Il capo pilota di Genova a LN: “Con la nuova torre piloti più sicurezza in porto”

Il capo pilota del porto di Genova, Danilo Fabricatore Irace, in un’intervista a Liguria Nautica spiega perché è fondamentale avere una nuova torre piloti e come funzionerà la nuova “casa” dei piloti del porto

19 Febbraio 2021 | di Giuseppe Orrù
Il Capo Pilota del Porto di Genova, Danilo Fabricatore Irace spiega come funzionerà la nuova torre piloti
Il Capo Pilota del Porto di Genova, Danilo Fabricatore Irace

La nuova torre piloti è fondamentale per il nostro lavoro e per implementare la sicurezza del porto”. Il comandante Danilo Fabricatore Irace, capo pilota del porto di Genova, non ha dubbi e in un’intervista a Liguria Nautica spiega i motivi per cui a Genova, così come ogni altro porto del mondo, è fondamentale avere una Torre piloti e come funzionerà quella che sarà costruita a Genova.

La nuova struttura, che sorgerà di fianco al Padiglione di Jean Nouvel, nella darsena nautica della Fiera del Mare, è già stata appaltata e dovrebbe essere pronta tra circa due anni. Il progetto è dell’archistar Renzo Piano.

Nei giorni scorsi, in seno al consiglio comunale di Genova, un consigliere M5S ha sollevato dubbi sull’effettiva utilità di ricostruire la torre, dato che ora il traffico navale “si può gestire anche tramite un tablet“. Ma il capo pilota Fabricatore Irace non è affatto d’accordo e ci spiega il perché.

LN – Comandante Fabricatore Irace, finalmente qualcosa si sta muovendo per la costruzione della nuova torre piloti. Quali saranno adesso le tempistiche?

DFI – L’appalto dei lavori è già stato aggiudicato. Ci dicono che ci vorranno dai 18 ai 24 mesi. Io opterei più per i 24 mesi, considerando anche che, se finirà la pandemia, ci saranno i Saloni Nautici, ci sarà qualche fiera. Ma diciamo che, se i tempi fossero di due anni, andrebbe già molto bene.

LN – L’architetto Renzo Piano, che ha donato il progetto, l’ha definita “una visiera per guardare lontano“. Posizione e progetto rispecchiano a pieno le vostre esigenze operative?

DFI – La considero un’ottima posizione, ammesso però che il layout del porto rimanga con l’imboccatura da Levante. Lo scopo della torre è quello di essere baricentrica rispetto ai flussi di entrata e di uscita e alle manovre. Così è baricentrica.

Qualora si dovesse optare per l’entrata di ponente, allora qualche problema inizierei a vederlo: avremmo una torre tutta a Levante, con un flusso che arriva tutto da ponente. Ma com’è adesso il porto è ben posizionata. Vediamo le navi arrivare e partire, anche nella zona dove le navi imbarcano e sbarcano il pilota, vediamo tutta la zona di Sampierdarena, del Porto Antico. A 60 metri di altezza vediamo anche Voltri. E’ ben posizionata, c’è una visuale aperta.

Il progetto di Renzo Piano della nuova Torre Piloti del porto di Genova

LN – Attualmente la vostra sede è a Ponte Colombo, mentre l’ormeggio delle pilotine è a Molo Giano. La nuova torre prevede anche l’ormeggio delle pilotine?

DFI – Certo. Quella di Molo Giano per noi è una complicazione notevole della vita quotidiana. Quando vediamo una nave a 7 miglia, dobbiamo già cominciare a chiamare la pilotina.

Il pilotino deve mettersi sulla pilotina, deve venire a prenderci a velocità ridotta nel Porto Antico, dove ci sono anche barchette, deve imbarcare il pilota e poi ripercorrere tutto il canale per uscire dal porto; i tempi sono molto lunghi. Il progetto dell’architetto Piano ha previsto anche una darsena per l’ormeggio e la manutenzione delle pilotine. Tutto avverrà lì.

