Fuoriuscita di petrolio in Tunisia: la marea nera si allarga

L'incidente riguarderebbe la società di estrazione Thyna Petroleum Services. Nel frattempo, in Italia si avvicina il referendum del 17 aprile.

25 Marzo 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Allarme trivelle in Tunisia. In seguito alla rottura di un tubo di estrazione è stata segnalata una fuoriuscita di petrolio difficile da controllare.

La società tunisina proprietaria del pozzo, la Thyna Petroleum Services, ha affrontato la questione tranquillizzando tutti riguardo ai possibili rischi per l’ambiente.

In realtà la fuoriuscita di petrolio non è stata controllata, la marea nera ha già raggiunto le spiagge delle isole Kerkennah, ora è a soli 100 km da Lampedusa.

Fuoriuscita di petrolio: allarme in Tunisia. Nel frattempo, in Italia si avvicina il referendum

La Thyna Petroleum Services ha dichiarato che l’incidente non ha interessato la condotta sottomarina ma un tratto di tubo lungo appena un centimetro, situato sopra il livello dell’acqua.

Un episodio che ci può far riflettere. Quest’incidente occorso in Tunisia pareva cosa da poco, in realtà la fuoriuscita di petrolio si è avvicinata pericolosamente alle coste, percorrendo una distanza di ben 8 km.

Collegandoci a quest’incidente, vorremmo soffermarci su alcune considerazioni in relazione al referendum sulle trivelle del 17 aprile.

Chi andrà ai seggi, si spera in molti, si troverà davanti la seguente domanda: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?

Al di là di possibili incidenti che possono portare alla fuoriuscita di petrolio in mare, ciò che preoccupa, e non poco, sono anche le normali operazioni di estrazione che provocano un inquinamento di fondo abbastanza rilevante. Si parla continuamente della sicurezza di queste operazioni, dell’assenza di rischi, anche se questo fosse veritiero, cosa difficile da credere, il problema inquinamento sussisterebbe comunque.

Per concludere un’ultima constatazione davvero interessante e utile per capire meglio certi meccanismi. Dopo il rilascio della concessione gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae, quindi, per le attività in mare, la società petrolifera versa allo Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas, in sintesi  il 90-93% degli idrocarburi estratti può essere portato via e venduto altrove. Al di là dell’impatto ambientale, questione comunque di importanza primaria, ci converebbe veramente proseguire le trivellazioni?

Una ipotetica fuoriuscita di petrolio determinerebbe un danno inqualificabile. Il turismo è il settore leader della nostra economia, esso contribuisce ogni anno al 10% del Pil nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di 160 miliardi di euro. Quanti danni provocherebbe un possibile incidente all’ambiente e alla nostra economia?

Facciamoci due domande, il gioco vale la candela?

Paolo Bellosta

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1 commento

  1. Luciano ha detto:

    Non mi sembra una valutazione obbiettiva: i pozzi in Adriatico(gas e petrolio) ci sono da qualche decina di anni senza, a mia memoria, aver procurato danni all’ambiente ed il turismo punto forte di quelle zone non ha subito ripercussioni. Il materiale estratto viene consumato da noi e se sospendiamo le estrazioni si dovranno compensare le quantità non estratte comprandole dall’estero a che costo? Lasciare i giacimenti senza aver esaurito l’estrazione può essere invece pericoloso per possibilità di inquinamento. L’unica possibilità di ridurre le estrazioni è limitare tutto ciò che è servito da gas e petrolio: pensateci bene siete disposti a rinunciare alla macchina, agli elettrodomestici, alle uscite in barca, alla plastica ed alla vetroresina, alle luci in città, all’asfalto sulle strade, etc.?
    Quindi evitiamo facili strumentalizzazioni, il problema non sono le concessioni di pochi pozzi di estrazione noi abbiamo sempre più bisogno di energia e le rinnovabili non potranno sopperire da sole a questa richiesta a meno che non venga considerato rinnovabile anche il nucleare ma noi anche in quell’occasione abbiamo detto no.Ci sono rimasti la bicicletta ed il cavallo, meditiamo su come vogliamo il futuro nostro e dei nostri figli.

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