Storie dall’Oceano: il VIDEO dell’incontro tra Jean Le Cam e Gaetano Mura

Jean Le Cam ha comunicato la notizia alla direzione della corsa con un bel video dove ha ripreso Italia, e la storia di Gaetano Mura è arrivata nel cuore della cronaca di questo Vendée Globe 2016

23 Novembre 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Il suo sogno è fare il Vendée Globe. Per ora sta facendo il giro del mondo in Class 40, ma è partito a ridosso dell‘Everest delle regate, e alla fine l’incontro c’è stato. Gaetano Mura, impegnato nel Solo Round the Globe Record, ha incrociato la flotta del Vendée Globe, arrivando a contatto con Jean Le Cam di Finistère Mer Vent.

L’incontro è avvenuto al largo del Brasile, in una splendida giornata di sole nel sud Atlantico, e a raccontarlo con grande emozione è Gaetano Mura nel suo dirario di bordo del 22 novembre. Naturalmente Jean Le Cam ha comunicato la notizia alla direzione della corsa con un bel video dove ha ripreso Italia, e la storia di Gaetano Mura è arrivata nel cuore della cronaca di questo Vendée Globe 2016

Diario di bordo 22 novembre

Una notte impegnativa ed eccezionale al tempo stesso quella appena passata. Lo sentivo nell’aria e ci speravo quando, al calar del sole, una sagoma triangolare all’orizzonte ha fatto la sua apparizione tra i cerchi del mio binocolo. E’ lui !
Finistère Mer Vent l Imoca 60 in nona posizione al Vendeè Globe. Al comando la leggenda Jean Le Cam. LE ROI, Il RE, così soprannominato nel mondo dei navigatori per essere stato, tra le altre cose, uno tra i pochissimi ad aver vinto per ben 3 volte la mitica Solitaire du Figarò. Ora è impegnato nella sua quarta partecipazione alla Vendeè Globe, di tanti skipper che avrei potuto incrociare in questi giorni non vi è dubbio che lui è il più carismatico di tutti.
Dopo tanti giorni senza incrociare barche a vela la sagoma triangolare che interrompe la linea retta d’orizzonte è stata una vera emozione. In questa circostanza è più facile percepire l’onda, la sagoma appare e scompare seguendo il perenne saliscendi dal cavo al sommo.
Per un attimo mi perdo nella fantasia. Sono il capitano del Cutty Sark ( antico veliero sulle rotte per le indie) sul castello di poppa che imbracciato il cannocchiale, avvista all orizzonte la bianca sagoma del Flying Cloud che guadagna acqua verso di lui con tutte le vele a riva e per niente disposto a cedere facilmente un solo miglio, si precipita a a sbrogliare anche i velacci e i contro velacci ( vele degli antichi velieri) per non farsi raggiungere.
Non importa la grandezza dell’avversario e la superiorità dei suoi mezzi, lo spirito di competizione riposa latente da troppi giorni. Un’ occasione unica nel bel mezzo dell’Atlantico del Sud con al fianco una leggenda di questo calibro. Anch’io avrò il mio momento di regata.
Ci siamo parlati per radio. Jean mi ha detto che mi vedeva già da un po’ all’AIS (strumento che individua le altre imbarcazioni), io ancora no perché il mio albero e quindi l’antenna sono molto più bassi. Abbiamo parlato della meteo e del mio giro del mondo. “Ci faremo compagnia stanotte ” mi ha detto. Il vento è calato quasi completamente e abbiamo battagliato tutta notte per cogliere il refolo fantasma che gioca a nascondino e a fare scherzi creando un continuo altalenarsi di illusioni quando percepisci la freschezza dell’ aria di velocità sulla spinta dell’onda e disillusione quando raggiunto il cavo, la tela casca sbattendo priva di vita.

Il fatto è che si tratta di una nottata così meravigliosa da essere commovente, col mare a specchio sotto una cupola nera di stelle che impone il divieto assoluto al mugugno e alla lamentela.
Il buio della notte è rotto, di tanto in tanto, solamente dalle nostre lampade frontali che “flashiano” sulle vele per verificarne la buona regolazione. Le prue si perdono nelle più disparate direzioni, nell’intento di assecondare i volteggi dell’aria vagante che le vele affannano per afferrare e tradurre in qualche metro di propulsione. Poi tutto si ferma, mani sulle manovre a riposizionare le scotte per tendere nuove trappole alla poca aria ribelle. Anziché uno sbuffo un mugugno, testa alta sul cielo a ringraziare la sorte.
Jean mi sta per sorpassare mentre scrivo ed avrò il piacere di scattare qualche foto. Italia mostrerà con orgoglio al cugino d’Oltralpe la livrea col tricolore. E’ passato cosi vicino che ci siamo parlati a voce e scattati reciprocamente delle foto. Ha fatto i complimenti per Italia: “C’est un beau bateau”, Italia si è emozionata e mi è parso che per un attimo siano scomparsi il bianco e il verde dalla randa….
Bon vent Jean et bonne course. Bon tour du monde a toi!

Lassù
Ieri la tregua meteorologica ha concesso la possibilità di un ascesa in testa d’albero per fare un check lassù in alto……ci sono cose più piacevoli nella vita che stare appesi a venti metri d’altezza di bolina con la barca che ti strattona nel bel mezzo dell’oceano in solitario,ma anche questo fa parte del gioco di esser navigatori solitari. Lassù, comunque, tutto ok
Ciao a tutti
Gaetano e Italia

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