LA TORRE PILOTI SERVE ALLA SICUREZZA DEL PORTO

LN – Di recente, il consigliere comunale Stefano Giordano (M5S) ha definito superflua la costruzione di una nuova torre, dato che ormai il traffico navale “si può gestire su un tablet”. Invece per voi il contatto visivo è fondamentale…

DFI – E’ fondamentale sì. Il consigliere comunale Giordano è venuto a fare visita nella nostra sede. E’ stato un incontro piacevole e cordiale: lui aveva le sue idee, noi gli abbiamo spiegato le nostre.

Gli abbiamo mostrato quello che vediamo, ovvero quello che non vediamo: dalla nostra sede (a Ponte Colombo, ndr) noi vediamo uno spicchio dalla sanità ai bacini, quando non ci sono navi davanti, e vediamo la diga all’altezza dell’avamporto. Ma di tutto quello che succede fuori dall’imboccatura o a Sampierdarena non vediamo niente, siamo ciechi.

E così, dopo la storia del tablet, gli abbiamo spiegato un po’ come funziona. C’è l’Ais che trasmette dei dati non precisissimi e con qualche minuto di ritardo. Ma se c’è una collisione tra due yacht, o tra due bunkerine, non lo vediamo. La tempestività di intervento in caso di emergenza o di un incendio non c’è. Quando ancora c’era la vecchia torre, un giorno presero fuoco degli stracci che fecero un po’ di fumo. Li abbiamo visti subito e abbiamo subito inviato i vigili del fuoco.

Pensi a tutto quello che abbiamo in porto, senza strumentazione, che quindi non è neanche visibile dal tablet: il pescatore, la barca a vela, il piccolo rimorchiatore. Sono tutti ciechi. Oggi la sicurezza minima c’è, garantita dal rispetto delle leggi.

La torre porta a implementare la sicurezza: dato per scontato che ognuno conosca le leggi e le rispetti, un’altra cosa è vedere e controllare quello che succede, gestire l’emergenza. Gli errori ci sono: se succede qualcosa serve la prontezza di intervento, per comunicare con i mezzi di soccorso. E’ tutta un’altra cosa.

Pilotine del porto di Genova a Molo Giano

Noi ci paragoniamo al Nord Europa: ci sono radar e molte tecnologie, ma è pieno di torri, con diversi punti di osservazione. Non possiamo sempre guardare al Nord Europa e poi, quando c’è da spendere qualcosa, dire: “Ah no, non vogliamo più essere come il Nord Europa”. La sicurezza poi non deve essere un costo, ma un investimento sul futuro per tutti. Se la vediamo come un costo non andremo lontano.

LN – Come sarà organizzata la vostra “nuova casa”?

DFI – La torre avrà due corpi. Il corpo metallico principale, all’ultimo piano, dove ci sarà la sala di controllo, un pilota, un nostro dipendente che faranno l’avvistamento, l’apparecchiatura radar, Vhf, a 60 metri, da dove si vedrà da Punta Vagno a Voltri, compreso l’interno del Porto Antico.

Poi una struttura collegata con gli uffici amministrativi, l’ufficio dell’Autorità marittima, le cabine per i nostri piloti e dipendenti, dove avremo tutta la struttura amministrativa e la logistica.

Alla base del corpo principale, ci saranno l’officina e degli spazi tecnici, come generatori di emergenza e l’ormeggio delle pilotine. Pur contenendo gli spazi, avremo un po’ tutto. Non vedo l’ora: da 8 anni stiamo girovagando nel porto.

IL MESTIERE DEL PILOTA DEL PORTO

LN – Anche uscite come quella del “tablet” dimostrano che il mestiere del pilota del porto, nonostante la sua altissima professionalità, sia ancora poco conosciuto. Durante la sua esperienza a Genova da capo pilota ha avuto questa sensazione?

