La storia di “Melania”, il relitto dimenticato nella Costa degli Etruschi

Il relitto Melania era un piccolo cargo costiero che percorreva la costa livornese trasportando merci e liquidi tra le isole e il capoluogo toscano

7 Settembre 2021 | di Paolo Ponga

La ricerca di navi affondate è una passione strana, si sa. Combina emozioni diverse legate al mare, alle sue meraviglie sommerse, alla storia e alle vicende di uomini che hanno vissuto e lottato per l’onore di una bandiera o più semplicemente per la propria nave e i propri compagni.

E il subacqueo diventa così anche un investigatore, alla caccia non solo dei relitti ma anche delle loro vicende. A volte difficilissime da reperire, altre alla portata di tutti, ma sempre, a meno che non si tratti di navi famose, con delle ombre oscure, delle piccole nebbie ardue da dissipare.

Mi trovo in Toscana, nella meravigliosa Costa degli Etruschi, e sono sul gommone di Sara e Dino, persone di grande preparazione e straordinaria simpatia, titolari del Centro sub Cecina, che conosco da una quindicina d’anni. La meta è quella di un mercantile affondato una cinquantina di anni fa a causa di un fortunale. Posso addirittura avvalermi dei ricordi diretti di Dino da ragazzo, che mi racconta quanto si diceva al porto, e di un bel disegno del relitto fatto da Sara.

L’immersione sarà di tutto relax: il fondo del mare è infatti a soli 12 metri di profondità, in direzione di Vada e delle sue secche. Il relitto è quello del “Melania“. Non è stato facile trovare informazioni sulla nave (di poca importanza storica) ma alla fine le mie ricerche hanno dato esito positivo. Il battello era un piccolo cargo costiero in acciaio di 53,3 metri di lunghezza, 8,5 metri di larghezza, 3,4 metri di altezza e con una stazza lorda di 499 tonnellate, che percorreva la costa livornese trasportando merci e liquidi tra le isole e il capoluogo toscano.

Era stata varata nel lontano 1938 in Olanda, presso i cantieri E.J. Smit & Zoons (Sons, figli), una società costruttrice nata nel 1785 e attiva ancora oggi, mentre il motore diesel era stato fabbricato in Germania e i suoi 94 cavalli di potenza riuscivano a farle raggiungere i 9,5 nodi di velocità massima. Il suo nome originario era “MV Marali” ed era stata acquistata dalla compagnia armatrice inglese M. Porn.

Nel 1939 fu poi venduta alla Coast Lines Ltd di Liverpool, che le cambiò il nome in “MV Suffolk Coast” e la utilizzò per dodici anni, fino a quando fu acquisita dalla Tyne-Tees Steam Shipping Co. Ltd di Newcastle upon Tyne, che ne rimase proprietaria fino al 1963. In quell’anno vi fu l’ultimo passaggio di proprietà e cambio di nome: fu comprata da una società savonese, la Melloni L.G., che la rinominò “MV Melania”.

Negli anni il piccolo cargo continuò instancabile a trasportare merci lungo le rotte costiere, divenute quelle più calde del Mediterraneo. La rotta fra le isole dell’arcipelago toscano e Livorno fu quella degli ultimi anni della sua lunga vita. Il 9 febbraio 1970 stava infatti navigando lungo la meravigliosa Costa degli Etruschi quando incappò in un tremendo fortunale invernale. Probabilmente il vento e le onde spostarono il carico e la nave sbandò paurosamente cominciando a imbarcare acqua.

Accorse quindi un rimorchiatore, che agganciò la nave e tentò di trainarla verso il porto di Livorno o almeno di farla arenare su bassi fondali o direttamente su una spiaggia. Il cavo, però, si spezzò e per il Melania non ci fu nulla da fare. Per qualche tempo la nave rimase in parte fuori dall’acqua e in parte sotto la superficie. Venne così recuperato tutto ciò che si poteva e poi il cargo venne minato perché costituiva un pericolo per la navigazione. Malgrado le esplosioni, che eliminarono ogni intralcio, si mantenne in discrete condizioni.

Oggi la visibilità è mediocre a causa di un pizzico di corrente di fondo che alza la sabbia ed è presente ormai da qualche giorno. Il disegno di Sara è molto preciso e risulta di grande aiuto nel distinguere le parti della piccola nave. La parte centrale è collassata sul fondo, mentre la prua è rivolta verso la superficie e la poppa è capovolta. Una piccola penetrazione nella parte poppiera sarebbe teoricamente possibile ma è assolutamente da sconsigliare, in quanto le lamiere sono instabili e potrebbero causare un grosso pericolo per il subacqueo che volesse avventurarsi al suo interno.

Tutto intorno al relitto vi è un meraviglioso tappeto di posidonia, che fa da cornice e rende impossibile perdersi anche se la visibilità fosse ridotta a zero. Notevole la presenza di nudibranchi e spirografi, e, se non viene spaventato da qualche incauto visitatore, si può ammirare anche un bel cerianto davanti alla prua.

Molti pesci piccoli, quindi, con le immancabili donzelle, molti saraghi e tantissime boghe, qui famose per essere uno dei componenti principali dell’ottima zuppa di pesce locale, il famoso cacciucco. Inoltre, tra le lamiere è spesso possibile intravedere qualche polpo nascosto, così come trovare pesci grossi a caccia, come cernie o spigole.

Un’immersione davvero rilassante, vissuta per un’ora a profondità variabili tra i 6 e i 12 metri, adatta a subacquei di ogni capacità ed esperienza e che risulta sempre piacevole. Quando si finisce di gustare l’insieme del relitto, si comincia infatti ad osservarne i particolari in ogni suo anfratto, dove le sorprese sono assai frequenti.

Una volta in barca, chiedo agli amici del diving informazioni sull’elica, sparita anche in questo caso come in molti altri, essendo fatta di bronzo e quindi di valore. Quando venne ritrovato il relitto, dopo le esplosioni, non era più presente. Probabilmente era stata asportata nel periodo immediatamente successivo all’affondamento.

Al porto un vecchio pescatore mi ha infatti raccontato che un gruppo di ragazzi di Cecina era andato a visitare il relitto, trovando una magnifica e lucida elica di bronzo. Decisero così di asportarla dalla carcassa per rivenderla all’armatore della nave affondata, sicuramente interessato al suo recupero. Almeno un premio era cosa certa. Come procedere però? Si diedero da fare per farsi prestare una chiatta e un cannello subacqueo ma la cosa prese ovviamente un po’ di tempo. Erano ragazzi. Quando tornarono sulla nave, l’elica era sparita. Possiamo solo immaginare le loro reazioni, espresse con il tipico colorito eloquio livornese.

relitto Melania - MV Suffolk Coast

MV Suffolk Coast

Poco tempo dopo scoprirono gli autori del “furto”: altri ragazzi di un paese poco più a nord, che con una semplice sega a due mani erano riusciti nell’intento, battendoli sul tempo. Chiamato l’armatore, ebbero però un’amara sorpresa. “Non mi interessava più la nave, figuratevi l’elica! Tenetevela pure per ricordo!”, gli disse. Chissà che girando per la Costa degli Etruschi non vi capiti di vedere una grossa elica di bronzo posata all’interno di un giardino.

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