I fondali di Cayo Largo: un paradiso sommerso al largo di Cuba

L'isola, a 125 km dalla costa cubana, può vantare 27 km di spiagge tra le più belle del mondo e una barriera corallina lunga ben 19 miglia nautiche

15 gennaio 2019 | di Liguria Nautica

Mi trovo a bordo del Melisa, una piccola imbarcazione da pesca di proprietà del Marlin Nautica e Marinas, la società a compartecipazione statale che gestisce le attività legate al mare sull’isola di Cayo Largo del Sur, a 125 km dalla costa cubana. La giornata è magnifica, con una temperatura esterna che raggiunge i 32°C, mitigata però costantemente dalla brezza del mare.

Girandomi verso la costa, vedo la piccola marina dell’isola allontanarsi: parliamo di un paio di costruzioni in legno ben armonizzate con la natura, tanto da confondersi con le grandi palme tutte intorno. Girando lo sguardo, ancora palme e spettacolari spiagge bianche, per le quali l’isola è conosciuta dal turismo europeo e canadese. Niente statunitensi a causa delle vicissitudini legate all’embargo.

La meta è fantastica e destinata a un turismo tutto focalizzato sul relax: sole, sabbia, mare da sogno e mojito sono gli ingredienti fondamentali di una vacanza su quest’isola, scoperta addirittura da Cristoforo Colombo durante il suo secondo viaggio verso le Americhe e poi visitata dal corsaro Francis Drake e da molti pirati che ne fecero la loro base di scorrerie contro il traffico mercantile. Non è neppure cambiata tantissimo da allora.

Negli anni ’90 Fidel Castro volle prendere quest’isola, in quel periodo disabitata, e farne un centro di turismo d’eccellenza (per gli standard cubani) per approvvigionarsi di valuta straniera. Vennero quindi costruiti un aeroporto, sei villaggi, la marina con il suo bar e una specie di discoteca, un centro di recupero delle tartarughe marine e ovviamente gli alloggi dei lavoratori. Fine.

Un’unica strada porta dai villaggi all’aeroporto e alla marina. Il resto dell’isola rimane selvaggio, con i suoi granchi, i coccodrilli, i banana rats (enormi toponi assolutamente innocui) e svariate specie di uccelli, dai colibrì ai pellicani. Lunga 25 km per 3 km di larghezza, Cayo Largo può vantare 27 km di spiagge, considerate fra le più belle del mondo, e una barriera corallina lunga ben 19 miglia nautiche.

Giro quindi lo sguardo verso il mare: ha delle sfumature di colore incredibili, tipicamente caraibiche, che passano dal verde all’azzurro, al blu più o meno intenso, a volte a un viola, accompagnate da un cielo azzurro come quello della canzone di Paolo Conte. Con un ambiente del genere, come rimanere bloccati sul lettino del villaggio? È impossibile… Decido quindi di affrontare le dure fatiche della subacquea.

I ragazzi del “centro de buceo” mi vengono a prendere al villaggio con un pullman a cui è stato tagliato via il tetto e con il quale arrivo direttamente alla marina. Qui altri dipendenti si occupano di prendere il mio pesante bagaglio e lo portano in barca insieme a piombi e bombole. Osservo l’acqua, che trovo limpidissima anche al porto e soprattutto piena di pesci: fra gli altri, ci sono alcuni tarpoon intorno al metro di lunghezza.

Salito in barca, devo insistere per montare personalmente l’attrezzatura ma non c’è niente da fare. Vedo quella che è ormai diventata la mia guida personale, Gonzalo Guerra, un enorme cubano a cui istintivamente non puoi dire di no ma che in realtà è buonissimo e totalmente innocuo. “Dove andiamo oggi?”, gli chiedo. “Dobbiamo vedere com’è il mare al reef, poi decidiamo il punto esatto”, mi risponde. Infatti, se le condizioni del mare lo consentiranno, ci recheremo al di fuori della barriera per immergerci a una profondità di circa 30/35 metri. In caso contrario, scenderemo nella parte interna del reef a una profondità massima di 6/8 metri.