DFI – Io sono a Genova dal 1998. Chi è dentro al cluster portuale conosce bene il lavoro del pilota. E’ il resto della città che non lo conosce bene. Io sono sardo, se lei a Cagliari chiede: “Chi sono i piloti?”, la guarderebbero stralunati. A Genova siamo avanti.

Però mi rendo conto alcune volte, con uscite come queste, che non si ha contezza di come vive un porto, i rimorchiatori, gli ormeggiatori, i piloti, le funzioni dell’Autorità Marittima. Chi non lavora in un porto non ha contezza di quello che veramente succede. Molti ci scambiano per i rimorchiatori.

Non è facile spiegare il nostro lavoro, è difficile spiegare gli equilibri che si hanno a bordo tra pilota e comandante, la manovra di ormeggio, ecc., ma a Genova qualcosina si conosce, nel resto d’Italia è peggio. Siamo fortunati.

LN – Ora rifarete il concorso per selezionare due nuovi piloti?

DFI – Il concorso per diventare piloti è un concorso pubblico, dove il Ministero detta le regole, l’Autorità Marittima le disciplina e poi c’è una commissione fatta dal comandante del porto, il capo pilota del porto e il capo pilota di un porto limitrofo. Il concorso è caduto sulla privacy, perché abbiamo chiesto di mettere nome e cognome nel foglio delle domande. Il Tar invece ha sentenziato che ci vuole l’anonimato e così lo rifaremo.

Però le nove persone che hanno fatto ricorso, avevano fatto un compito disastroso. Ogni ricorrente ha mosso da cinque a nove motivi ostativi al concorso: l’hanno spuntata solo su uno. Addirittura qualcuno ha detto che le domande non erano legittime. Ma se io, a uno che viene a fare il pilota, non gli posso chiedere di che colore è una boa che rappresenta un pericolo in mare, deve cambiare lavoro. Lo rifaremo con le regole che ci ha dato il Tar, perché io sono per la legalità. Però bisogna studiare.

“IL MANTRA DEI PILOTI è LA SICUREZZA”

Una pilotina del porto di Genova

Una pilotina del porto di Genova

LN – Oltre a rinforzare l’organico, ci sono altri punti a cui sta lavorando per migliorare ulteriormente la corporazione di Genova e il vostro lavoro?

DFI – Il mantra dei piloti è manovrare in sicurezza, intesa come sicurezza personale durante l’imbarco e lo sbarco, che sono i momenti più difficili, e poi la sicurezza della manovra. Ora ci stiamo dotando dei PPU, Pilots Portable Unit, unità indipendenti dalla nave, che ci forniscono velocità e altri dati.

Abbiamo un sistema informatico interno alla corporazione, in cui il pilota può gestirsi il buono elettronico, che ha sostituito il cartaceo, può sapere dove si trova il collega nei 22 km di porto, può rivedere meglio i pescaggi di una diga. Noi nel telefono abbiamo tutte le informazioni.

Da quando non abbiamo più la torre, non possiamo ricordarci dove si trovano tutti i nostri colleghi. Stiamo inserendo applicazioni che aumentano la sicurezza in modo esponenziale, ma siamo all’inizio e c’è tanto da fare.

LN – Sta volgendo al termine il dibattito pubblico per la costruzione della nuova diga foranea del porto. Qual è la soluzione progettuale migliore per i piloti del porto?

DFI – Come piloti, al dibattito pubblico, abbiamo proposto il layout 3, con imboccatura da levante e la demolizione di un tratto della vecchia diga che lascerebbe circa 450 metri dalla testata Bettolo alla vecchia diga.

Avere un porto con tre imboccature, quella attuale, quella nuova e quella di ponente, avrebbe delle potenzialità enormi. Quando la nave entra dall’imboccatura nuova, fa l’evoluzione davanti alla Bettolo, il Porto Antico è tutto libero e i traghetti possono continuare ad andare. Oggi se io con una nave da 300 metri che deve andare al ponte Etiopia,  faccio l’evoluzione in avamporto, per 40 minuti lì non può passare nessuno.

