Quattro vittime nel naufragio di Rimini: aperta un’inchiesta

Il fascicolo contro ignoti per naufragio colposo, aperto dalla procura di Rimini, servirà ad accertare le cause e le eventuali responsabilità dell'incidente.

20 aprile 2017 | di Gregorio Ferrari
La barca naufragata a Rimini sugli scogli. Si vede chiaramente nella foto l'assenza del bulbo perso poco prima del naufragio
La barca naufragata a Rimini sugli scogli. Si vede chiaramente nella foto l'assenza del bulbo perso poco prima del naufragio

La Procura di Rimini ha aperto un fascicolo per fare luce sul tragico naufragio di una barca a vela con a bordo sei persone avvenuto due giorni fa all’imboccatura del Porto di Rimini. A causare l’incidente, in cui hanno perso la vita quattro membri dell’equipaggio, una donna e tre uomini, sarebbero state le condizioni meteo estreme. A salvarsi sono stati solo due uomini, le cui testimonianze contribuiranno a ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Il fascicolo contro ignoti per naufragio colposo aperto dalla procura di Rimini servirà ad accertare le cause e le eventuali responsabilità dell’incidente, costato la vita al 66enne Alessandro Fabbri, alla figlia Alessia di 38 anni, al 68enne Enrico Martinelli ed al 64enne Ernesto Salin. A scampare al disastro sono stati invece il 39enne Luca Nicolis, che è stato già dimesso dall’ospedale Infermi ed il 69enne Carlo Calvelli, che è ancora ricoverato in ospedale ma non sarebbe in pericolo di vita.

Le prime ricostruzioni dell’incidente avvenuto all’imboccatura del porto di Rimini

Il gruppo salpato da Marina di Ravenna stava facendo rotta verso Trapani, nonostante fosse stata diramata un’allerta meteo che annunciava condizioni proibitive. Quando la situazione è peggiorata, l’equipaggio ha deciso di cercare riparo nel porto di Rimini, dove aveva ottenuto via radio il via libera per attraccare. Stando alle prime ricostruzioni, la barca sarebbe diventata ingovernabile proprio durante la fase di avvicinamento al porto a causa di un’avaria al motore.

Una volta giunta in prossimità del frangiflutti, al guasto meccanico si sarebbe aggiunta anche la perdita del bulbo, contrappeso posto sotto lo scafo per mantenere dritta l’imbarcazione, probabilmente a causa dell’urto con il fondale. A quel punto il mezzo ormai instabile e senza motore si sarebbe ribaltato a causa delle altissime onde, schiantandosi violentemente contro gli scogli. Al momento nessuna persona è stata iscritta nel registro degli indagati. L’inchiesta è stata affidata alla Capitaneria di Porto e alla polizia scientifica.

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3 commenti

  1. capitantempesta ha detto:

    Riporto il mio pensiero che ho scritto sul forum citato:
    Io non ho certo l’esperienza di Cino Ricci, ma basta saper andare per mare e conoscere i luoghi per trarre queste conclusioni come appunto ho già scritto, qui la fatalità non centra niente è stata solo una grande imprudenza, e anche se purtroppo ci sono stati dei morti va detto chiaramente, soprattutto per non creare all’armismi ingiustificati e ansie inutili a chi sta a casa ad aspettare i nostri ritorni, certo il mare è pericoloso e avolte non perdona, ma in questo tragico episodio il mare non centra nulla, lui fa il suo mestiere come un buon marinaio dovrebbe fare il suo.
    Per cui non dovreste scrivere che a causare l’incidente, in cui hanno perso la vita quattro membri dell’equipaggio, una donna e tre uomini, sarebbero state le condizioni meteo estreme, ma la triste verità.

  2. Maurizio ha detto:

    No.
    La prima regola è che se il mare è in tempesta, i marinai stanno in porto.

  3. walter ha detto:

    la regola aurea dei marinai e’ sempre valida, mare in tempesta lontano dalla terra, la barca galleggia sempre, si soffre ma si vive. una preghiera…

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