La cosa non deve però trarre in inganno: la quantità e la varietà di pesci che si incontra in queste immersioni “inside reef” è davvero sorprendente. D’altronde, l’area intorno a Cayo Largo è protetta dallo stato cubano e fa parte del parco “Los Jardines de La Reyna“. Anche l’attività di pesca è oggi strettamente regolamentata e gestita dal Marlin: questo ha consentito un deciso aumento delle specie e della quantità di pesci rispetto a diversi anni fa.

Oggi ci recheremo sul sito chiamato “Melisa“, come la nostra barca. È un’immersione “outside reef”, con un piccolo relitto di un peschereccio capovolto e non penetrabile. Dopo una veloce preparazione, è il momento di tuffarci. Ci dividiamo in due piccoli gruppi: il mio è composto esclusivamente da me e Gonzalo. La temperatura dell’acqua è costante a 28°C e sono l’unico freddoloso con una muta 3 mm intera al posto di uno shorty. La visibilità e i colori sono quelli tipicamente caraibici: 25 metri con un’acqua solo un po’ più blu del cielo e una barriera non ricchissima di coralli ma piena di colori e di enormi spugne a botte o a frusta.

A breve distanza due branchi di grunt fish, i “roncadores” come vengono chiamati dai cubani, si incrociano per nulla disturbati dalla nostra presenza. Poco dopo vedo una piccola tartaruga, assai comune da queste parti, visto che vengono sulle spiagge di Cayo Largo a depositare le uova. Nel corso di questa immersione ne incontreremo quattro. Incrociamo quindi un paio di razze e numerosi tarpoon che ci passano accanto più e più volte incuriositi dalla nostra presenza. Sembra davvero che qui gli animali non temano l’uomo.

Inoltre, la quantità di pesce presente è decisamente maggiore rispetto ad altre località della costa cubana. Si vede che il lavoro di protezione dei ragazzi del Marlin sta dando i suoi effetti. Alla fine la profondità massima raggiunta sarà di 30 metri tondi, per 45 minuti di immersione con una bombola da 12 litri. Risaliti in barca, abbiamo un’oretta di riposo prima della seconda immersione. Mentre mangiucchiamo dei biscotti e beviamo del tè caldo, ne approfitto per chiedere a Gonzalo qualche informazione sulla sua storia.

Viene dall’Isla de la Juventud, come si chiama ora, dopo un susseguirsi di cambi toponomastici. Cayo Largo dipende amministrativamente e commercialmente da questa grande isola, da cui provengono tutti i lavoratori impiegati nelle strutture turistiche. “Lavoriamo qui per 20 giorni, poi facciamo 10 giorni di ferie a casa, tutto così. Sono 4 ore di barca, la stessa che porta qui tutti i generi alimentari”, mi spiega.

“Ti piace il tuo lavoro?”, sei fortunato, penso. “Sì, sì -mi risponde- ma adesso sono tanto stanco… per fortuna fra tre giorni torno a casa”, e il suo faccione si apre in un enorme sorriso. In effetti, fare la guida per due immersioni al giorno senza preoccuparsi nemmeno del trasporto di bombole e attrezzatura pesante è veramente una vitaccia. O saranno piuttosto le fatiche notturne con le turiste, che mi sembrano non disdegnare questi bei ragazzoni locali pieni di gioia di vivere? Chissà.

La seconda immersione sarà “inside reef”, presso il Canal de Barracuda, e sarà la migliore di questa vacanza. Incredibile, a una profondità massima di 8 metri: un acquario, un’ora piena passata in un vero delirio di vita. Durante tutta l’immersione, passano spesso molto vicini barracuda in caccia, dotti e cernie, anche di buone dimensioni. Poi si alternano pesci balestra curiosi, grossi jackfish, razze, branchi di grugnitori, alcuni pesci globo, murene, granchi freccia, aragoste rosse e blu e due tartarughe, oltre agli immancabili pesci di barriera.

Improvvisamente, arrivano due enormi aquile di mare puntinate che mi sorpassano a tutta velocità e, come aeroplani impegnati in un dogfight, mi girano intorno e me le ritrovo di nuovo alle spalle. Bellissime. Cayo Largo, malgrado non sia una meta deputata a grandi immersioni, regala forti emozioni. Durante il viaggio di ritorno verso la marina, incrociamo un piccolo branco di delfini che gioca vicino alla nostra barca. Il tutto per circa 25€ ad immersione, grazie a un pacchetto acquistato in loco. Non male.

Paolo Ponga

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