poi farvi ritorno in navigazione autonoma, con la livrea RFI.

La nave di tipo Ro-Ro monodirezionale per il trasporto di carrozze e carri ferroviari, passeggeri e mezzi gommati, è destinata ai collegamenti nello Stretto di Messina ed è stata commissionata da Rete Ferroviaria Italiana all’Associazione Temporanea d’Imprese composta da T. Mariotti e da San Giorgio del Porto, che si è aggiudicata la gara europea. La nave, lunga 147 metri, larga 19 metri e con una portata di 2.500 tonnellate, viaggerà ad una velocità di 18 nodi e vanterà caratteristiche tecnologiche, funzionali e prestazionali altamente avanzate.

Il galleggiamento dello scafo di circa 3.100 tonnellate è stato preparato con la predisposizione delle manovre in banchina e le analisi sottomarine con georadar a scansione, mentre la fase operativa del varo, a cui hanno preso parte Carmelo Rogolino, Daniele Allegra e Adriana De Luca per RFI e Marco Ghiglione per l’ATI, ha visto l’ausilio di carrelli semoventi SPMT (Self-Propelled Modular Transporter) combinati in 160 assi e della chiatta oceanica semisommergibile AMT Commander della Augustea, grande quanto un campo da calcio e in grado di effettuare una semi-immersione di circa 13 metri.

Il traghetto è stato infine agganciato dal rimorchiatore Gianemilio C. e il 3 settembre è partito verso Genova dove, in assenza di complicazioni dovute alle condizioni meteo marine, tra dieci giorni troverà spazio nelle banchine di T. Mariotti e San Giorgio del Porto. Qui, lo scafo già provvisto dei motori, dei generatori, dei macchinari di propulsione e degli impianti installati a bordo durante gli allestimenti preliminari a San Giorgio di Nogaro, verrà ultimato con l’installazione dei due fumaioli e le sovrastrutture già preallestite nei mesi precedenti. I lavori proseguiranno poi con gli arredi, l’armamento ferroviario e il completamento di tutti gli impianti.

In questi anni Genova Industrie Navali – spiega Marco Ghiglione, amministratore delegato di T. Mariotti – ha mirato a consolidare e rendere sempre più complementari i business delle singole aziende che ne fanno parte e le facilities dislocate nelle diverse città, con l’obiettivo di valorizzare al meglio le sinergie e le singole expertise. Il varo di questo scafo, oltre ad essere una milestone di progetto, è di fatto un concreto successo nel percorso di crescita del nostro Gruppo, nonché un grande motivo di orgoglio e fiducia per il futuro“.

Il programma delle attività ha subito diverse variazioni a causa della complessità delle operazioni e nel rispetto delle norme imposte dall’emergenza sanitaria Covid-19. Grazie alla professionalità e alla consolidata sinergia tra le aziende coinvolte, i tecnici di Cimolai, Fagioli e Rina, le maestranze locali, la Capitaneria di Porto di Monfalcone, Nogaro e Grado, i piloti, gli ormeggiatori, i rimorchiatori portuali e d’altura, le agenzie marittime e tutti i professionisti coinvolti, è stato possibile portare a termine l’operazione in piena sicurezza.

 

Giuseppe Orrù

Il trasferimento dello scafo a bordo della chiatta oceanica AMT Commander

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