Personal submarines: nel blu con stile

Fino a non molto tempo fa di esclusivo utilizzo militare o scientifico i personal submarines si affacciano al mercato turistico di fascia medio – alta.

8 maggio 2017 | di Paolo Gemelli

Al crescere della dimensione degli yacht, gli spazi dedicati ai toys diventano sempre più importanti fino ad avere dedicati veri e propri mezzi di supporto, in grado, tra l’altro, di ospitare helipad e quanto necessario a garantire la sicurezza (security) di armatore ed ospiti.

I personal submarines hanno dimesioni variabili che consentono di imbarcare da 2 a 9 passeggeri, pilota compreso.

L’assetto positivo garantisce la sicurezza mentre la propulsione elettrica è affidata alle batterie a ioni di litio. Le velocità, tanto in superficie quanto in immersione, non sono da capogiro (non superano i 3-4 nodi) ma gli utenti di questi mezzi cercano emozioni di altro tipo.

Siamo andati a provare  il C-Explorer 5 della U-Boat Worx, azienda di Breda (Olanda) che dal 2005 produce 9 differenti modelli di personal submarines.

Il C-Explorer 5 (5,15 m di lunghezza) è in grado di portare 5 persone fino a 200 metri di profondità con un’autonomia di 16 ore. L’accesso a bordo avviene attraverso un portello posto sulla parte superiore del mezzo, prima di entrare vengo istruito su dove appoggiare i piedi e come calarmi in quello che, da quanto appare dall’esterno, non è un varco particolarmente generoso.

Non amo gli spazi angusti ma la primissima claustrofobica impressione  mi abbandona completamente appena accedo al volume in acrilico che mi separa dall’esterno. Su questo modello i passeggeri hanno a disposizione due file di sedili ed i controlli di direzione e profondità in navigazione sono raggruppati su una consolle mobile appena più grande dei controller della Playstation.

L’assetto del mezzo, voluto positivo per ragioni di sicurezza, richiede l’intervento dei motori per l’immersion, durante la quale l’aria respirata viene costantemente ripulita dall’anidride carbonica tramite un sistema di filtraggio quindi reimmessa in circolo.

Ad oggi per pilotare questi mezzi il percorso sembra uno solo: presso l’azienda produttrice che si occupa del training per il pilota del mezzo specifico e che rilascia la certificazione abilitante.

Per quanto riguarda i costi, infine, come era lecito attendersi si parla di cifre a sei zeri che variano in base al modello e agli optional.

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