Sarebbe una follia anche chiudere l’attuale imboccatura e far passare tutto dalla nuova. Certo, possiamo portare navi più grandi, ma la densità di traffico sarebbe uguale. Non ha senso. Il porto deve avere un’imboccatura per il Porto Antico per i passeggeri e i traghetti, e una nuova per Sampierdarena, a cui aggiungere l’aiuto delle navi più piccole che potrebbero uscire da Ponente.

In caso di traffico concomitante con i passeggeri, una nave che deve andare alla Sanità, entra dalla nuova imboccatura, gira alla Bettolo, aspetta il passaggio del traghetto e poi va al Sech. Questa soluzione offre tante possibilità per giostrare il traffico, renderlo fluido e limitare i ritardi. Il porto deve offrire sicurezza ma anche economicità dei servizi. Se io faccio aspettare una nave tre ore, non è un vantaggio.

I PILOTI IN PRIMA LINEA ANCHE CON LA PANDEMIA

Il Capo Pilota del Porto di Genova, Danilo Fabricatore Irace

Il capo pilota del porto di Genova, Danilo Fabricatore Irace

LN – Sin dall’inizio della pandemia, così come tutti i servizi tecnici del porto, anche i piloti non hanno mai diminuito il loro lavoro, ancor più in prima linea rispetto ad altri. Dal punto di vista umano e professionale, che ricordo ha di questo periodo?

DFI – All’inizio questa pandemia ha spaventato tutti, perché non si sapeva bene cosa fosse, quali fossero gli sviluppi e gli scenari. Poi ci siamo adeguati subito.

All’inizio abbiamo avuto difficoltà a reperire i dpi, le mascherine. Non si trovavano neppure quelle chirurgiche e abbiamo provveduto con mezzi di fortuna, fatti in casa. Poi, fortunatamente, abbiamo avuto dei canali privilegiati: l’Autorità marittima, il Ministero e la nostra Federazione che ci ha mandato delle mascherine. Adesso andiamo con tutti i dpi a bordo.

Su quelle navi con casi conclamati, il protocollo sanitario prevede le tute, con le visiere. Noi abbiamo avuto qualche caso di positività in porto, ma contagiati da una nave, non vorrei azzardare, veramente pochi, per non dire nessuno. Perché comunque le navi sono ben monitorate, dalla sanità marittima. Quando c’è un caso sospetto, viene data un’allerta e si va tutti ben equipaggiati.

Dopo una prima incertezza, si affronta con le dovute attenzioni, contenti di fare tanto. In questo momento di crisi, abbiamo sempre dato il nostro contributo; il porto ha perso il 30% di traffico, ma quello che facciamo lo facciamo serenamente e con naturalezza. Sappiamo quali sono i pericoli, li affrontiamo, ci difendiamo e andiamo avanti sereni.

Durante la pandemia, sono stati rimodulati tutti i turni di rimorchi, ormeggi e piloti. Nei periodi più brutti, noi abbiamo fatto tre squadre indipendenti, da 6 piloti, che non si vedevano mai: una entrava da una parte, l’altra usciva dall’altra. Ora abbiamo dei turni ridotti per avere una riserva di personale in modo che, se qualcuno si dovesse ammalare, non fermiamo l’operatività del porto.

 

Giuseppe Orrù

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2 commenti

  1. G. Guaggenti ha detto:

    Potenza del TAR, ha cambiato versione.

    “teorica possibilità di alterazione dei compiti”

    “il vero problema è che ci viene chiesto di rispettare regole che valgono nei concorsi pubblici, con mille norme e attenzioni da seguire, quando invece siamo una realtà privata, una vera e propria azienda”

    https://www.shipmag.it/piloti-del-porto-di-genova-i-giudici-congelano-il-concorsone/

    Più rispetto e imparzialità, stavolta, per i naviganti che partecipano ai concorsi.

  2. Sala Giuseppe ha detto:

    Ottime argomentazioni da nuove ma anche vecchie esperienze….. Congratulazioni Danilo.

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