Trivelle: Green Peace lancia l’allarme sui dati ambientali

L'organizzazione ambientalista mostra i dati del Ministero dell'Ambiente ed evidenzia la pericolosita' delle trivellazioni in mare.

8 Marzo 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Il prossimo 17 aprile sara’ un giorno davvero importante per gli italiani, che saranno chiamati alle urne per esprimersi favorevoli o contrari alle trivellazioni in mare anche dopo la scadenza delle loro concessioni. In occasione di questo evento Green Peace, l’organizzazione ambientalista per eccellenza, spera di mobilitare l’opinione pubblica sull’importanza del referendum mostrando alcuni dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente che dimostrano quanto le trivellazioni siano nocive e inquinanti per il nostro mare.

Monitorando 34 dei 130 impianti di estrazione, Green Peace ha scoperto che la contaminazione risultante dalle loro attivita’ superava i limiti di legge per la presenza di almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti vicini alle piattaforme. All’interno dei mitili che crescono nelle vicinanze delle piattaforme estrattive, infatti, sono state rinvenute delle sostanze cancerogene.

L’organizzazione ambientalista ha condotto diverse analisi tra il 2012 e il 2014 e ha infine dichiarato: «Le concentrazioni di queste sostanze sono, in oltre il 70% dei casi, oltre i limiti di legge. I dati mostrano una grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani».

In questi tre anni l’86% dei campioni analizzati superava il limite di concentrazione di mercurio consentito. Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Green Peace, ribadisce l’importanza di questa votazione e chiede ad ogni italiano di partecipare al referendum sulle trivellazioni il prossimo 17 aprile.

Boraschi sottolinea che «In ballo ci sono questioni della massima importanza per tutti: il futuro del nostro sistema energetico; la scarsissima occupazione che potrebbe venire dalle trivelle contro l’enorme perdita di posti di lavoro che potrebbero subire il turismo e la pesca; le nostre finanze pubbliche, giacché ai petrolieri si continuano a garantire privilegi sconosciuti a ogni altro cittadino; la qualità dell’aria delle nostre città e la speranza di liberarci dallo smog delle automobili. Il 17 aprile possiamo scegliere che paese vogliamo diventare: ostaggio delle lobby fossili o una comunità vitale che guarda al futuro e alle energie pulite».

Chiara Biffoni

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